di Anna Maria Bianchi Missaglia

Chiariamo subito una semplice verità: il Centro Storico di Roma (e men che meno la sua estensione nella Città Storica di Roma), non ha le tutele paesaggistiche che il PTPR, il Piano Territoriale Paesaggistico Regionale, prevede per gli altri centri storici del Lazio. Che vuol dire che per gli interventi edilizi su edifici o spazi non puntualmente vincolati come beni culturali, non è necessario i richiedere nessuna autorizzazione paesaggistica , ma solo un parere non vincolante.

Ciò valeva per il Piano adottato 12 anni fa dal Consiglio regionale del Lazio, e vale per il PTPR definitivamente approvato il 2 agosto 2019 dal Consiglio regionale del Lazio, pubblicato e vigente dal 20 febbraio 2020. Ma il Centro storico non avrebbe avuto tutele paesaggistiche nemmeno se il Consiglio regionale, nel voto di agosto, avesse tenuto conto del lavoro di copianificazione svolto insieme al Ministero dei Beni Culturali a più riprese.

A ripercorrere le tappe della vicenda “tutela centro storico di Roma”, carte alla mano, si fa fatica a credere che né MIBACT né Regione Lazio né Comune di Roma in tutti questi anni non abbiano mosso un dito in difesa di un patrimonio straordinario come il Paesaggio della Capitale.

2007 – il PTPR adottato rimanda a un “Piano Generale di gestione”

Fin dalla adozione del PTPR, il centro storico della Capitale infatti viene escluso dalla tutela paesaggistica riservata agli altri centri storici, con un rimando alla redazione di un apposito “Piano di gestione” : Le disposizioni del presente articolo non si applicano … alle parti ricadenti negli insediamenti storici iscritti nella lista del Patrimonio dell’Unesco (Roma – centro storico …) per i quali è prescritta la redazione del Piano generale di gestione per la tutela e la valorizzazione previsto dalla “Convenzione sulla protezione del patrimonio culturale e naturale mondiale” ecc.

Comincia da qui la “leggenda” di un presunto vincolo, da ascrivere alla appartenenza del centro storico di Roma alla lista dei siti patrimonio dell’UNESCO, appartenenza che tuttavia non ha, né ha mai avuto, alcun valore prescrittivo, trattandosi di un elenco da cui un sito può essere escluso se perde le peculiarità che hanno portato al suo inserimento, ma sul quale l’organizzazione delle Nazioni Unite non può esercitare alcuna reale tutela, né fornire prescrizioni vincolanti, a maggior ragione in sede di autorizzazioni paesaggistiche per interventi edilizi.

2016 il “Piano Generale di gestione” rimanda al PTPR

Il testo del Piano di Gestione del sito patrimonio mondiale UNESCO di Roma viene licenziato dalla Commissione tecnico-scientifica nell’ottobre 2015; il Commissario Tronca, subentrato alla guida della Capitale dopo la caduta della Giunta Marino, approva il Piano generale gestione per la tutela e la valorizzazione (delibera 62/2016) che tuttavia, come scopre ed esplicita nel paragrafo ” Il Piano Territoriale Paesistico Regionale e i suoi effetti sul sito“, è stato “impropriamente investito” di “un ruolo di sorgente normativa” , concludendo che “risulta pertanto necessario eliminare tale rinvio, integrando il PTPR con le specifiche disposizioni di tutela previste per l‟insediamento urbano storico e le relative procedure“.

