In Sardegna si vota tra un mese per il rinnovo del Consiglio della Regione. Le manifestazioni dei pastori e il latte versato nelle strade e nelle piazze hanno

preso la scena:  la sintesi  -di queste ore – del malgoverno del territorio ( e non solo), per cui un ettaro di buon pascolo vale  molto ma molto meno di una piccola terrazza sul mare dei vip.

Il dibattito sull’urbanistica di questi decenni spiega l’impazzimento. L’urbanistica tema rilevante, in grado di attraversare in lungo e in largo ogni fase di governo della Regione.

Dopo gli anni Settanta  i governi di centrodestra a guida DC, e  quelli di centrosinistra, in misura  più rilevante,  hanno dovuto regolarsi con le contraddizioni  del  confronto interno a partiti e coalizioni. Nella Seconda Repubblica la destra sempre più destra è stata dominata dappertutto dalla leadership di Silvio  Berlusconi,  la cui linea sul governo del territorio  era ispirata alle istanze neoliberiste,  “fare senza vincoli” , con scarsa attenzione agli effetti delle trasformazioni dei luoghi e quindi agli impatti su ambiente e paesaggio, ma con l’imprevisto dell’intraprendenza di Giuliano Urbani autore del primo Codice dei Beni Culturali (2004).

I gruppi dirigenti delle forze politiche di sinistra hanno sottovalutato a lungo – non solo  in Sardegna –  la questione.  Una mutazione avvenne grazie alle intuizioni del comunista Luigi Cogodi, il picco ai tempi del governo di Mario Melis sardista: il dibattito suscitato all’epoca fu all’origine di una imprevista attenzione  dell’ opinione pubblica e l’urbanistica divenne finalmente argomento esplicito del conflitto che aveva già  comportato crisi  di governi regionali, ma senza emergere esplicitamente.

Antonio Cederna, pure sulle pagine de La Nuova Sardegna, scriveva negli anni Ottanta sui rischi  dell’assalto ai litorali dell’isola, e in  questo clima, dopo un dibattito controverso, vi fu l’approvazione, nel 1989, della legge n.45. Negli  anni successivi il dibattito  ha riguardato soprattutto le coste prese di mira dalla speculazione. Il percorso della sinistra Pci- Pds-DS, concluso alla fine degli anni Novanta,  fu in qualche misura attraversato  dalle differenti opinioni sull’urbanistica.  Appartiene a questa fase   l’introduzione di regole – ma accomodanti  – nel PTP del 1993: vincoli ma non per tutti,  gli  “accordi di programma”  per  favorire il masterplan della Costa Smeralda, nonostante la disapprovazione di molti, non solo a sinistra.

Renato Soru nel 2003 dovrà prenderne atto: nella coalizione, che lo avevo voluto presidente,  questo contrasto rimase drammaticamente aperto. L’approvazione del piano paesaggistico con il coordinamento di Edoardo Salzano, nel 2006 avvenne in un quadro conflittuale dissimulato. La crisi esplose dopo due anni con le dimissioni di Soru, nel corso del dibattito in Consiglio sull’urbanistica (tentativo fallito di approvare una legge sul tema).

Poi Ugo Cappellacci  e la mancata abrogazione del PPR da parte della destra berlusconiana. In seguito il governo  di Francesco Pigliaru inciampato pure lui sulle stesse questioni: il Ddl approvato dalla giunta contestato e ritirato senza molte spiegazioni.

Restano ambiguità, tra il detto e il non detto, e la ritrattabilità degli impegni data per scontata da tutti i protagonisti del confronto.

Temibili sono perciò le politiche che stanno in questa trama di incertezze. In questa cornice di disincanto dell’opinione pubblica, si apre la strada agli illusionisti dello “sviluppo” sconveniente, tanto più quando pende il giudizio del voto.

Per questo i sardi devono pretendere una campagna elettorale utile,  risposte chiare a poche domande nette in materia urbanistica. Al centro  c’è – inevitabilmente il PPR –  e la prospettiva di una nuova e buona legge,  facendo tesoro degli errori commessi in precedenza, anche dal governo Pigliaru con il quale si auspica  – da sinistra – una vera discontinuità. I candidati presidenti (sette) dovrebbero dire, in modo impegnativo e soprattutto senza equivoci, se intendono confermare le norme di tutela del paesaggio litoraneo vigenti dal 2006,  ovvero sostenere l’inviolabilità della fascia costiera. Ossia deroghe per nessuno (o dire per chi). Si dovrà precisare se ed entro quanto tempo  è prevista l’estensione del PPR alle aree interne dell’isola,  strumento con cui si potrà concorrere a impedire le razzie  degli speculatori sulle fonti naturali rinnovabili nei territori agropastorali, contro i quali combattono da mesi i pastori di Bitti (Nuoro).

La legge urbanistica (inutile dire condivisa) dovrà rispecchiare la necessità, avvertita ormai da tutti in Sardegna, di frenare gli squilibri territoriali resi drammaticamente evidenti dallo spopolamento di piccoli paesi lontani dal mare che rischiano di scomparire tra pochi anni. Anche per colpa del prezzo inconcepibile del latte.