“Il 6 maggio potrete partecipare o assistere ad una competizione di arrampicata urbana che si terrà nel centro storico di Terracina”. Il Terracina street boulder contest, organizzato dalla ASD

Leano Outdoor e da PeakLab Mountain Sports e presentato sul portale di Outdoor srl, prometteva un’esperienza unica. Spiegata nel dettaglio. “Brevi percorsi di arrampicata (blocchi) da scalare senza corda posizionando il crash-pad …” con “I tracciati predisposti su facciate di case, muri in pietra e complementi architettonici e segnalati dall’organizzazione”. Esperienza che prevedeva anche una competizione, con tanto di premi finali.Come sia andata la manifestazione, lo spiegano gli organizzatori. Un successo straordinario! 224 iscritti e circa mille presenze “in una domenica che ha visto convergere a Terracina arrampicatori da tutta Italia, con al seguito amici e familiari”.

Per chi non ha saputo dell’evento oppure non è riuscito ad andare ci sono le foto della giornata. Con gli scalatori intenti ad arrampicarsi, tra l’altro, su uno dei monumenti affacciati sul Foro Emiliano, ovvero il centro della città antica. La Cattedrale, anzi sulla parete meridionale della struttura. Parete nella quale rimangono ampi resti dell’opera reticolata e di quella quadrata con la quale era realizzato il cd Tempio maggiore, un tempio romano sul quale, nel VI secolo, è stata innalzata la cattedrale. Insomma un classico esempio di edificio regioso che si è impiantato su un antico edificio pagano. Così le foto “ufficiali” della giornata immortalano gli scalatori che si arrampicano sulla parete, trovando appiglio tra i cubilia dell’opera reticolata oppure nelle parti mancanti della cortina muraria, oltre che tra i blocchi dell’opera quadrata. Ma ci sono anche le foto pubblicate sulla pagina facebook di “Terracina dimenticata”. Foto che documentano alcuni danni causati dalle arrampicate.

La questione ha acceso uno scontro, non solo sui social.

“Registriamo un crescente entusiasmo e interesse per le nostre iniziative. L’amore per Terracina ci incoraggia a dare il nostro contributo alla sua valorizzazione sfruttando la nostra passione. Questa è una città di mare e di pesca, di pianura e agricoltura, di collina e di montagna, di grande storia e di grande cultura. Noi desideriamo interagire con tutti questi elementi, materiali e immateriali, coniugandoli con quello che più ci piace fare: arrampicare. Ci emoziona apprestarci a scalare la storia della nostra città, i suoi monumenti più significativi”, spiegava alla vigilia dell’evento Giuseppe Pandozzi, vice presidente della ASD Leano Outdoor. Lodevole il tentativo di “innervare” il centro storico, di contribuire alla sua valorizzazione. Ma la sensazione, aldilà delle lodevoli intenzioni degli organizzatori, è che non si sia prestata la necessaria attenzione alle implicazioni che l’operazione avrebbe causato. Già perchè in pericolo, nonostante le rassicurazioni, sono state le strutture scalate, ma anche gli scalatori. Le strutture antiche, soprattutto quelle come la cattedrale di Terracina nelle quali si sovrappongono parti differenti per tecnica e per cronologia, possono nascondere delle fragilità.

“La scelta di riempirlo (il Foro Emiliano) con giovani è giusta, infelice, a mio modo di vedere, la location di molti punti. E qui entra in gioco l’archeologo. La scelta di scalare la Cattedrale (nemmeno i Saraceni nel IX secolo c’erano riusciti) è stata quanto meno improvvida. Inerpicarsi all’angolo di via Posterula, mi dispiace per i “tecnici” che ne hanno garantito la sicurezza, è stato ai limiti della follia”, ha scritto sul profilo facebook Piero Longo, un archeologo che Terracina la conosce molto bene.

Il punto è proprio questo, in qualunque modo si voglia giudicare l’iniziativa. Un monumento non può diventare una palestra per scalatori. Non può esserlo per la salvaguardia della struttura ma anche per quella delle persone. Nè può invocarsi per supportare la bontà dell’iniziativa il fatto che in questo modo si contribuisca alla valorizzazione dell’area nella quale insiste il monumento. Nè può invocarsi il degrado dell’area. Al presunto nulla che derubricherebbe il centro storico ad un’area degradata non si può rispondere in maniera sconsiderata. Proponendo iniziative di ogni tipo.

Non rimane che sperare che questa operazione sia stata realizzata all’insaputa della Soprintendenza. Non essere stati informati sarebbe stato grave, aver concesso una qualche autorizzazione, colpevole. Arrampicarsi sui monumenti non ha nulla a che vedere con la valorizzazione. Anzi, può configurarsi come un reato.

 

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