2013 – 2019 Si continua a ignorare la tutela della Città storica (anche nella Copianificazione Regione Lazio/ MiBACT)

Forse il MIBACT e la Regione Lazio avrebbero potuto giungere alle stesse conclusioni del Piano di Gestione molto tempo prima: prima dell’adozione del PTPR, o ancora nel lavoro condiviso tra il 2013 e il 2015. O magari dopo le osservazioni del Piano di Gestione approvato da Tronca. Fatto sta che nella Proposta di Deliberazione n. 26 del 4 gennaio 2019, con la quale la Giunta regionale trasmette il PTPR al nuovo Consiglio Regionale, in vista del voto, l’articolo che si occupa della tutela dei centri storici esclude ancora una volta quello della Capitale, cambiando però formulazione, visto che il Piano di Gestione era stato già approvato, e rimandando la tutela a un imprecisato futuro : “Non si applicano le disposizioni sostanziali e procedurali di cui al presente articolo all’insediamento urbano storico sito Unesco centro storico di Roma. L’applicazione di specifiche prescrizioni di tutela da definirsi, in relazione alla particolarità del sito, congiuntamente da Regione e Ministero, decorre dalla loro individuazione con le relative forme di pubblicità”.

2019 Il Consiglio boccia un emendamento che introduce nel PTPR tutele paesaggistiche per la Città storica di Roma, con un escamotage che continua a non introdurre alcuna tutela

All’approdo del PTPR in Consiglio, molte associazioni – Italia Nostra, Carteinregola, VAS, Salviamo il Paesaggio, che da tempo ponevano il nodo irrisolto – si mobilitano per chiedere che si approvi un emendamento che cancelli l’esclusione di Roma dalle tutele previste per i centri storici e che introduca finalmente l’autorizzazione paesaggistica per gli interventi in tutta la Città storica: alcuni consiglieri di varie appartenenze della maggioranza lo fanno proprio, e anche l’opposizione pentastellata ne presenta uno analogo. Ma l’emendamento viene bocciato, e, anche questa volta, nel PTPR contenuto nel maxiemendamento dell’assessore all’urbanistica Valeriani approvato nel cuore della notte, la tutela della città storica non c’è.
Adesso però il comma, ancora una volta modificato, stabilisce che “le valutazioni in ordine alla conformità e compatibilità paesaggistica degli interventi [all’interno del perimetro delle mura aureliane NDR] sono esercitate dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per il Comune di Roma, secondo quanto stabilito dal Protocollo di intesa tra Ministero per i Beni e le attività culturali ed il Comune di Roma [Ufficio permessi di costruire NDR]”. Un protocollo che è stato siglato nel 2009, 10 anni prima, e che in realtà ha per oggetto “La definizione delle modalità di collaborazione relativa all’acquisizione del parere consultivo” per gli interventi edilizi nella Città storica.

L’ assessore Valeriani rivelerà a La Repubblica, il 5 agosto, che nel 2009, in occasione della pubblicazione del PTPR adottato, “proprio il Comune di Roma aveva chiesto alla Regione di escludere il centro storico dai vincoli paesaggistici perché voleva occuparsene direttamente“. Sorprendente che nessuno si sia poi posto il problema nei 10 anni successivi, 10 anni di avvicendamenti alla guida di Ministero, Regione, Comune, di appelli delle associazioni e persino, come vedremo, di tavoli istituzionali dedicati proprio alla tutela della città storica. Colpisce soprattutto l’assenza di Roma Capitale, che ci risulta non abbia inviato alcun segnale alla Regione neanche nei mesi precedenti all’approvazione definitiva del PTPR.

2019 – 2020 Anche la seconda copianificazione MIBACT/Regione Lazio non si occupa del Centro Storico, e il ricorso del Ministero alla Consulta svicola sul tema

