di Anna Maria Bianchi Missaglia

È di qualche giorno fa la notizia, pubblicata su “Il Fatto Quotidiano” dallo stesso Tomaso Montanari, che il Sindaco di Firenze Dario Nardella e i membri della sua Giunta gli hanno chiesto i danni in sede civile, per un totale di 165 mila euro, per una sua intervista al programma di Raitre Report dell’ 8 giugno scorso. La querela, avanzata da ciascuno a titolo personale, riguarda una frase di 34 parole: “Firenze è una città in svendita. È una città all’incanto, è una città che se la piglia chi offre di più, e gli amministratori di Firenze sono al servizio di questi capitali stranieri”, estratta da un ragionamento assai più ampio, che citava come (ultimo) esempio il progetto che sta per calare sull’ex monastero medioevale di San Giorgio alla Costa, poi ex caserma Vittorio Veneto, acquistato da un magnate argentino per trasformarlo in luxury hotel. Un complesso nel cuore dell’area UNESCO che prevede 85 camere standard, 20 suite, 18 appartamenti, 300 posti letto, 3 turni di servizio con 100 addetti per turno, ristorante, cucine e dispense, bar, centro benessere, tunnel carrabile, parcheggi e altri servizi interrati. Nella scheda della variante urbanistica c’è anche la prescrizione di una “Verifica della possibilità di collegamento con il Giardino di Boboli e con Forte Belvedere, oggetto di apposito atto separato” che, secondo quanto riportato da varie testate e da associazioni ambientaliste, potrebbe tradursi nell’inserimento di un ascensore verticale dai Giardini di Boboli fino al resort, e di lì di una funicolare orizzontale a cremagliera sino al Forte Belvedere. Il tutto al servizio dei clienti dell’hotel, con tanto di ingresso convenzionato da palazzo Pitti (anche i fiorentini dovrebbero poterne usufruire, ma, sembra, da un ingresso posteriore).

Montanari è uno storico dell’arte, ma soprattutto è un intellettuale in prima fila nell’impegno per la difesa della Costituzione e del nostro patrimonio culturale, e da tempo è una voce critica rispetto alle politiche del Paese e alle politiche urbanistiche della sua città, Firenze.

La mossa giudiziaria di Nardella ha provocato una forte reazione in tanti ambienti della cultura, persino da parte di personaggi che con Montanari sono stati spesso in dissaccordo. Un coro di voci che si è levato per chiedere al Sindaco di ritirare la denuncia e di riportare il conflitto nell’ambito del confronto politico a cui è sempre appartenuto.

Come Carteinregola, vogliamo aggiungere alcune riflessioni su una vicenda che riteniamo non riguardi solo Montanari e la Giunta Nardella, ma che, al di là della valutazione delle dichiarazioni a Report, sulle quali si esprimerà il giudice – contestualizzandole all’interno dell’intervista e del tema del servizio televisivo –, rappresenti uno snodo fondamentale rispetto al diritto dei cittadini a criticare gli orientamenti e le scelte dei propri amministratori.

Il punto è capire se si tratti di una critica che lede la reputazione delle singole persone o di una critica alla linea politica della Giunta. Nel primo caso si può rispondere con una richiesta dei danni in sede civile, nel secondo sarebbe invece doveroso dare risposte politiche.

In realtà a noi sembra che il conflitto rientri tutto nel perimetro politico della contrapposizione tra due visioni della città – del mondo – che si fronteggiano, che un tempo coincidevano, almeno teoricamente, con la demarcazione sinistra/destra, o centrosinistra/centrodestra. La prima vede il governo del territorio come uno strumento nelle mani dell’Amministrazione pubblica, per imprimere allo sviluppo una direzione basata sull’equità sociale, sul benessere dei cittadini e sulla tutela del Paesaggio, dei beni culturali e dell’ambiente. La seconda visione mette invece al primo posto lo sviluppo economico e le “realtà produttive”, con il presupposto che più si facilita l’iniziativa dei privati, più vantaggi otterrà la collettività, sotto forma di investimenti e di posti di lavoro. Vantaggi che possono anche rendere necessario “venire a patti” con le esigenze di tutela del Paesaggio, dei beni culturali e dell’ambiente. Anche se spesso si tratta di vantaggi a nostro avviso molto generici e poco quantificabili, che in molti casi non arrivano mai a riscontri, nè in corso nè ex post, delle effettive ricadute per l’interesse pubblico.

