Regione, l’urbanistica in deroga

Luigi De Falco*

Con la proposta di legge sulla “semplificazione e la rigenerazione urbana” si favorisce un regime edilizio esclusivamente derogatorio, a sostegno della libera iniziativa privata, nella più totale anarchia garantita paradossalmente da una legge che incentiva premialità volumetriche fino al 35% del patrimonio edilizio esistente.

La prospettiva che ne deriva non è contrastare il consumo di suolo, come schizofrenicamente dichiarato nelle finalità, ma ulteriormente indiscriminatamente consumarlo, fuori da ogni programmazione e dai processi di partecipazione democratica, e a discapito della tutela paesaggistica.

La Corte Costituzionale ripetutamente censura il consolidamento di leggi regionali derogatorie originate dagli stati d’emergenza, così come ora in continuità con il Piano casa, la Campania intende fare con la proposta, proprio mentre essa stessa ha avviato il procedimento per formare il Piano Paesaggistico che la legge obbliga all’elaborazione concordata tra Stato e Regioni.

Nel 2021 la Corte Costituzionale ha annullato la legge Calabria n.10 rilevando gli identici motivi di illegittimità oggi presenti nella proposta della Regione Campania, e la legge Sardegna n.1. Scrive la Consulta: “La legge regionale, consentendo interventi parcellizzati, svincolati da una coerente e stabile cornice normativa di riferimento, trascura l’interesse all’ordinato sviluppo edilizio, proprio della pianificazione urbanistica, e così danneggia il territorio in tutte le sue connesse componenti e, primariamente, nel suo aspetto paesaggistico e ambientale. La proroga, disposta in pendenza del procedimento condiviso con lo Stato, di adeguamento del piano paesaggistico [in corso] finisce per compromettere la stessa pianificazione paesaggistica, deputata a indicare le linee fondamentali della tutela del paesaggio. La disciplina impugnata contrasta dunque con la normativa codicistica posta a tutela del paesaggio, che costituisce limite anche alla competenza legislativa primaria della Regione autonoma Sardegna nella materia dell’urbanistica e dell’edilizia”.

Non basta più affermare la prevalenza dei piani paesistici oggi vigenti, Put e piani paesistici “in genere” (così è scritto nel disegno di legge). La Consulta introduce un nuovo motivo di contrasto: la pianificazione paesaggistica non ancora conclusa verrebbe compromessa dalle deroghe causando danni al territorio, visto che la pianificazione paesaggistica è oggi cosa diversa da quella prodotta nei precedenti regimi di tutela (ovvero i piani vigenti) dopo le novità introdotte dal D. Lgs. n. 63/2008, e deve prendere in considerazione tutto il territorio nella sua interezza. Insomma le deroghe che anche la Campania vorrebbe concedere agirebbero con effetti devastanti sul territorio oggetto di pianificazione paesaggistica in atto (impedendo l’esercizio della tutela) la quale si troverà ampie parti del territorio mutate secondo i desideri – univoci- della Regione.

Ancora. I Comuni devono espletare opportune valutazioni delle previsioni di trasformazione stabilite con i piani regolatori e, quando necessario, quelli attuativi. La Regione invece spalma d’emblée  il 20/35% dell’edificato su parti nemmeno ben identificate del territorio campano, e, travisando lo stesso concetto di “semplificazione”, senza alcuna valutazione (la cd. Vas) dell’incidenza di tale decisione, i cui effetti saranno registrati negli atti dei Puc dai Comuni stessi, nei Piani di coordinamento dalle Provincie (che per legge devono stabilire i dimensionamenti dei piani comunali), nei Piani paesaggistici dal ministero per la Cultura. Insomma c’è da chiedersi “cui prodest”? La risposta l’avremo analizzando chi saranno i beneficiari di questo criminogeno disegno di legge nel periodo che intercorrerà tra l’approvazione e il suo annullamento da parte della Consulta.

* L’autore è presidente di Italia Nostra a Napoli


Articolo pubblicato su “la Repubblica – Napoli” il 25 luglio 2022. Fotografia da Wikimedia Commons.

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