Dopo l’approvazione del PTPR, da cui è stato stralciato all’ultimo momento il lavoro di copianificazione con il MIBACT di qualche anno prima, nell’autunno scorso riparte un nuovo tavolo, che perviene alla sottoscrizione di un “Documento di condivisione” dei contenuti del PTPR ai fini della stipula di un nuovo accordo tra MIBACT e Regione Lazio. Nelle modifiche apportate, ancora una volta, la tutela della Città storica è accantonata. Dopo la pubblicazione del PTPR da parte della Regione, avvenuta il 20 febbraio 2020, senza gli inserimenti concordati, il Ministero dei Beni culturali decide di impugnare il Piano presso la Corte Costituzionale. Ma anche il ricorso ministeriale, tanto puntuale negli argomenti che lamentano “l’attenuata tutela” nei vari commi e articoli del PTPR approvato, per quanto riguarda Roma, pur denunciando che “nel testo approvato… si rimette ogni valutazione dei singoli interventi alla Soprintendenza, facendo riferimento a un protocollo d’intesa con il Comune di Roma risalente al 2009 e non pertinente”, rivendica che nel testo concordato con il Ministero “era prevista l’applicazione di specifiche prescrizioni di tutela da definirsi congiuntamente tra Regione e Ministero”. “Da definirsi” ancora 12 anni dopo l’adozione del PTPR, e dopo vari tavoli di co-pianificazione!

Mentre si continuano a escludere le tutele per la Città storica dal Piano territoriale Pesaggistico Regionale, si creano dei “vincoli speciali” che poi procedono al ralenti

Ma la paradossalità della vicenda raggiunge vette ulteriori se si considera che, mentre avveniva tutto questo, Regione Lazio, Roma Capitale e MIBACT- che continuavano a non varare scelte per la tutela paesaggistica di Roma nella sede deputata, il PTPR – si affacendavano invece su un altro tavolo, creato ex novo, per mettere a punto un “vincolo speciale” (parole dell’allora Soprintendente Prosperetti) per proteggere i tessuti di pregio della città storica. Proteggerli soprattutto dalle conseguenze dal combinato disposto della mancata tutela del PTPR con alcuni provvedimenti urbanistici assai discutibili della Regione Lazio stessa: prima il cosiddetto ” Piano casa”, transitato dalla Giunta Polverini alla Giunta Zingaretti e prorogato per 3 anni con ben poche modifiche, poi dalla Legge di Rigenerazione urbana, del 2017, che contiene un articolo che consente anche la “rigenerazione” – con abbattimento e ricostruzione e premio di cubatura – dei cosiddetti ” villini” novecenteschi che non godano di vincoli specifici.

Così anzichè farla semplice, abolendo quello sciagurato articolo della Legge per la rigenerazione, criticato persino dall’INU, e inserendo le tutele per la città storica di Roma – all’interno delle Mura aureliane e nei tessuti storici fuori dalle mura – nel Piano regionale, si è preferito avviare una farraginosa macchina burocratica, che dopo due anni è riuscita a mettere un parziale ombrello su alcuni pezzi del quartiere Trieste. Di questo passo, prima di arrivare a salvare il paesaggio urbano di quartieri storici meravigliosi come la Garbatella, Città Giardino, Prati e molti altri, passerà talmente tanto tempo che forse ad alcuni quartieri converrà cambiare nome.

E così, mentre le istituzioni che dovrebbero essere unite dall’imperativo categorico di preservare il Paesaggio della Capitale d’Italia, e che invece si palleggiano ruoli e responsabilità, rimandando regole urgenti e necessarie alle calende greche, la tutela della bellezza e della memoria della nostra città si ritrova sempre alla casella di partenza.

Carteinregola ha inviato due osservazioni alla DGR n.49 del 13 febbraio 2020 che riguardano la tutela del Centro storico, e chiederà ancora una volta al Consiglio regionale, che dovrà votare a breve la Proposta di deliberazione n.42 del 13 febbraio 2020, concernente l’accordo con il MIBACT, di non escludere il Centro storico dalle tutele previste per gli altri centri storici e di allargarle a tutta la città storica.

(1- continua)

L’autrice è Presidente dell’Associazione Carteinregola


Articolo pubblicato sul sito di Carteinregola completo di note, fonti e riferimenti

Immagine in evidenza: rielaborazione grafica di Anna Maria Bianchi Missaglia