La denuncia nel corso del lancio di “Emergenza cultura” con proposte per il nuovo governo. “Dipendenti over 60 e gli innesti non bastano”

Se le biblioteche sono diventate le cenerentole della riforma Franceschini, agli archivi tocca tout court il ruolo di sguattere, senza nemmeno la prospettiva di un sogno romantico prima della

mezzanotte.

Con finanziamenti passati dai 18 milioni del 2007 a 4 del 2015, l’organico più che dimezzato e una catena di pensionamenti di gran lunga superiore alle nuove assunzioni, per fine 2019 saranno scoperte una decina di sedi dirigenziali archivistiche sulle 26 del territorio italiano. Comprese quelle dell’Archivio Centrale e dell’Archivio di Stato di Roma, oltre che la Soprintendenza archivistica del Lazio.

E, considerato che l’ultimo concorso per archivisti è stato fatto nel 2008 e la graduatoria degli idonei è stata esaurita, senza una nuova gara i posti rischiano di rimanere vacanti per lungo tempo. « Prima eravamo una ventina, ora siamo rimasti in otto, tutti over 60 » , spiega Monica Calzolari, funzionaria dell’Archivio di Stato, nel monumentale complesso architettonico del palazzo della Sapienza. « Nel 2018 andiamo via in quattro, me compresa, gli altri restano per un paio d’anni — continua Calzolari — Entrano sì 4 neoassunti, ma una di loro al momento è impegnata nel dottorato di ricerca, quindi prima di due anni non potrà cominciare a lavorare».

A livello nazionale si tratta di un organico complessivo di 435 persone, di cui l’85% assunte tra la fine degli anni ‘ 70 e i primi ‘ 80 e dunque prossime alla pensione. I nuovi assunti sono in totale 130. «Gli archivi dispongono di inventari in gran parte insufficienti, è necessario un affiancamento di anni tra giovani ed esperti per poter conoscere i fondi conservati», spiega Ferruccio Ferruzzi, rappresentante dirigenti della Uil e ispettore archivistico onorario che ieri, assieme ad altri esponenti della cultura, tra cui Adriano La Regina, Tomaso Montanari, Vittorio Emiliani e Paolo Berdini, ha presentato il progetto “Emergenza Cultura”. Oltre che fare il punto sulla riforma del Mibact del 2014 — con lo ” spezzatino” delle Soprintendenze che a Roma ha creato un “caos” e un sovrannumero di funzionari, da 3 del 2015 a 10 nel 2017 — “Emergenza” vuole offrire alcuni spunti su cui il ministro della cultura del nuovo governo potrebbe partire per rilanciare il ruolo del patrimonio. Uno tra tutti, la tutela, alla quale sono strettamente legati gli archivi, istituzioni poco ” pop” in un’ottica che punta alla valorizzazione.

«Il trend è quello dell’abbandono degli archivi — continua Ferruzzi — Non solo statali, anche quello Capitolino non se la passa bene: è privo di un direttore, dopo essere diventato una branca dell’assessorato alla Cultura». Inoltre, le attuali sedi sono ormai sature. Solo al Tribunale di Roma ci sono 100 chilometri di documenti che dovrebbero essere trasferiti all’Archivio di Stato, ma non c’è personale, mezzi, né uno spazio dove portarli, stessa cosa vale per i ministeri. Si stima che la quantità di faldoni, lettere, documenti, ad oggi presente negli archivi sia pari a quella che ancora cerca una sede definitiva. E la digitalizzazione è molto indietro: se ne occupa l’Istituto centrale per gli Archivi che ha sede presso la Biblioteca Nazionale, «ma è un appartamento con quattro gatti, troppo piccolo per poter occuparsi di una tale mole di documenti » , chiosa Ferruzzi. E, paradossalmente, sono proprio i materiali più recenti a rischiare la peggior sorte. La carta contiene acidi che nel tempo la corrodono. E la mancanza di fondi impedisce ai (pochi) funzionari di effettuare sopralluoghi e tutela nei 400 inventari storici nei comuni del Lazio. « Serve spazio e personale — conclude Ferruzzi — Si potrebbero adibire le vecchie caserme, o capannoni in periferia. Ma ci vuole denaro, e naturalmente una forte volontà politica».

Repubblica – Roma I  9 febbraio 2018