Il ministro Franceschini spara numeri “strabilianti” sulle presenze dei musei. Ma non reggono

Un fragore festante di trombe e grancasse ha accompagnato le “cifre strabilianti” (così l’ufficio stampa del ministero dei Beni culturali) annunciate da Dario Franceschini su ingressi e incassi

 

di musei e monumenti. Ma davvero meritavano queste ovazioni “velinare”? O i 50 milioni di visitatori e i 193,6 milioni di introiti non andavano analizzati seriamente? Qualcuno, oltre a chi scrive, ha fatto le pulci all’annuncio-lampo (in genere i dati si davano, in dettaglio, mesi dopo): Andrea Cionci su La Stampa, Angelo Crespi su Il Giornale e lo storico dell’arte Tomaso Montanari. Sul quale ha così twittato, dopo aver suonato la tromba nel proprio Tg1, il giornalista del servizio pubblico, Marco Frittella: “Il bilancio della riforma dei musei italiani è eccezionale: in 4 anni +12 milioni di visitatori (+31%) e +70 milioni di euro di incassi (+53%). Risorse preziose per la tutela che tornano ai musei con un sistema che premia le migliori gestioni e garantisce le piccole realtà”, anticipato da “Non ditelo a Tomaso Montanari, gli dareste un dolore”. Presidente e direttore generale della Rai dovrebbero preoccuparsi e magari vergognarsi di questo telegiornalismo precotto e “frittellato”.

Perché, in realtà, il prezzo dei biglietti risulta aumentato del 5,23 % di media, uno dei maggiori dell’ultimo periodo, da solo genera introiti per svariati milioni in più. Anche se, altro dato che mette la sordina alle trombe, i paganti risulterebbero aumentati soltanto del 5% e i non paganti (dati, questi, ufficiali) del 15 %. Attendiamo dunque analisi più dettagliate.

“Cifre strabilianti” sono di sicuro gli 8 milioni di ingressi gratuiti al Pantheon. Tanti quanti i visitatori del Louvre; 1 milione più di quelli del Colosseo; il 70% in più del 2010: 8 milioni fanno 22.000 ingressi al giorno in spazi limitati, anche dalle funzioni religiose del tempio, e poi in 8-10 ore di apertura. Una Curva Sud si riverserebbe ogni giorno al Pantheon. Ma chi l’ha vista? Qualcuno deve avere un po’ ecceduto al Collegio Romano. Viene poi la calca delle domeniche gratis: ufficialmente si parla di 3,5 milioni di ingressi. A spanne, visto che le biglietterie sono chiuse e si usa il conta-persone. Figurarsi.

Ma poi, la Reggia di Venaria e il Museo Egizio di Torino sono ancora Musei statali? A rigore non più. Sono Fondazioni partecipate solo in parte dal ministero dei Beni culturali: la prima con oltre 1 milione di visitatori, il secondo con 845.237 e un leggero calo malgrado l’impagabile serata di Zumba danzata fra le mummie. Fanno 1,9 milioni di visitatori da sottrarre agli oltre 50 milioni di ingressi. Lo stesso per i loro introiti complessivi stimabili (i dati esatti non ci sono) in 12 milioni di euro. Il boom già si sgonfia.

Molti dei musei o dei siti in crescita in realtà non fanno parte di quelli resi autonomi dalle “riforme” e “miracolati” dalle pozioni di Frà Dario: non Pompei già autonoma (+7,6%), non Castel Sant’Angelo, il Castello di Miramare (+14,3%), o la Grotta Azzurra di Capri (+10,4%). Ma l’euforico comunicato ministeriale non distingue. Due Musei autonomi invece flettono: il Palazzo Ducale di Mantova (-11,10%), un anno fa lodatissimo per il tourbillon di mostre e il Museo Nazionale Romano (-1,80%), ora diretto da una storica dell’arte.

Costretti a “far soldi, soldi, soldi”, i super-direttori sono diventati impresari di matrimoni, banchetti, feste di laurea, compleanni fastosi (o pacchiani) e altro ancora, alcuni sbracando (Italia Nostra di Caserta ha già chiesto le dimissioni del direttore della Reggia Mauro Felicori). Pure i partecipanti a quei turbinosi “eventi” vengono conteggiati fra i visitatori. Tanti soldi, tutti per lo Stato? No, per la mancata riforma delle società di servizi aggiuntivi, il 20 % degli incassi va ad esse. Con ciò si scende a 155 milioni di introiti reali. Meno i 12 milioni di Venaria ed Egizio, si cala a 143… Ovviamente si tace sulla primavera-estate favorevolissima al turismo e sul calo di arrivi, a causa del terrorismo, a Parigi, in Nord Africa, Libia, Egitto e Turchia (-40% solo i tedeschi) a nostro favore. Da noi i tedeschi sono i più presenti e i cinesi salgono a 5,4 milioni di presenze.

Torniamo agli introiti “strabilianti”, e quindi ai rincari: soltanto agli Uffizi da 8 a 12,5 euro (+ 4,5 euro che, moltiplicati per 2,2 milioni ingressi, fanno una decina di milioni di euro in più…) e a Pitti da 8 a 13,5 euro (+ 5,5 che, moltiplicati per 580.000, fanno più di 3 milioni di euro), ecc. Agli Uffizi si pagano 38-39 euro con audioguida, mentre al Louvre un tour guidato ne costa solo 35. Venaria Reale è più cara di Versailles: 47 euro per 90 minuti di visita guidata (55 per Reggia e giardini) contro 18 euro con audioguida (al giorno), 20 con accesso ai giardini e 35 per un tour guidato. Cioè 20 euro in meno che alla Venaria. Al Museo Egizio il biglietto più richiesto, 2 ore con audioguida, costa 47 euro. Ragazzi, a far soldi così son buoni tutti, senza essere i super-direttori voluti da Franceschini. Ma chi lo racconta agli italiani? Chi sgonfia le balle? Pochissimi per ora. Suonano le trombe. E i tromboni.

FQ  | 15 gennaio 2018