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Emergenza Cultura

In difesa dell'articolo 9

Beni culturali: colpiti e affondati.

Comunicato congiunto API – Assotecnici

Manovrina è un termine innocuo, quasi rassicurante, nel suo richiamo al gergo giornalistico della prima Repubblica. La manovrina è una cosa piccola, poco significativa. Di poco impegno. La gente guarda il telegiornale, non si preoccupa: “Cosa vuoi che sia? È la solita manovrina!”.

Ma oggi è dietro questo vacuo diminutivo che si cela la definitiva fine della tutela dei beni culturali in Italia.

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Vittorio Emiliani, Riforma zero costi, per finta

Caso Colosseo

Si dice che, quando la soprintendente Margherita Eichberg ha riconsegnato al collega Francesco Prosperetti, una zona di Roma che gli compete, abbia allegato 280.000 euro di bollette arretrate. Scarsità di fondi usuale. Che si accentuerà con la frantumazione della Soprintendenza Archeologica Speciale. L’architetto Prosperetti (Belle Arti, Paesaggio, Archeologia) non ha più il codice Ipa per le fatture, né un conto corrente bancario. Tutto è passato al Colosseo e al suo Parco (pochi ettari con Domus Aurea, Palatino, Foro Romano). Mentre la ex Soprintendenza si caricherà il resto, un’area enorme.
Il Parco del Colosseo ha un responsabile? No, la Corte dei conti deve ratificare l’interim per Federica Galloni (il bando internazionale è in volo). Non ha Comitato Scientifico, CdA, né revisori dei conti e neppure amministrativi. Male comune ad altri dei 9 organismi di I e II fascia partoriti dalla riforma Franceschini a Roma in luogo dei 3 preesistenti. Certi direttori non hanno ufficio né staff, né un architetto, un archeologo, o un amministrativo… Tutto per “semplificare”.

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Salvatore Settis, Libero museo in libera patria. Sono gli Usa, mica l’Italia

Il MoMa di New York disseminato di opere di artisti che Trump non vorrebbe fare entrare. Da noi ai dipendenti è vietato persino parlare senza il vaglio del ministero

I musei pubblici mostrano la propria indipendenza intellettuale attaccando duramente le politiche del governo. Non è dell’Italia che sto parlando, ma dell’America di Trump. Basta andare nelle affollatissime sale del MoMA (Museum of Modern Art) di New York, per vedere a ogni angolo una protesta contro le discriminazioni alla frontiera lanciate dal neo-presidente

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Tomaso Montanari, Buon 25 Aprile !

Atene, 25 Aprile 2017

Care amiche e cari amici di Libertà e Giustizia,

vi scrivo questo messaggio di auguri per la Festa della Liberazione dalla terra dove la parola «democrazia» risuonò per la prima volta. Una terra magnifica e generosa, che sperimenta oggi i rigori di una nuova tirannia: quella di un mercato senza regole e senza leggi.

Ripensando al senso profondo e attuale di questa giornata cruciale, mi sono tornate in mente alcune delle parole del Manifesto degli intellettuali antifascisti scritto da Benedetto Croce, e diffuso – con molte firme, tra le quali permettetemi di ricordare quelle di Piero Calamandrei, Attilio Momigliano, Eugenio Montale, Gaetano Salvemini, Matilde Serao, Umberto Zanotti Bianco… – il primo maggio del 1925.

Nonostante l’ascesa e la forza del fascismo, dicevano i firmatari, «noi non ci sentiamo di abbandonare la nostra vecchia fede: la fede che da due secoli e mezzo è stata l’anima dell’Italia

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Tomaso Montanari, Parco archeologico del Colosseo, una pietra tombale sul sogno di Cederna

La post-verità di Dario Franceschini è che l’autonomia del Colosseo non avrebbe ricadute sul governo del patrimonio culturale della Capitale.

Ma basta ricordare che giustificò proprio con la sottrazione di quegli introiti l’introduzione del biglietto al Pantheon per capire che non è vero. Come dimostra anche l’aggressiva operazione con la quale il ministro ha sfilato al Comune le Scuderie del Quirinale, siamo di fronte ad una precisa strategia: fare del Collegio Romano il vero centro decisionale della politica culturale romana. Se si aggiunge il fatto che la moglie di Franceschini guida l’opposizione pd in Campidoglio ce n’è abbastanza per innescare uno scontro frontale.

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Laura Larcan, Appia Antica, svelato l’Acquedotto usato dai barbari per assediare Roma

LA STORIA Anche l’ultimo ponteggio sta per essere smontato. E gli archeologi maneggiano con cura materna l’ultimo dei reperti rinvenuti. L’emozione si respira nell’aria. Non è così scontato trovare ancora in situ le travi in legno di duemila anni fa su cui vennero costruite le volte delle arcate dell’ acquedotto dei Quintili. Il monumento, che alimentava i giochi d’acqua dell’omonima Villa imperiale (buen retiro di Commodo), svela ora una rinata bellezza con brani inediti di storia, dopo un lungo e complesso intervento di restauro avviato nel 2015 dalla Soprintendenza statale sotto la direzione dell’archeologa Rita Paris.

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Vittorio Emiliani, Un patrimonio che finisce in pizza

Il declino dei centri storici

Siamo forse il Paese con più centri storici, oltre 20 mila, e almeno un migliaio di inusitata bellezza, risalenti agli Etruschi, ai Greci, ai Romani, ma pure ai Celti. Centri storici murati, per lo più alti sulle colline, con torri, rocche e acropoli. Nei maggiori il tentativo di “modernizzarli”, di adattare le strade e i vicoli nati per pedoni, cavalli, carriaggi ha portato in periodo umbertino e ancor più durante il ventennio mussoliniano a sventramenti, raddrizzamenti di strade, distruzioni diffuse. Penso soprattutto a Milano, a Brescia, a Cremona, a Bari, a Roma dove l’umbertino Corso Vittorio è diventato una sorta di autostrada urbana che inesorabilmente è proseguita, con la spettrale piacentiniana Via della Conciliazione, fino al colonnato berniniano

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Buon 25 Aprile !

Una serata a sostegno della Biblioteca Franco Serantini – Pisa, 24 Aprile 

Biblioteca in festa – Pisa, Teatro Rossi Aperto

 

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