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Emergenza Cultura

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Verso la pianificazione della mobilità sostenibile nella metroarea fiorentina

Firenze – Mercoledì 20 Marzo 2019, ore 15-20

• ore 15.00 – INTRODUZIONE E PRESENTAZIONE DEI LAVORI

  • Alberto Ziparo, coordinatore del Gruppo di lavoro: Né pianifi cazione, né innovazione: problemi e prospettive del modello di mobilità nell’Area fiorentina

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Ferruccio Sansa, “Compriamoci il parco”: i cittadini contro la costruzione di 4 grattacieli

 “Facciamo una colletta e compriamoci il nostro parco”. Se non lo fa il Comune, allora ci pensano direttamente gli abitanti. L’idea “sediziosa” è arrivata l’altra

Anna Maria Bianchi, Piano casa regionale e rischio demolizione villini, quello che si continua a non raccontare

Poco più di un  anno fa ha fatto scalpore la demolizione,  grazie al cosiddetto “Piano casa” regionale, di una palazzina nel prestigioso quartiere Coppedè nel II Municipio di Roma, per far Continue reading “Anna Maria Bianchi, Piano casa regionale e rischio demolizione villini, quello che si continua a non raccontare”

Salvatore Settis, Salviamo Pisa dal ritorno delle bancarelle sotto la torre

Lo scontro – Il nuovo sindaco leghista vuole riportare i venditori di paccottiglie nel Campo dei miracoli, parte la petizione per evitarlo

C’era una volta la legalità. Una caterva di norme, dalla Costituzione al Codice dei

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Vittorio Emiliani, “Secessione”: un disastro per l’ambiente

Caro direttore, pur non condividendo per tanti versi programmi e comportamenti dei 5 Stelle, credo che il dialogo con essi vada inaugurato (sarebbe stato Continue reading “Vittorio Emiliani, “Secessione”: un disastro per l’ambiente”

Sandro Roggio, Grandi Opere inutili: in Sardegna neppure quelle indispensabili

Cresce l’insofferenza in Sardegna per una percezione del maltolto. Succede spesso: ad esempio quando  si annunciano i programmi delle  grandi opere nella Penisola. Anche per gli immancabili proclami sui vantaggi per l’intera comunità nazionale che produrrebbe ogni infrastruttura ovunque realizzata. In verità scarsi quando c’è di mezzo il mare, come sanno bene i sardi il  cui mugugno comincia a diventare rivendicazione  nel merito: la lotta dei pastori è emersa, ma è la cima di una malumore  più vasto e incubato.

Non è facile ricostruire la serie storica dei lavori pubblici del Paese,  pure circoscritta a un tempo limitato, ma  qualche clic e zoom  bastano per  farsi un’idea della disparità di trattamento, pur tenendo conto delle dovute differenze di densità/flussi, ecc.. I più scettici (e temerari) potrebbero, per farsi un’idea, compiere esplorazioni confrontando, che so,  il  viaggio-supplizio in ferrovia CA-SS con una corsa in Freccia Rossa verso una qualsiasi destinazione: servirebbe per accrescere la coscienza di luogo che conta ormai più della coscienza di classe.

Giusto per farsi un’idea dell’ingordigia occorrerebbe ricostruire l’accentramento di opere non tutte indispensabili  e anche devastanti- e delle conseguenti disuguaglianze territoriali, cominciando dal  picco registrato dopo l’Unità,  proseguito  senza soste, con la pianificazione abracadabra e premi per ogni  provvisorio vincitore (a partire da Firenze Capitale, 1865-71).

Un sovrappiù di opportunità ubicate dove hanno deciso le élites: spesso nei pressi di casa loro senza nessuna pietà per le comunità più disgraziate di un Paese a due o tre velocità. 

Nel Sud la rete autostradale è invariata dal 1990, a fronte di costanti miglioramenti nel Centro-Nord;  le ferrovie sviluppate per 45 km ogni 1.000 kmq, a fronte dei 65 nel Nord.  Figurarsi la  Sardegna.

Uno sbilanciamento a cui ha contribuito la centralizzazione della spesa per un suo più agevole controllo e che ha rappresentato un freno alla distribuzione di risorse per la manutenzione capillare del territorio, la sola “grande opera” che servirebbe al Paese. 

