di Paola Somma

Per il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, la cosiddetta fase 2 coincide con la campagna elettorale in vista delle elezioni amministrative, che si sarebbero dovute tenere in questi giorni, ma sono state rinviate a data da destinarsi. Il che aiuta a comprendere il senso della frenetica serie di iniziative che sta organizzando, per far risorgere la città “crollata dal carnevale al disastro”, e con le quali occupa indisturbato gli spazi pubblici vietati agli altri candidati costretti a casa, in un’alternanza spregiudicata di momenti di sacro e di profano.

Il 15 marzo, ad esempio, si è recato nella chiesa della Salute e ha “affidato alla Madonna se stesso, la città e l’Italia intera”. Qualche giorno dopo, però, forse perché la Madonna ha tardato a cliccare il simbolo like sul suo sito facebook, ha dichiarato che, per far tornare tanti turisti, bisogna rivolgersi agli influencer e organizzare aggressive campagne di marketing per spiegare che “Venezia e la sua laguna sono oggi, oggettivamente, realtà da vedere con la loro bellezza, perché un momento così non si ripresenterà mai più”. “A chiunque abbia la possibilità di muoversi”, non si stanca di ripetere, “dico: venite a Venezia, aiutereste il mondo a dare un segnale di ripresa partendo dalla bellezza e dalla cultura”.

La sua ossessiva preoccupazione di diffondere spot pubblicitari per richiamare i turisti, scappati perché “l’immagine” di Venezia è stata sciupata dal coronavirus, ha raggiunto il culmine il 2 maggio, quando, mentre erano ancora in vigore le disposizioni limitative della libertà di movimento dei cittadini, ha fatto chiudere piazza san Marco, dalle 16.30 alle 21.30, per potersi esibire con il cantante Zucchero Fornaciari, suo caro amico (ma non un suo congiunto), in una performance promozionale “a favore di Venezia”.

Non risulta che il prefetto e il ministro dell’interno abbiano avuto niente da obiettare, né per la recinzione della piazza, né per l’attendibilità delle motivazioni indicate nel modulo di autocertificazione che il signor Zucchero sicuramente ha compilato; del resto hanno taciuto anche il 1 aprile, quando il sindaco ha pubblicamente minacciato i cittadini che esprimono critiche nei confronti della sua politica, con le testuali parole: “scrivete, scrivete, ma sappiate che ogni giorno prendiamo nota di tutti i vostri nomi e cognomi”.

Mentre prepara le liste di proscrizione, il sindaco non perde occasione per manifestare la sua vicinanza a specifiche categorie di abitanti e di lavoratori, in particolare i gestori di pubblici esercizi, che sono stati “frustrati nelle loro aspettative di apertura e non vogliono vivere di assistenzialismo”. Infatti, hanno predisposto RimbalzaItalia, un documento subito recepito dall’amministrazione comunale, nel quale chiedono erogazioni di denaro a fondo perduto, ampliamento dei plateatici e azzeramento dei relativi canoni, cancellazione di imposte e tributi.

Ora, se è indubbio che molti addetti al settore turistico, gli stagionali, gli irregolari, i piccoli esercenti sono stati gravemente colpiti dal blocco delle attività, come del resto migliaia di piccoli coltivatori e di lavoratori a cottimo e a progetto in tutto il paese, l’elenco delle 65 associazioni che hanno sottoscritto RimbalzaItalia, e alle quali il sindaco ha assicurato il suo supporto, comprende molti che si definiscono imprenditori, ma in realtà lucrano su rendite di posizione parassitarie alle quali non intendono rinunciare, dai padroni di taxi (una licenza vale 700 mila euro) ai padroni dei bar di piazza san Marco (un caffè 18 euro), fino ai proprietari e gestori di appartamenti per turisti che chiedono l’aiuto dei contribuenti, perché hanno dovuto fare degli investimenti “per adeguare gli alloggi agli standard richiesti da airbnb”. Mancano solo, ma sono in arrivo, i padroni delle grandi navi che ci intimeranno cosa dobbiamo dare loro, se vogliamo che tornino.

