Diventa sempre più raro imbattersi in paesaggi rurali e selvaggi, non ancora aggrediti dalle speculazioni edilizie. I grandi e bucolici spazi sono ormai scomparsi, lasciando il posto alle colate di cemento, ai disboscamenti e alle campagne abbandonate. Il paesaggio si è deformato, stravolto dalle catastrofi naturali e dalla mano dell’uomo, risucchiato dai vortici delle acque o ricoperto dal fango.

Il territorio calabrese necessita, oggi, di interventi seri a causa del dissesto idrogeologico e delle tante azioni rovinose messe in atto da gente senza scrupolo, che ha decimato i boschi calabresi, cementificato le coste e le aree verdi, inquinato fiumi e mari, imbottito di rifiuti tossici montagne e colline.


E il paesaggio si è trasformato: aree naturalistiche distrutte e soppiantate da ecomostri; beni architettonici che hanno visto mutare la destinazione d’uso a favore di moderne e proficue attività turistiche; abbandono ingiustificato dei centri storici. La corsa all’edificazione per placare gli appetiti di impresari votati al guadagno e la forte antropizzazione dei luoghi calabresi si sono rivelate fattori di trasformazione del paesaggio.

Negli ultimi tempi, tuttavia, si assiste a una timida richiesta di “paesaggio”: dalle aree protette a una rinnovata considerazione degli spazi urbani e periurbani, dai parchi archeologici al recupero dei piccoli borghi e delle periferie. Ma è ancora poco e di contro sono troppe le aggressioni al patrimonio naturalistico della regione. Non passa giorno in cui non pervengono notizie di tagli abusivi di boschi, di disastri ecologici e di abbandono di rifiuti pericolosi nelle aree extraurbane.

Occorre rinaturalizzare e ripristinare la primitiva interdipendenza degli agglomerati urbani con i loro territori, porre le basi per una valorizzazione dei luoghi che avversi di considerare gli stessi come risorse economiche, ma che salvaguardi l’ambiente naturale, storico e culturale, risultato della millenaria azione concomitante tra natura, storia e cultura. È indispensabile attuare subito un’inversione di tendenza che consenta un recupero e una riqualificazione dell’ambiente, soprattutto attraverso la formazione di una coscienza collettiva critica e con l’uso di adeguati strumenti normativi e coercitivi. I paesaggi, come il patrimonio culturale, sono beni sociali, salviamoli insieme.

L’ autrice è giornalista de “Il Quotidiano del Sud”

2 Maggio 2017