Panche e tavolini apparecchiati sulle antiche vestigia romane. È accaduto a Cosenza nel pomeriggio del 6 gennaio scorso, al termine della

programmazione comunale per le festività natalizie che ha trasformato l’antica Atene della Calabria in una vera e propria città dei balocchi. Il culmine di tanto degrado è stato raggiunto il giorno della Befana, quando tutta la città vecchia, custode della storia cosentina, è stata interessata da una serie di manifestazioni di piazza circensi. Ghiotta occasione per i commercianti della zona, i quali hanno potuto – giustamente – incrementare i propri profitti, alcuni, però, in maniera poco consona alla storicità dei luoghi. In particolare, il gestore di una attività di ristorazione sita in piazzetta Toscano, per l’occasione che ha richiamato tanta gente, ha pensato di sistemare tavolini e panche sui vetri che ricoprono gli scavi archeologici su un sito di epoca romana. Intollerabile e pericoloso. Chi ha rilasciato l’autorizzazione – sempre che il gestore l’abbia chiesta e non abbia invece agito abusivamente – non ha tenuto conto del patrimonio culturale posto sotto i vetri adibiti a pavimento per i tavolini della movida e non ha considerato la pericolosità per gli avventori costituita dagli stessi vetri, scheggiati e rotti in varie parti. Grave se detta autorizzazione non è stata mai richiesta e se il gestore ha utilizzato il sito come se fosse casa sua. D’altra parte, i controlli sono stati nulli, sebbene la manifestazione, piuttosto affollata, li richiedesse. Purtroppo, il centro storico di Cosenza è ormai una terra di nessuno, dove chiunque può fare quel che vuole indisturbatamente. Anche sui siti archeologici come piazzetta Toscano.

Poco più di un mese fa, su Emergenza Cultura avevo scritto della sorte del luogo in questione, soffermandomi sull’abbandono dei resti romani, nonostante i sequestri e le lettere giunte persino dal Mibact: “Novembre 2016, in seguito a numerose segnalazioni sullo stato di degrado dell’area denominata piazzetta Toscano pervenute ai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale (NTPC), la Procura della Repubblica di Cosenza dispose il sequestro probatorio del sito ‹‹bene culturale sottoposto a vincolo tutorio – scrivevano i carabinieri del Nucleo in un comunicato – ubicata nel centro storico di Cosenza, di proprietà comunale, un’area di 1500 mq dove insistono i resti di strutture murarie di abitazioni di epoca brettia del IV – III sec. a.C. nonché i resti di una domus romana di età imperiale del II – III sec. d.C., decorata con pavimenti a mosaico e intonaci policromi››. Non si fecero attendere le rituali reazioni dell’amministrazione comunale, chiamata in causa perché proprietaria del bene, che promise interventi sull’installazione se avesse trovato finanziamenti adeguati e assicurò alla Soprintendenza e al Nucleo TPC la sua collaborazione. Spenti i riflettori, l’area è stata come al solito dimenticata, nonostante l’interesse mostrato finanche dalla direzione generale del Mibact, che nei mesi antecedenti al sequestro scrisse alla Soprintendenza cosentina sottolineando «la difficile situazione in cui versa il patrimonio archeologico di Consentia, quale ad esempio l’area della domus romana di piazzetta Toscano, che è stata sequestrata dalla Procura in quanto il sito versa, già da diverso tempo, in uno stato di gravissimo degrado, con rifiuti di vario genere ed erbe infestanti che hanno invaso le strutture murarie».

Oggi, a distanza di un anno dal sequestro, le emergenze archeologiche sono completamente offuscate dai vetri appannati, i nastri di delimitazione apposti dai carabinieri del Nucleo si vedono appena e l’oblio è di nuovo calato sulle vestigia romane. Sono le contraddizioni di una città ad alto interesse storico-artistico, in cui si investe molto per le leggende e nulla per la storia, anzi si lascia nei rifiuti e nell’abbandono totale un luogo di alto valore archeologico. Stessa sorte è riservata a tutto il cadente centro storico, tra i più estesi e belli d’Italia”. (Emergenza Cultura, 20 novembre 2017).

Non passa giorno che su questo sito non si scriva della tendenza a rendere i beni culturali italiani simili alle giostre di un grande luna park, molti di noi stanno protestando perché si tuteli il vasto patrimonio, caduto nelle mani di barbari alla ricerca del profitto che, in questo modo, annienteranno in tempi brevissimi la nostra storia. Noi non ci stiamo.

L’autrice esercita la professione di  giornalista a Cosenza

12 gennaio 2018