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Emergenza Cultura

In difesa dell'articolo 9

Manlio Lilli, Manduria. Il Comune regala il Parco archeologico delle mura messapiche ai privati

L’amministrazione comunale di Manduria ha deciso di affidare ai privati la gestione del Parco archeologico delle Mura Messapiche. “Pubblicato sul portale del Comune l’ Avviso pubblico per l’ideazione e realizzazione di progetto per la collaborazione con l’amministrazione comunale per le attività di gestione”. Continue reading “Manlio Lilli, Manduria. Il Comune regala il Parco archeologico delle mura messapiche ai privati”

Luciano Canfora, La scrittura come civiltà

Morto Armando Petrucci

«Illustre signor presidente, con questa lettera le invio le mie formali dimissioni da membro della Medieval Academy of America (…). Le mie convinzioni

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Il nuovo prato di Piazza di Siena non regge, il concorso ippico migra al galoppatoio

Anni fa la Fise (Federazione Italiana Sport Equestri) ha ottenuto di mettere la sabbia sul prato dell’Ovale per svolgere il Concorso ippico annuale nella storica

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Comunicato Emergenza Cultura su Sant’Angelo in Formis

La riapertura alla fruizione e al culto di una chiesa storica è di per sé una buona notizia. Quando questo avviene a conclusione di un restauro delicato e controverso – e per questo lungamente atteso – come quello che ha riguardato la basilica di Sant’Angelo in Formis, non si può che esserne confortati. Per valutare lo stato del prezioso apparato decorativo si dovrà aspettare che sia resa pubblica la documentazione prodotta a corredo dell’intervento che – data l’importanza dell’opera – si spera possa essere esauriente e disponibile al più presto. Permangono invece tutti i problemi legati all’instabilità geologica del sito, che il recente restauro dell’edificio, limitato alle coperture, non ha minimamente affrontato. 

Il problema geologico si è ripresentato appena qualche settimana fa, a ridosso della conclusione dei lavori, quando la cortina muraria dell’edificio ottocentesco al quale è appoggiato l’arco di Diana Tifatina – l’accesso fortificato dal quale si transita per raggiungere la chiesa – è crollata, portando alla luce un frammento di epoca romana che vi era stato inglobato. In sé la perdita non è gravissima, e l’affioramento potrebbe essere persino l’occasione per conoscere meglio l’assetto del luogo in età classica, ma l’evento rivela la concreta condizione di rischio della chiesa e del borgo: è solo l’ultimo di un insieme di segnali d’instabilità che si sono manifestati sull’intero versante della collina, alimentando le preoccupazioni per la basilica e le paure dei residenti del borgo di Sant’Angelo. Particolarmente esposta agli smottamenti in atto su un fronte di circa 90 metri è una parete di contenimento realizzata in epoca romana che si estende alle spalle della basilica e di alcune case. La struttura presenta lesioni molto profonde sulle quali si dovrebbe intervenire con urgenza, essendo il fronte di frana potenzialmente molto vasto. 

La situazione è nota da tempo ma, nonostante le ripetute e sempre più allarmate segnalazioni a tutte le autorità competenti – Comune, Uffici MiBACT, Agenzia del Demanio, Autorità di Bacino, Prefettura – sinora non è stato preso alcun concreto provvedimento. Di volta in volta la causa del pericolo è stata individuata nell’incuria dei proprietari dell’area, nell’abusivismo edilizio, in Giove Pluvio o chi per lui. Parrebbe che il problema più urgente non fosse garantire la sicurezza degli abitanti e quella di un edificio per il quale si chiede lo statuto di bene UNESCO, ma stabilire a chi spetti l’onere finanziario del provvedimento. Forse quest’ultimo avviso segnala che non si può aspettare oltre. Se Franceschini prima di svuotare i cassetti e passare la mano volesse dimostrare a tutti che le sue riforme funzionano, l’occasione sarebbe storica. Provi il ministro a mettere intorno ad un tavolo in una conferenza dei servizi il soprintendente ‘olistico’ che assomma le competenze archeologiche, storico-monumentali e paesaggistiche, gli organismi competenti per il dissesto idrogeologico e le autorità locali e pretenda, infine, che da questo nobile consesso scaturisca in tempi brevi una soluzione finalmente operativa. Sono mesi che questa conferenza è inutilmente sollecitata da associazioni e residenti del Borgo. Se non ora quando?

