«Nella storia di un comò si concentra la suspense di una spy story, il metodo di una ricerca storica, il rigore di una analisi giuridica, la passione civile di un j’accuse nei confronti delle debolezze e degli infingimenti di coloro che dovrebbero tutelare il patrimonio culturale. Se è nelle cose che si deposita il rapporto degli uomini col tempo, talvolta sono le cose, a saperle interrogare, a raccontarci la verità di noi stessi e del nostro tempo».
Diana Toccafondi

Intorno a una commode di eccezionale bellezza, commissionata dal re di Francia Luigi XV, si combatte una guerra più che ventennale e senza esclusione di colpi. Sottoposto a vincolo, conteso fra l’Italia e la Francia, un capolavoro unico al mondo finisce al centro di una disputa che coinvolge addirittura l’interpretazione dell’articolo 9 della Costituzione. Un gioco delle parti, una pièce da commedia dell’arte, in cui l’autore riesce ad aprire varchi verso il disvelamento finale. In un succedersi di scelte difformi, valutazioni ondivaghe, avanzate e ritirate degli uffici preposti alla tutela del patrimonio culturale, l’unica coerenza che sembra di scorgere è il desiderio di taluni – fortunatamente non tutti – di compiacere l’autorità politica di turno.

Gino Famiglietti è stato, presso il MIBACT, vicecapo dell’Ufficio legislativo, direttore regionale in Lombardia e Molise, direttore generale per l’Archeologia, gli Archivi e infine per l’Archeologia, le Belle arti e il Paesaggio. Ha collaborato alla stesura della legge Galasso e del Codice dei beni culturali e del paesaggio. Premio “Umberto Zanotti Bianco” di Italia Nostra nel 2011. Nella stessa collana Castelvecchi ha pubblicato Il codice Maimonide (scritto con Micaela Procaccia, 2021).

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Anno ed. 2022
Isbn 9788832908183

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