Una banale ovvietà: la Toscana è uno dei centri principali per lo studio della Storia dell’arte in Italia. Il patrimonio artistico che conserva è, per vastità e importanza, uno dei più importanti al

mondo; inoltre la regione ospita corsi di laurea prestigiosi con annesse scuole di specializzazione e dottorati tra Firenze, Siena e Pisa; a un panorama di tal fatta si aggiungono fondazioni di grande rilevanza nazionale e internazionale e istituti di ricerca tra i più importanti del mondo.

E’ allora particolarmente grave e inaccettabile che in un territorio del genere ci siano musei di grande importanza, dove sono conservate alcune tra le più importanti opere d’arte della storia artistica occidentale, costretti, per mancanza di personale, a orari di apertura ridotti, se non proprio a rimanere chiusi. E ciò può avvenire anche imprevedibilmente, in base all’eventuale defezione di un membro del ridottissimo personale.
E’ questo il caso del Museo Nazionale di san Matteo a Pisa, un luogo che chiunque studi l’arte italiana non può non conoscere: qui sono conservati capolavori di Giunta Pisano e Simone Martini, Gentile da Fabriano e Masaccio, Donatello e Beato Angelico; la sezione di scultura e pittura del Medioevo, poi, è senza dubbio una delle più straordinarie al mondo, per quantità e qualità. Eppure il personale è così scarno che attualmente gli orari di apertura pomeridiani sono quasi del tutto annullati e il museo è visitabile solo tramite poche “visite accompagnate”; più in generale, e a prescindere da quello che si trova scritto sul sito del museo, prima di avviarsi verso Pisa è buona norma una telefonata preventiva, per assicurarsi di non fare il viaggio a vuoto.
Nella stessa imbarazzante situazione è il Museo Nazionale di Villa Guinigi a Lucca, autentico santuario della scultura romanica lucchese, che conserva capolavori come la Croce duecentesca di Berlinghiero Berlinghieri, il polittico bellissimo di Spinello Aretino, i dipinti di Fra Bartolomeo e Guido Reni. Anche questo museo è ora costretto a ridurre gli orari: chiuso domenica e lunedì, e visitabile solo con “visite accompagnate” (due al mattino e due al pomeriggio, della durata di un’ora); ancora una volta, la mancanza di personale costringe a tali riduzioni.
Stiamo parlando di musei importantissimi, situati in due delle principali città d’arte del nostro Paese: vien quasi da pensare che, se problemi del genere li hanno istituzioni di questa caratura, la situazione di tanti contesti “provinciali” può essere addirittura tragica.
Parliamo, inoltre, di due musei statali, il che rende la situazione se possibile ancor più inaccettabile: se il ministro dei beni culturali Alberto Bonisoli vuole rendersi conto della gravità della situazione in cui si trova parte del patrimonio culturale italiano, cominci da questi musei, peraltro emblematici dell’imbecillità della scelta del predecessore Franceschini di elevare pochi “grandi musei” rispetto agli altri – e in cosa, esattamente, i musei di Lucca e Pisa (o la Pinacoteca Nazionale di Bologna, o quella di Siena, o il Museo del Ducato di Spoleto) sarebbero meno “grandi”?
Tutto ciò, manco a dirlo, avviene in un Paese che sforna chissà quanti laureati in Storia dell’arte e materie affini ogni anno: oltre al danno, la beffa.