Salvatore Settis, Non c’è democrazia senza eguaglianza

Vita dura per chi, negli estenuanti negoziati all’inseguimento di ipotetiche alleanze di governo, cerca col lanternino non solo qualche rada dichiarazione programmatica, ma un’ idea di Italia,

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Elisabetta Giffi, Visso e il tempo immobile delle montagne

Visso continua a crollare. Competenze spezzettate, opacità dei processi decisionali, logiche consociative, pochezze individuali, sono tanti i mali che nelle Marche del dopo-sisma hanno segnato la sorte del patrimonio culturale dei territori più colpiti, quelli montani e di Visso, la perla dei Sibillini. I primi stanziamenti per la salvaguardia del patrimonio culturale, del febbraio e del maggio 2017, sono stati dirottati nelle aree ai margini del grande cratere marchigiano, al centro del quale sta invece Visso, borgo bellissimo, integro nella sua fisionomia architettonica quattro-cinquecentesca impreziosita da emergenze gotiche, che a distanza di un anno e mezzo dagli eventi sismici dell’ottobre 2016 continua a perdere pezzi dei suoi monumenti. L’ultima forte scossa del 10 aprile scorso, che ha avuto il suo epicentro nella vicina Muccia, ha inferto colpi durissimi alle chiese di Sant’Agostino, dove aveva sede il Museo Diocesano, e San Francesco che attendono ancora la messa in sicurezza.

La bella facciata cuspidata di Sant’Agostino, quinta trecentesca che chiude la piazza di Visso sul lato nord-occidentale, è stata ulteriormente danneggiata e si è aggravata anche la situazione della copertura per cui piove all’interno dove sono ancora due capolavori di Paolo da Visso, la Madonna del Voto (1466) e il Crocifisso tra i santi Andrea e Michele arcangelo (1474). Del chiostro di quello che era l’attiguo convento è crollata parte del tetto.

Quanto alla trecentesca chiesa di San Francesco, anch’essa già gravemente lesionata come documenta la foto che accompagna questo post e che risale a poco più di un anno fa, ha perso un altro pezzo di facciata e il campanile, su cui pure i vigili del fuoco erano intervenuti con opere provvisionali.

Rimangono ancora da mettere in sicurezza tanti dei suoi preziosi edifici rinascimentali – tra gli altri i palazzi Boncompagni e Oderisi Odescalchi – e le torri e le mura castellane, pure danneggiati. Da poco sono iniziati i lavori nel palazzo dei Governatori, rovinatissimo, e un attimo prima che fosse troppo tardi è stata avviata anche la messa in sicurezza della Collegiata di Santa Maria con un intervento che è stato finanziato solo con la terza ordinanza commissariale per i beni culturali, quella dell’8 settembre 2017, avendo evidentemente calcolato i decisori il serio rischio di perderla per sempre, stante che la stabilità dell’edificio è risultata da subito gravemente compromessa.

Questo, per sommi capi, è lo stato delle cose. La rovina di Visso e degli altri disgraziati centri dei Sibillini avanza oltre il fiume di parole che corre tra mostre, convegni e dichiarazioni ufficiali svelando impietosamente il profilo delle scelte fin qui fatte per la salvaguardia del patrimonio monumentale delle montagne.

Francesco Capo, È crollato parte del muro romano a S.Angelo in Formis

Lo stiamo denunciando ormai da tempo ed è, purtroppo, successo: è crollato a Sant’Angelo in Formis una parte del muro che gli antichi romani costruirono per proteggere dalle frane

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Ilaria Agostini, Firenze. Il turismo consuma il diritto alla casa

Nella Firenze intramuros decenni di politiche mercantilistiche e di vuoto pianificatorio hanno cambiato la natura antropologica della residenza. Vediamo da vicino, dati alla mano, la

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Roberto Ciccarelli, Airbnb, il lato oscuro dell’economia della condivisione

Capitalismo delle piattaforme digitali. Con Alias un’inchiesta sull’industria più redditizia del paese: centri storici trasformati in recinti per turisti, quartieri

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