Qualcuno si illude che le esibizioni del sindaco – che già durante il carnevale si era travestito da oste per servire stuzzichini gratis ai turisti – siano mero folclore. Purtroppo, sono parte della strategia lucida di chi rifiuta ogni ipotesi di progressiva riconversione di un tessuto economico organizzato in funzione di una domanda di turismo drogata e da tenere alta con denaro pubblico, sia attraverso massicce erogazioni che con un trattamento fiscale agevolato, per usare un eufemismo, per l’intero comparto “strategico per il paese”. Non a caso, partendo dall’assunto che “il turismo tornerà, possiamo considerarla una scommessa sicura”, il sindaco nel suo appello al governo affinché ci dia tanti soldi, non ha definito Venezia una città, e neppure una città d’arte, ma “un’area a vocazione turistica internazionale”.

Il conglomerato degli interessi che trattano Venezia come una qualsiasi merce di esportazione, di cui loro godono l’esclusiva disponibilità, è forte e sconfiggerli non sarà facile. È necessario, comunque, reagire subito, anche per dissipare la rassegnazione di chi, in buona fede, pensa che “ormai si può vivere solo di turismo, senza turismo siamo morti”.

Paragonare l’epidemia con una guerra è fuorviante, ma è vero che molti di coloro che auspicano un clima di unità per la ricostruzione, non si riferiscono allo “spirito del ‘45” di Ken Loach, ma ai bei tempi di Scelba e Tambroni, “governi dei fascisti, amici dei padroni”. In ogni caso, la fase 2 sarà una vera e propria guerra di classe, il cui esito dipenderà non poco da chi conquisterà lo spazio pubblico. Per questo, è importante mostrare che, anche a Venezia, sono possibili alternative alla privatizzazione e mercificazione dei luoghi dai quali, già prima del coronavirus, i non clienti delle 65 categorie firmatarie del RimbalzaItalia erano esclusi (l’anno scorso alcuni ragazzini sono stati multati per aver collocato un tavolino in un campo per festeggiare un compleanno).

Trasformare piazza san Marco in una scuola, una agora educante, è tecnicamente possibile. Vi si possono facilmente delimitare spazi di diversa dimensione, i portici proteggono dalle intemperie, tendoni e gazebi possono essere installati e spostati secondo le necessità, giardini pubblici con 18 bagni, di recente costruiti dall’azienda della nettezza urbana, per le esigenze dei turisti, si trovano a pochi metri di distanza. Perfino i materiali didattici sono già lì, a cominciare dai capitelli del Palazzo Ducale, una vera e propria enciclopedia di pietra, in grado di alimentare curiosità, conoscenza e creatività di bambini di diversa età. Per quanto riguarda gli educatori, non è escluso che agli insegnanti normali non si affiancherebbero volentieri alcuni lavoratori del turismo, dalle guide ai camerieri dei bar, più interessati a partecipare a un esperimento educativo innovativo, che ad aspettare le briciole degli aiuti di stato che i padroni lascerebbero loro.

Esperimenti che, anche senza citare esplicitamente ”l’immaginazione al potere”, rovesciano, almeno temporaneamente, modi d’uso degli spazi urbani considerati immodificabili, si registrano in molte parti del mondo. La settimana scorsa, il sindaco di San Francisco, non proprio una città comunista, ha trasformato i campi da golf in parco pubblico, per garantire ai cittadini lo spazio necessario per passeggiare all’aperto nel rispetto delle distanze prescritte. Il sindaco Brugnaro, invece, ha annunciato che in luglio ci sarà la festa del Redentore “più bella che mai” e che in settembre cominceranno, in anticipo, i festeggiamenti per i 1600 anni della nascita della città “con appuntamenti ed eventi che richiameranno l’attenzione di tutto il mondo”. Il dubbio che le immagini della summer school 2020 potrebbero apparire, anche ai lettori del New York Times, più interessanti dei soliti fuochi d’artificio non sembra sfiorare il piazzista di san Marco.


Fotografia di Paola Somma, maggio 2020