Il prossimo 30 marzo, alle ore 19, presso il Teatrino del Convitto Palmieri a Lecce, sarà presentato il volume Attacco all’Arte. La bellezza negata. Oltre

all’autrice, Simona Maggiorelli, storica dell’Arte e direttrice di Left, interverranno: Rita Paris, archeologa, già direttore del Parco Archeologico dell’Appia Antica a Roma e attualmente presidente dell’Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli; Lucinia Speciale, professore associato di Storia dell’Arte Medioevale, Unisalento; Loredana Capone Loredana Capone, Assessore all’Industria turistica e culturale, Gestione e Valorizzazione dei Beni Culturali; Luigi de Luca, direttore del Polo Biblio-Museale. Accesso libero.

L’arte è un’acquisizione dello spirito così come lo è la scrittura, la poesia, la letteratura, la stessa architettura. Queste attestazioni accompagnano i nostri percorsi quotidiani e forse per questo le diamo per scontate come fossero state lì e come dovessero rimanere lì per sempre. Non è così. Il volume di S. Maggiorelli vuole porre proprio la nostra attenzione sul fatto che quel tipo di patrimonio, quell’insieme di valori molteplici, eterogenei, caleidoscopici cui diamo il nome di Arte può cadere in una dimenticanza senza ritorno, in un ricordo vuoto e senza fondo, in una notte senza giorno. Le parole unite in Attacco all’arte. La bellezza negata si soffermano anche sulle diverse modalità di distruzione di quelle acquisizioni primo fra tutti, per un ironico gioco di parole, la nostra distrazione; poi c’è la guerra o meglio le guerre, quelle che ancora oggi, adesso, che state leggendo, dissolvono vite umane e le loro testimonianze. C’è un diffuso terrore delle immagini prima di tutto e poi ancora, quello stato psicotico di chi non vuole vedere se stesso in uno specchio, anzi meglio, il riflettersi in noi di quell’impressionante sistema di simboli cui diamo il nome, in modo più articolato, di Storia dell’Arte. Ci può essere una legge mal concepita da un “civilissimo” governo occidentale oppure le bombe del gruppo terrorista che fanno saltare in aria un’architettura romana dispersa in un lontano deserto, oppure ancora la non meno terribilità di quei mercanti che trasformano il fatto d’arte in un incomprensibile, inaccessibile messaggio perché così deve essere, l’arte non va e non può essere capita, deve essere venduta, monetizzata. In questo sancire differenze, distanze tutte fondate sul senso di colpa di ognuno di noi che osserva, esistono alcune parole, quelle fissate dalla Maggiorelli, che diventano più necessarie di altre e così alcune frasi aprono prospettive verso la comprensione non tanto di un’arte specifica quanto verso la costruzione di una maggiore coscienza di noi stessi e del rapporto che abbiamo con la realtà. E di queste parole, forse scomode per alcuni, vorremmo raccontare la sera della presentazione di questo volume.

Con preghiera di diffusione

Fabio Grasso