Penso che la Sardegna  abbia diritto a un risarcimento.  La   prima vera strada nell’isola fu fatta  grazie al governo sabaudo nel 1829,  ed è rimasta  com’ era per circa un secolo,  prima dei due interventi a sud nel primo Novecento. Le rete ferroviaria è grosso modo quella  disegnata da Beniamin Piercy dopo il 1880. Oggi chi non dispone di mezzi propri  non riesce a muoversi, in Sardegna,  men che meno nelle località turistiche. Un disagio che concorre allo spopolamento forse quanto il malessere  dei pastori.

C’è poi l’aspetto essenziale  dei collegamenti  tra la Sardegna e il Continente di cui  si parla spesso e di cui i continentali si accorgono nei due mesi estivi.  Occorrerebbe documentarlo lo squilibrio,  per costringere i sardi  – e non solo – a guardare con maggiore sollecitudine agli sprechi di denaro pubblico: in  lavori su cui si addensano dubbi  spesso fondati e ben argomentati. Le “grandi opere” interrotte  per le incertezze sui benefici e i sospetti di corruzione come ad esempio il ferrovecchio MoSe a Venezia (130 tra indagati e arrestati). Sono affari nostri, ci riguardano: riguarda tutti l’Expo di Milano costato circa 3 miliardi – senza il successo previsto – pagati anche da chi abita lontano dalla Lombardia.  Un’attenzione speciale per costringere all’ autocritica il partito del sì a tutto a partire dai sostenitori senza riserve del ponte sullo Stretto di Messina rimasto saggiamente sulla carta,  dopo una dispendiosa sovrabbondanza  di  rilevamenti per accertarne   la fattibilità.

I conti sul tavolo, senza i quali è  vuoto ogni richiamo alla geografia soprattutto perché una fetta  cospicua degli investimenti pubblici riguarda i trasporti di persone/merci/energia,  questione di vita o di morte per un’isola povera. E più si spreca altrove, meno  resta per chi ha reale bisogno di colmare il ritardo. 

Come è ormai dimostrato, opere inutili o utili in funzione solo per alimentare il sistema degli appalti sono una sciagura sotto molteplici punti di vista, a partire dal TAV, del cui dibattito siamo oggi spettatori attoniti. Dibattito che diventa ancor più insopportabile per una Sardegna disperata – a causa della sua storica disconnessione -, tanto più  col sospetto che simili ingenti spese, altrove possano essere sostenute per rispondere a bisogni creati artificiosamente.  

Per oltrepassare il mare i sardi non possono, ovviamente, chiedere ponti avveniristici. Ma possono  intanto esigere  scali sicuri, navi e aerei con  frequenze  ragionevoli e costi accettabili. Si potrebbe fare in tempi molto brevi. Ma l’impressione è che questo argomento sia stato sempre sottovalutato, anche nella recente campagna elettorale stravinta dalla Lega, nonostante il rilievo che ha nella vita dei sardi. Avremmo dovuto approfittare di questa occasione, della presenza di autorevoli esponenti del governo di Roma per far loro almeno domande incalzanti non solo sul latte versato nelle strade. Ma non è stato così. 

E non è un caso che il primo pensiero del nuovo segretario del PD sia stato  per i cantieri TAV.

Patrizia De Rubertis, Scordatevi Venezia: tra 80 anni mezza Italia sotto l’acqua

Il report dell’Enea dipinge un futuro catastrofico: il Mediterraneo salirà di un metro entro il 2100. Scompariranno 385 km di costa, intere città finiranno sommerse

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Tomaso Montanari, Spostare il Caravaggio? Il folle marketing culturale

La polemica a Napoli – Le “Sette opere di Misericordia” potrebbero lasciare la chiesa per il museo di Capodimonte

È un crudele paradosso quello per cui Caravaggio – che sacrificò successo e

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La favola delle Grandi Opere

Spazio InKiostro invita al ciclo di incontri
La favola delle Grandi Opere

giovedì 7 marzo, ore 17,30

Per mangiarti meglio… Retorica e immaginario delle Grandi Opere

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