La Protesta. I professionisti dei beni culturali contro l’uso dei volontari: è lavoro sostitutivo, va regolato

Sono diventate un appuntamento fisso. Sabato e domenica tornano le Giornate di Primavera del Fai – Fondo ambientale italiano. La formula è collaudata: oltre mille luoghi della cultura in tutta Italia aperti per l’occasione nel primo fine settimana di primavera.

UN MODELLO DI FRUIZIONE culturale certamente lodevole completamente osannato dai media. Un modello che però si basa quasi esclusivamente sul volontariato, un volontariato spesso sostitutivo del lavoro di fior fior di professionisti: le guide turistiche e degli assistenti alla vigilanza (i vecchi custodi). Proprio il movimento «Mi riconosci? Sono un professionista dei beni culturali» in questi giorni sta lanciando una contro campagna sui social (l’hashtag è #faichiarezza «con la richiesta alle tv di poter interloquire nelle ospitate del Fai») per spiegare la loro posizione in occasione delle Giornate di primavera.

LA CONTRAPPOSIZIONE tra «volontari» e «guide professionali» è stata alimentata dallo stesso presidente del Fai, il famoso archeologo Andrea Carandini, in un recente intervento: «Non vi è nessuno in Italia che conosca i luoghi speciali (aperti dal Fai, ndr) come i capi delegazione e i volontari». E ancora: «La narrazione (dei luoghi, ndr) presuppone la conoscenza, l’esposizione dei dati salienti e la passione di comunicare: una passione tipica dei volontari, che alle guide professionali spesso manca».

UNA POSIZIONE CONTESTATA
dal movimento. «Noi – racconta Andrea Incorvaia, uno dei fondatori di “Mi riconosci” – abbiamo una professionalità che nell’attuale sistema dei beni culturali non viene assolutamente riconosciuta. Ci troviamo anche noi a dover fare visite gratuite per non perdere il posto. Ti dicono: “Falla questa visita gratuita, tanto fa curriculum”. Non siamo contro il Fai, non siamo contro i volontari, siamo contro il volontariato sostitutivo. I tagli al dipartimento dei Beni culturali sono arrivati a tal punto che lo stesso Franceschini ha finanziato con soldi pubblici un bando del servizio civile pur di tappare buchi di personale».
Il dato di partenza della protesta è infatti incontestabile: negli ultimi anni il turismo culturale è cresciuto del 10 per cento, i posti di lavoro nel settore sono però rimasti gli stessi, per di più precarizzati.

«MOLTI MUSEI E LUOGHI che vengono aperti dal Fai per le giornate di primavera non hanno personale per rimanere aperti tutto l’anno – sottolinea Federico Giannini, giornalista esperto di arte – . Il Fai riesce ad aprirli grazie ai volontari, ma si tratta di un’apertura spot, un sistema che non può essere il modello di valorizzazione del nostro patrimonio culturale e paesaggistico».

IL FAI POI LIMITA GLI INGRESSI a molti siti ai soli soci dell’associazione, anche nei restanti 363 giorni in cui non ci sono le Giornate di primavera.

PER OVVIARE ALLA SITUAZIONE diventata ormai insostenibile il gruppo “Mi riconosci?” ha lanciato una proposta di legge che mira a «normare, a mettere dei paletti all’uso dei volontari nella tutela dei beni culturali e delle biblioteche. «Cerchiamo di combattere una spirale che porta sempre più a svalutare il lavoro arrivando a casi eclatanti come quello degli scontrinisti della Biblioteca nazionale di Roma. Il tutto alimentato dalla mancanza di sindacalizzazione fra di noi». La proposta di legge si intitola «La cultura è lavoro, fagliela pagare».

NELLO SPECIFICO SI PROPONE di modificare la legge Ronchey del 1993 che ha aperto la strada alle esternalizzazioni consentendo un uso massiccio del «personale delle organizzazioni di volontariato» che può «coadiuvare» o «integrare» quello «dell’amministrazione» perfino «per assicurare l’apertura quotidiana, con orari prolungati». Cancellando questi passaggi si limita già l’utilizzo sostitutivo. Modifiche si prevedono poi al Codice dei beni culturali e del paesaggio del 2004 prevedendo che ciò che fanno i volontari «non è in nessun modo equiparato a un servizio lavorativo». «Il fulcro della proposta – conclude Andrea – è avere più risorse e turn over». «Non esiste tutela del patrimonio senza tutela del lavoro, facciamo diventare questa settimana la settimana del Patrimonio culturale italiano, non solo del Fai», propone.

 

https://ilmanifesto.it/la-primavera-e-del-fai-non-dei-lavoratori/