Nel 2018 ha riguardato l’analisi della cooperazione internazionale, partendo da un brano tratto da un discorso di Aldo Moro e da uno dedicato ad Alcide De Gasperi. L’anno precedente era stato scelto come argomento “disastri e ricostruzione”, da declinare attraverso le testimonianze giornalisti e di storici.

Nel 2016 ci si era confrontati con “Il valore del paesaggio”, potendo contando su diverse fonti.

I maturandi dell’estate 2019 non troveranno nessun tema di “ambito storico-politico”. Se la seconda prova, specifica dell’indirizzo di studi, sarà una novità, la prima non sarà da meno. Molti hanno espresso riserve riguardo la cosiddetta “prova mista”, che quest’anno prevede latino e greco al classico e matematica e fisica allo scientifico. “Attenti a non svilire l’esercizio di tradurre” ha detto Eva Cantarella. “Quell’accoppiamento sarà davvero giudizioso se insegnanti e studenti potranno addestrarsi (…) Altrimenti si potrebbe finire in qualcosa di velleitario e confuso”, mette in guardia Giulio Giorello. Studenti, professori e genitori sono concentrati su questo. A ragione. Ma la nuova maturità offre anche altro. A partire dalla mancanza del tema di ambito storico-politico, nella prima prova. Quella comune, insomma.

Quanto questa eliminazione sia sbagliata lo si comprende, agevolmente. Sbagliata, perché in nessun Paese realmente libero si decide di “tagliare” sulle vicende che hanno contribuito alla formazione dello Stato. In nessun Paese nel quale si sia orgogliosi delle proprie identità, si toglie ai ragazzi in una prova scolastica fondamentale per la loro formazione personale, la possibilità di riflettere su una di quelle identità. Quanto questa sottrazione sia autolesionistica e irragionevole, lo indica molto altro.

Perché non si può rinunciare, senza motivazione. Perché averlo deciso, ufficializza che i ragazzi che si apprestano a diventare cittadini e cittadine esercitando il loro diritto-dovere al voto, potranno prescindere da una conoscenza del loro Paese. Potranno fare a meno di conoscere le vicende che hanno contribuito a farne il Paese attuale. Già perché avere a che fare con la storia durante il corso di studi, ma non avere la possibilità di riflettere su argomenti relativi a essa durante la prima prova, che senso ha?

Possibile che sia così poco rilevante confrontarsi, come è accaduto negli ultimi anni, con Il Paesaggio, oppure con la cooperazione internazionale? È così irrilevante ragionare su pensieri come quelli di Moro e De Gasperi? Si introduce nella prova orale la discussione di Cittadinanza e Costituzione, ma si rinuncia a fornire agli studenti la possibilità di confrontarsi su un argomento che affondi le sue radici nell’ambito storico-politico.

La maturità cambia, diversificando. Ma anche aggiungendo e togliendo. Il risultato però è modesto. Perché la seconda prova sarà un mix, probabilmente incapace di valutare competenze e capacità. Soprattutto perché la prima prova nasce per una sottrazione, sbagliata, autolesionistica e irragionevole. A farne le spese i maturandi. Insomma i cittadini prossimi venturi.

 

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/01/20/maturita-2019-togliere-dalla-prima-prova-il-tema-di-storia-non-ha-alcun-senso/4910614/?fbclid=IwAR31-7-292smDxmJo-B8wvNeywfH7ARfPOSensK2OvvD1Etk9kKwqycXvMM

Immagine: Pierre Mignard, La musa Clio