Comunicato Stampa

La polemica divampata sul caso della pala di Caravaggio del Pio Monte della Misericordia di Napoli ha assunto ormai toni e contenuti che trascendono la normale dialettica culturale.

Se si considera la questione rimanendo ai fatti, e non alle molte parole spese, si ritiene che il mantenimento della tela all’interno della chiesa del Pio Monte fosse l’opzione altamente preferibile, non solo dal punto di vista conservativo e storico, così come rilevato nella relazione del Direttore Generale, ma anche per le ragioni scientifico culturali legate alla possibilità di lettura di un’opera all’interno del contesto originario, non solo monumentale, ma urbanistico e sociale: possibilità che l’operazione espositiva dovrebbe – per principio – ricercare ed esaltare.

La piena accessibilità dell’opera, la sua vicinanza alla sede di Capodimonte facevano ritenere facilmente perseguibile, tramite banali accorgimenti organizzativi, l’integrazione dell’opera nel percorso espositivo, così come pare stia di fatto avvenendo, con indubbio vantaggio dell’iniziativa in termini di restituzione contestuale e coinvolgimento della città.

Ciò nonostante, ci pare che nelle prese di posizioni di questi giorni si siano assunti toni da crociata che sono talora sfociati in dichiarazioni inaccettabili nei confronti di chi opera all’interno del Ministero.

È evidente che la discussione si è ormai trasformata, incomprensibilmente – forse persino all’insaputa di molti degli improvvisati sottoscrittori – in una difesa animosa della “riforma” Franceschini, con toni quasi intimidatori nei confronti del ministro “a non tornare indietro”.

Eppure la prima evidenza che quei provvedimenti abbiano creato molti problemi al sistema della tutela del nostro patrimonio culturale deriva proprio dai toni esacerbati di questa polemica: se fosse stata un successo pieno, che bisogno vi sarebbe di difendere la “riforma”, talora in maniera scomposta? Si è giunti persino ad affermare che prima della riforma i musei in Italia non esistevano…

Le iniziative delle scorse settimane, da quelle che hanno coinvolto il mondo archeologico, alla prima riflessione pubblica organizzata il 5 marzo dall’Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli, hanno messo in evidenza con dati molto significativi, uno stato di disagio diffuso. Al di là di posizioni oltranziste che non giovano a nessuno e meno che mai ad un miglioramento del nostro sistema di tutela e – sullo stesso piano di importanza – alla dignità professionale di quanti vi operano, è tempo, dopo quasi un lustro dai primi provvedimenti, di fare dei bilanci.

La logica della verifica, del monitoraggio e del miglioramento / cambiamento progressivo ci pare l’unica perseguibile per il beneficio di un patrimonio di tutti.

 

Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli

Italia Nostra Napoli

Emergenza Cultura

Comitato per la Bellezza

CGIL-FP