La Casa dell’Efebo a Pompei è un «esempio di scarsa attenzione prestata agli aspetti culturali» dei siti europei. Gli interventi di restauro, ultimati nel 2015, non hanno previsto l’installazione di un dispositivo di protezione in policarbonato, lasciato in un magazzino nonostante fosse stato finanziato dal Fondo europeo per lo sviluppo regionale (Fesr) .

Tale dispositivo è stato installato sono all’inizio del 2019, nel corso di lavori di manutenzione, ma questo ritardo di tre anni è «un errore che ha danneggiato l’infrastruttura fisica del triclinio estivo».

Lo scrive la Corte dei Conti Ue in una nuova relazione da Bruxelles sugli investimenti europei nei siti culturali, messa a punto dopo aver valutato 27 progetti di sette Stati membri, di cui cinque in Italia: la Casa dell’Efebo a Pompei, Villa Campolieto a Ercolano, Palazzo Lanfranchi a Matera, l’ex Convento di Sant’Antonio a Taranto, e il Teatro San Carlo di Napoli.

Quest’ultimo è invece descritto dalla Corte dei conti europea come esempio virtuoso per la capacità di aver sviluppato al suo interno anche delle attività sociali rivolte in particolare ai giovani.

Nella sua relazione, la Corte chiede maggiore coordinamento fra le varie iniziative europee con i meccanismi di finanziamento (in particolare con il Fesr). Inoltre, gli auditor ritengono che gli investimenti culturali non siano considerati una priorità ma uno strumento per promuovere obiettivi economici.


Articolo pubblicato in “Corriere del Mezzogiorno – Campania”, 24 aprile 2020

Fotografia di Miguel Hermoso Cuesta da Wikimedia Commons