Da un pezzo, rispetto al governo del territorio, questa distanza tra schieramenti non esiste quasi più. Basta vedere il recente emendamento “Sblocca Stadi” approvato in Parlamento da centrodestra e centrosinistra che consente l’abbattimento di impianti sportivi storici tutelati in nome della loro “modernizzazione” che deve rispondere alla “sostenibilità economica” delle operazioni private. Emendamento fortemente voluto dall’ex Sindaco Matteo Renzi e da altri parlamentari fiorentini, che si attaglia perfettamente ai progetti per lo Stadio Franchi di Firenze. Ma è soprattutto nelle Amministrazioni regionali che le posizioni sono ormai indistinguibili: è di questi giorni la notizia che la Giunta siciliana, in seguito al ricorso alla Consulta della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha approvato dei correttivi alla legge urbanistica approvata ad agosto, mentre sarà forse parzialmente corretta prima della sua imminente approvazione la legge fortemente avversata dalle associazioni (compresa Carteinregola) che rischia di cementificare le coste della Sardegna. Questo accade in Regioni a guida centrodestra, ma anche in Regioni a guida centrosinistra. In Campania è stata appena approvata l’ennesima proroga del “Piano Casa” e nell’Emilia Romagna stava per essere votato un progetto di legge della Giunta Bonaccini, che molti hanno denunciato contenere una sanatoria edilizia. Poche settimane fa la Corte Costituzionale ha accolto il ricorso del MIBACT per il Piano Territoriale Paesaggistico (PTPR) approvato dalla Regione Lazio, ed è ancora pendente quello che riguarda la LR Misure per lo sviluppo economico l’attrattività degli investimenti la semplificazione, sempre avanzato dal MIBACT.

Come Carteinregola nel 2014 abbiamo inutilmente contestato la continuità tra il cosiddetto “Piano casa” della Giunta Polverini e quello della Giunta Zingaretti, che l’ha anche prorogato per più di 2 anni, e nel 2019 abbiamo criticato le modalità di approvazione del citato PTPR, sulle quali la sentenza della Consulta ha confermato che avevamo ragione.

E più volte ci siamo espressi su leggi, delibere e provvedimenti che a nostro avviso non erano rispondenti all’interesse pubblico. E se fosse diffamatorio affermare che alcune scelte dell’Amministrazione non sono a favore dell’interesse generale della città e che premiano soprattutto interessi privati a fronte di vaghe contropartite di investimenti, occupazione, attrattività turistica, allora la maggior parte del nostro lavoro non potrebbe essere pubblicato. E non potremmo neanche mettere in discussione il modello culturale ormai imperante, che sottomette le ragioni della tutela dell’ambiente e del patrimonio storico allo sviluppo economico.

Ma un’Amministrazione sicura della bontà del proprio operato risponde alle critiche dei cittadini con la trasparenza, l’informazione e la partecipazione. Soprattutto quando sono in ballo trasformazioni urbane assai impattanti sulla città, sulla sua storia e sulla sua identità. E se difficilmente un Comune può impedire il passaggio di importanti luoghi storici in mani private a causa di sciagurate politiche nazionali, ha comunque il controllo di molte decisioni che possono sottoporre i progetti privati – che puntano leggittimamente al proprio profitto – a regole stringenti al servizio della città pubblica.

Promuovere un’azione civile di richiesta dei danni è un atto che sembra più volto a silenziare un cittadino che contesta la linea politica della Giunta che a difendere la reputazione di Sindaco e Assessori. Anche perchè il Sindaco e gli assessori hanno tutti gli strumenti necessari per rispondere nel merito, ad esempio spiegando ai cittadini il progetto di Costa San Giorgio, le intenzioni e le ragioni. Anche con spiegazioni sul perchè il progetto non sia stato sottoposto a VAS (Valutazione Ambientale Strategica), sia stata utilizzata la procedura accelerata della Variante ‘semplificata’ (con i giorni per le osservazioni ridotti da 60 a 30), non siano state accolte le richieste di un prolungamento dei tempi a causa dell’emergenza Covid. E magari potrebbero inserire sul sito del Comune informazioni accessibili e comprensibili che permettano a tutti di approfondire un progetto e un’operazione che vanno a toccare un bene culturale nell’area più importante del paesaggio e dell’identità fiorentina.

Ci auguriamo quindi che il Sindaco Nardella e i suoi assessori ritirino al più presto la richiesta dei danni, e che anzi, colgano l’occasione per aprire un dibattito pubblico il più ampio possibile sul progetto di Costa San Giorgio e soprattutto sulla visione della città.


Articolo pubblicato sul sito di Carteinregola completo di note il 28 dicembre 2020

Immagine in evidenza: rielaborazione grafica di Anna Maria Bianchi Missaglia