Si è presentato in spiaggia in camicia blu e pantalone scuro sotto gli occhi increduli dei bagnanti che lo hanno visto arrivare a sorpresa fra gli ombrelloni con un piccolo codazzo di
accompagnatori. Silvio Berlusconi in vacanza in Costa Smeralda ha effettuato un sopralluogo in uno degli angoli più suggestivi del territorio olbiese, Capo Ceraso: mare cristallino e sabbie finissime dominate da un promontorio selvaggio, le cui aree sono in parte riconducibili alla famiglia Berlusconi.

In tanti si sono chiesti quale fosse il motivo di quella improvvisata visita in spiaggia. Proprio qui, in questo spicchio di costa, la società Edilnord del gruppo Fininvest avrebbe voluto realizzare il sogno cementizio di Costa Turchese, 560 mila metri cubi di mattoni su 467 ettari di verde incontaminato. Erano i primi anni ’90 e si faceva conto sulla propensione, allora pervasiva nella cultura giuridica del paese, ad individuare le norme per poi trarne le dovute eccezioni. Così anche in Sardegna, dove nei Piani Territoriali provinciali del ’93 convivevano la regola dell’inedificabilità a 300 metri dal mare e un sistema di deroghe ai vincoli poi pesantemente sanzionata dal Tar con l’azzeramento di tutti i Ptp.

A mettere la parola “fine” sul progetto di Costa Turchese ci pensò definitivamente il Ppr di Renato Soru, il Piano Paesaggistico Regionale che nel 2006 ha esteso la tutela ambientale su tutte le coste dell’isola. Capo Ceraso è rimasta così una delle poche zone incontaminate in un territorio, quello di Olbia, che nel corso di pochi decenni ha conosciuto una trasformazione vertiginosa, con quasi due milioni di metri cubi di cemento in gran parte utilizzati per l’edilizia residenziale nelle zone F, quelle turistiche di maggior pregio. Pochi giorni fa il Sindaco di Olbia, il forzista Settimo Nizzi, ha presentato le nuove linee guida del Piano Urbanistico comunale, annunciando lo stop alle seconde case (una scelta obbligata, dato che tutti i volumi a disposizione sono stati già impiegati) ed il via libera ad alcuni progetti per alberghi extra-lusso sulla costa, uno dei quali sarebbe localizzato proprio a Capo Ceraso. Ecco perché c’è chi giura che la passeggiata di Silvio in spiaggia non sia solo una coincidenza, ma il preludio della ripresa del grande sogno edilizio di Costa Turchese, aggiornato e rivisto ai giorni nostri. Le condizioni ci sarebbero tutte: al Comune c’è un sindaco amico, in Regione governa la Lega. Del resto, Berlusconi non fa mistero delle sue ricette sullo sviluppo della Sardegna. Ne aveva già parlato a Cagliari, durante la conferenza stampa congiunta con Salvini e Meloni in occasione della campagna per le regionali nell’isola: il vincolo dei 300 metri non è un dogma, purché l’edilizia sia “di qualità”. Una visione che fa accapponare la pelle agli ambientalisti, fra cui un padre nobile del Ppr come Sandro Roggio: “È bene ricordare che Capo Ceraso è un bene paesaggistico tutelato, può anche essere che ci sia una previsione di nuovi alberghi, ma è sicuro che con le attuali regole non si può piantare un chiodo”.

Interviene anche il Grig, Gruppo d’Intervento Giuridico: “Il Tar Sardegna con una sentenza del 14 gennaio 2015 ha respinto il ricorso di Edilizia Alta Italia (gruppo Berlusconi) titolare del progetto immobiliare Costa Turchese verso il Piano Paesaggistico regionale della Sardegna. Le procedure di adozione ed approvazione del Ppr vengono riconosciute legittime, ancora una volta, dal giudice amministrativo”.

 

FQ,  6 agosto 2019