I sogni di gloria del turismo non-stop in Sardegna si schiantano ai primi di settembre. Quando finisce la stagione balneare. E ritorna l’eco delle chiacchiere sul “paradigma

da cambiare”; nello sfondo i post e i tweet sfigatissimi su #destagionalizzazione e #continuità territoriale.
Nel frattempo non si fa neppure finta di provarci a intercettare qualche stravagante comitiva amante dei viaggi d’inverno. E non c’è ponte festivo che tenga. Gli alberghi – quasi tutti nei litorali – castelli in aria: chiusi pure i più rinomati nonostante gli appelli dei sindaci. Le poche strutture sempre aperte sono in aree urbane.
È così. La gran parte degli albergatori poco o nulla intraprendenti in bassa stagione. Se va bene – spiegano – ci paghi i dipendenti, i quali ovviamente preferirebbero guadagnarsi lo stipendio anziché gravare per mesi sul bilancio dell’ Inps.
È la linea rinunciataria della sedicente “isola delle vacanze”. La spiegazione in parte è climatica. L’attrattiva principale dei bagni in mare che cessa con il calo delle temperature. Si sa, non c’è gara con l’ estate, non a caso coincidente con il periodo delle ferie di noi tutti. L’ estate regina, secondo Flaiano. “L’autunno la ricorda, l’inverno la invoca, la primavera la invidia e tenta puerilmente di guastarla”.
Eppure qualcosa si potrebbe fare grazie a tutto ciò che sta sotto il magico cielo di Sardegna. La costa gallurese è emozionante pure senza sole, il tramonto su Capo Caccia non delude mai, a Oristano si mangia sempre bene, Cagliari t’incanta ogni volta. Come altre centinaia di posti senza mare: dal Monte Acuto alle Barbagie, al Parco nazionale ricusato del Gennargentu.
Quanto basta per non restare in fondo nella classifica delle regioni per presenze di turisti nei mesi non estivi. Come certifica il rapporto Unicredit-TCI /2015. A sostegno del sospetto che si tratti d’indolenza: se molti scelgono Trentino e Val d’Aosta anche senza le piste innevate.
In verità la Sardegna è irraggiungibile: sconta la dura penitenza dei trasporti insufficienti e a costi insopportabili. Malgrado l’UE della coesione territoriale (nei trattati costitutivi e in quello di Amsterdam) e nonostante il diritto dei sardi ad attraversare il mare senza dipendere dalle compagnie low cost in funzione del turismo.
Un deficit a cui si potrebbe rimediare rapidamente. Le infrastrutture ci sono, quanto basta per avere a disposizione – da domani – molti più aerei/più navi. Insomma, collegamenti finalmente adeguati (pure per spostarsi nell’isola). E potremmo vedere l’effetto che fa con gli alberghi sempre aperti. Un test non rinviabile: ragionevole aspettarne l’esito prima di decidere su altre trasformazioni in fascia costiera come immagina il governo a guida PD. Perpetuerebbero il sovraffollamento stressante delle spiagge a Ferragosto; e contrastanti con l’obiettivo di estendere le vacanze nel tempo e nei territori lontani dalle coste, questi sì privi di attrezzature per l’accoglienza pressoché inarrivabili con mezzi pubblici.
Non è il numero degli alberghi ad incrementare i visitatori di questo o quel luogo, ma casomai le brutture sparse ad allontanarli. Sembra d’accordo su questo l’assessore al Turismo della Regione Autonoma. E sono i numeri a dirlo. l’Italia è al terzo posto nella classifica delle più premiate mete europee, nonostante sia al primo posto per la capacità ricettiva e con ampio vantaggio. Dice qualcosa a chi crede nella formula più case = più turisti= più trasporti? Basta per non immobilizzarci nell’ ambiguo impasto tra turismo e ciclo edilizio svincolato dalle norme di tutela paesaggistica?
Avanti allora con un’intelligente sperimentazione: grazie all’apertura, almeno da aprile a ottobre, degli alberghi esistenti, migliorabili senza incrementi di volume. Non sono pochi, visto che la Sardegna è a metà classifica dell’accoglienza (esercizi/posti letto) nelle regioni. Bastano per un collaudo partecipato e quindi attendibile se, appunto, si eliminasse il rischio peggiore per chi gestisce alberghi- ristoranti-bar, di non essere raggiungibili dai potenziali clienti. Chi ha il compito di colmare questo principale svantaggio? La terra promessa del turismo in Italia s’interroga aspettando aspettando l’estate.

La Nuova Sardegna del 24 gennaio 2018