Ma dov’è finito il Ministero per i Beni Culturali di Spadolini, di Biasini, di Ronchey? Oggi beni di una rarità assoluta – quali l’Appia Antica e Villa Giulia dedicata agli Etruschi – vengono trattati

alla stregua di una partita di carciofi, e i loro reggitori liquidati, uno dopo l’altro, come pedine da spostare qua e là, o da estromettere, come accade al neo-direttore del Parco dell’Appia Antica, Simone Quilici, scelto appena due mesi ed ora, senza formalità di sorta, cancellato da quel sito preziosissimo. Con qualche scusa? Ma per carità. Torna la solita reggente, storica dell’arte, che ha lasciato svendere Palazzo Nordini, una perla, senza esitare (ma c’è una motivazione scritta? Vogliamo leggerla).

Altri diventati soprintendenti nonostante un 27° posto al concorso (fatto mai smentito) sono al timone del Mibac. Ma dov’è finito il Ministero dei La Regina, degli Zevi, dei Guzzo (tutti Lincei), degli Urbani, delle Borrelli Vlad, degli Gnudi, delle Asso, degli Adamesteanu? La selezione, in questa ottava o nona “riforma” – che colpisce a fondo Roma e il suo immenso patrimonio, attaccato da vandali, abusivi, speculatori – avviene al motto “mediocri pur che fedeli”. Fedeli a chi se tutta la politica sbanda paurosamente? Fedeli a chi tiene un posto in caldo.

Per una prima tutela dell’Appia Antica, Antonio Cederna scrisse sul “Mondo” centinaia di articoli sui “Gangster dell’Appia”. Il ministro Giacomo Mancini pose quel primo coraggioso vincolo sulla Caffarella. Si doveva poi creare un Parco archeologico e la Regione Lazio ne varò uno naturalistico. Con fatica si fecero lo stesso splendidi recuperi. A Rita Paris, formatasi alla grande scuola di La Regina, si devono il Centro Cederna, il recupero dei Quintili, di Capo di Bove, di Santa Maria Nova e insieme il potenziamento dello splendido ex Collegio Massimo. Però è stata mandata a casa in pochi minuti. Come La Regina, a 67anni appena compiuti. Spreco di competenze stupefacente. Degno di un Paese rimbecillito dalla “valorizzazione”, che destina al suo sterminato patrimonio lo O,25% del bilancio statale, appena più di Grecia e Romania.

L’ex ministro Franceschini ha scardinato a fondo il sistema e fatto a pezzi la Soprintendenza archeologica di Roma. Ora Bonisoli disfa, riaccentra, pastrocchia. È agosto, c’è la crisi di governo, ma Roma non può tacere di fronte a questo prevalere del “mediocri purché fedeli”.

Repubblica, 13 agosto 2019