È stato contestato per l’effetto dannoso che potrebbe avere sul patrimonio archeologico e storico della Regione, tanto che il ministero dei Beni Culturali ha annunciato di voler impugnare

il piano paesistico del Lazio approvato dalla giunta Zingaretti. Oggi, a segnalare nuove criticità – questa volta legate allo sfruttamento delle coste – è il coordinatore dei Verdi, Angelo Bonelli. “È stato inserito un comma che dovrebbe essere a tutela delle fasce costiere ma che, in realtà, consente una folle costruzione sulle coste laziali”, spiega Bonelli.

In pratica, mancia ai balneari, si introduce un indice di edificabilità pari a 0,2 metri cubi su metro quadrato sulle coste per realizzare “stabilimenti balneari, attrezzature balneari, ricreative e sportive”. Nel precedente piano, quello redatto nel 2007 che è stato adottato ma mai approvato in Ragione (di conseguenza ogni città – zona aveva un piano diverso) l’indice di riferimento era quello pari a 0,001 entro la fascia dei 300 metri. Oggi, il regolamento prevede anche norme sulle attività che si possono realizzare in ambiti naturali di particolare importanza purché provviste dei cosiddetti piani utilizzazione arenili, di cui molti Comuni si stanno già dotando e che comunque indurrà l’edificazione di strutture balneari (inclusi stabilimenti, bar, ristorazione).

Il trucchetto è nel comma 5 dell’articolo 32. “Le attrezzature balneari e i campeggi possono essere consentiti solo in ambiti circoscritti purché non ricadenti nei paesaggi naturali, naturali agrari ed agrari di rilevante valore, attrezzati a finalità turistiche, previsti nei piani urbanistici comunali o in apposite varianti ad essi, in coerenza con la pianificazione di settore”, si legge. E si aggiunge: “Nei limiti di un indice di edificabilità fondiaria di 0,2 mc/mq”. Tradotto in numerini: se esiste una concessione demaniale di 10 mila metri quadrati, su quella superficie si possono realizzare strutture per 2mila metri cubi. “Significa – dice Bonelli – che può essere ammessa una palazzina di dieci metri di altezza con una superficie di base di 200 metri quadrati”.

Nella parte successiva della norma c’è invece l’eccezione. Regola i casi in cui si possono autorizzare strutture “anche nei paesaggi naturali, naturali agrari ed agrari di rilevante valore, previa approvazione di un piano di utilizzazione dell’arenile (…) e al suo recepimento nello strumento urbanistico comunale”. Si parla di “attrezzature balneari” indicate in un articolo della legge che regola il turismo in Lazio. Andando a spulciarla, ci si accorge che tra le tipologie “autorizzate”, oltre le spiagge libere e le strutture per il noleggio di imbarcazioni, ci sono anche “stabilimenti balneari” e “strutture ricettive ed attività ricreative e sportive”. Il piano paesistico aggiunge “purché aventi carattere stagionale”. Il confine può però creare confusione. La norma si affianca infatti a quanto previsto nella scorsa Legge di Bilancio che proroga le concessioni demaniali marittime al 2020 “nelle more del riordino della materia” e anche il mantenimento dei manufatti. Ieri, comunque, sulle pagine della cronaca locale di Repubblica, l’assessore regionale all’urbanistica, Massimiliano Valeriani, ha spiegato che “l’indice c’era già” e “la cementificazione è una sciocchezza. Parliamo di strutture amovibili e solo a servizio della balneazione”.

“Mi chiedo se sia questa la svolta green del Pd – dice invece Bonelli – visto che in realtà questi favori ai balneari e la volontà di sfruttare le coste in questo modo è il cavallo di battaglia della Lega. Insomma, qual è la differenza?”

 

FQ, 6 agosto 2019