«La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione».

Raccontare di una mostra, una bella mostra, esordendo con la citazione

dell’articolo 9 della Carta Costituzionale non vuole essere solo un modo per celebrare i 70 anni che quest’anno ricorrono del documento più importante nella storia della Repubblica Italiana. Ricordare quell’articolo mettendolo in relazione con un’iniziativa voluta, pensata e realizzata dall’Archivio di Stato di Bari – Sezione di Trani diventa necessario per sottolineare come essa, nata all’interno di un ufficio del Ministero dei Beni Attività Culturali e del Turismo (MiBACT), scaturisca da un particolare humus che è in primo luogo culturale ma soprattutto costituzionale.

Non è quest’ultima una constatazione di poco conto se vero quanto scrive Tomaso Montanari in un recente suo saggio (Carocci Editore, 2018, p. 103 e segg.) dedicato proprio al citato articolo costituzionale. L’ultimo capitolo di questa pubblicazione ha, infatti, per titolo: «Attualità e (non) attuazione dell’art. 9». Senza fare un resoconto completo di quel saggio ci limitiamo solo a rilevare come il valore profondo di quell’articolo abbia percorso gli anni che ci separano dal 1° gennaio del 1948 con una sua sostanziale non applicazione tanto oramai praticata da essere pericolosamente sottovalutata. Appare evidente in più come questa forzata privazione dello spirito dell’articolo 9 chiami in causa due termini oggi altrettanto impopolari come Memoria e Storia.

C’è da evidenziare in più la particolare volontà di quella casa editrice di affidare il commento, in forma di singoli saggi, di ogni articolo costituzionale non solo a coloro i quali la vulgata associa il termine di “tecnici” (avvocati, costituzionalisti, etc.). La scelta, infatti, di coinvolgere proprio per il caso dell’articolo 9 uno storico e per giunta dell’Arte come Montanari appare non convenzionale, significativa e aggiungeremmo necessaria. L’analisi del testo costituzionale, infatti, non può prescindere dalla sua componente storica, dalla volontà, cioè, di indagare le ragioni intime e lontane e la genesi stessa di quell’articolo. Solo così di quest’ultimo possono capirsene le profondità disciplinari ma anche le specificità linguistiche come ad esempio l’uso del termine «Nazione» che, a tratti dal sapore ottocentesco direbbe qualcuno, potrebbe spingere il lettore incauto verso interpretazioni limitanti. 

A questo punto verrebbe da chiedersi quale possa essere il rapporto fra un libro, un articolo costituzionale e la mostra organizzata dall’Archivio di Stato di Bari – Sezione di Trani dal titolo: «I Boschi e le Masserie nella Cartografia Ottocentesca».

L’articolo 9 chiama in causa il paesaggio; il libro qui ricordato dimostra opportunamente che un testo breve, anche di poche righe come quello dell’articolo, lasci annidare in sé della storia e della ricerca storica l’atto dovuto e necessario della profondità. A ben vedere, poi, se i segni della lingua diventano i disegni di una terra, di un territorio e più estensivamente di un paesaggio, una mostra diventa l’atto necessario in cui avviene la spiegazione di un evento passato che attraverso l’esposizione al pubblico si trasforma nel passe-partout necessario per comprendere la realtà attuale. La mostra richiama l’articolo della Costituzione e quindi la Storia, il metodo storico, la necessità di una profondità a tratti oramai inconsueta; tutto questo apre così uno scenario inaspettato di ampio respiro. Parafrasando Magritte, quindi, “questa mostra non è una mostra” anzi, non è solo una mostra. 

Sullo sfondo di questa scena espositiva si staglia poi il ruolo svolto da una figura tanto importante quanto silenziosa, quella dell’archivista, e con essa dell’istituzione Archivio di Stato con quella sua ricchezza documentaria tanto singolare che, richiamandoci all’UNESCO, potrebbe meglio identificarsi con l’espressione “Patrimonio di Umanità”. E questo è tanto più apprezzabile se consideriamo la carenza, oramai cronica, di fondi e soprattutto di personale che gli Archivi di Stato stanno oggi vivendo.

La necessità di questo tipo di iniziative culturali, nel loro ruolo divulgativo e non solo è spiegata bene dal direttore dell’Archivio di Stato di Bari, Dott.ssa Antonella Pompilio: 

«La mostra è stata allestita presso la Sezione di Archivio di Stato di Trani il 14 marzo scorso, in occasione della II edizione della Giornata nazionale del Paesaggio indetta dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, iniziativa che ha inteso richiamare l’attenzione sul “paesaggio quale valore identitario del Paese e trasmettere alle giovani generazioni il messaggio che la tutela del paesaggio e la memoria storica costituiscono valori culturali ineludibili e premessa per un uso consapevole del territorio ed uno sviluppo sostenibile”. Al valore intrinseco di iniziative del genere viene dunque ad aggiungersi l’espressa volontà di suscitare interesse soprattutto nei più giovani, principali destinatari di un messaggio da trasmettere di generazione in generazione. Nel caso della mostra in argomento il coinvolgimento dei giovani si è manifestato in maniera tangibile attraverso il contributo di studenti del Liceo scientifico “V. Vecchi” di Trani, impegnati presso la Sezione in un percorso di Alternanza Scuola Lavoro che li ha visti protagonisti, sotto la guida attenta dei funzionari archivisti, nel lavoro di ricerca dei documenti e nella realizzazione del percorso espositivo. Ciò che ha maggiormente colpito, durante le visite guidate alla mostra effettuate dagli stessi studenti, è stato l’elevato grado di preparazione conseguita, frutto dell’impegno posto nell’analisi e nello studio dei documenti esposti, unitamente alla passione dalla quale hanno dichiarato di essere stati animati lungo l’intero tragitto che li ha condotti alla scoperta di testimonianze tanto preziose per ricomporre la storia del nostro territorio».

Per esporre, infine, il contenuto della mostra rimandiamo a quanto predisposto dagli stessi curatori:

«Le piante topografiche contenute nei fascicoli giudiziari hanno consentito ai curatori di effettuare un attento esame del territorio rurale e boschivo che caratterizzava il paesaggio della antica provincia di Terra di Bari, soffermando particolarmente l’attenzione sulle sue principali attività economiche e sulle più ricorrenti colture. L’approfondito e lungo lavoro di ricerca ha permesso la realizzazione di una mostra cartografica costituita dall’esposizione di 15 piante topografiche, policrome, acquerellate o disegnate a china rossa e nera, relative al secolo XIX, assolutamente inedite. Queste insolite opere d’arte create da ingegneri, architetti e agrimensori, sono il risultato della loro abilità grafica manuale e della capacità di rappresentare figurativamente i paesaggi, le colture e la posizione geografica del territorio, attraverso l’uso magistrale di colori che rendessero più realisticamente possibile le immagini dei luoghi descritti. Grazie a queste rappresentazioni figurative, molto diverse tra loro, perché provenienti da fonti archivistiche differenti e da tipologie territoriali diseguali, è stato possibile evidenziare le caratteristiche tipiche di ogni località sia riguardo all’aspetto sociale ed economico che a quello delle trasformazioni paesaggistiche avvenute nel tempo in gran parte della provincia di “Terra di Bari”».