Torna drammaticamente d’attualità la legge-quadro 394/91 sulle aree protette. Ciò che non riuscì ad Altero Matteoli e a Stefania Prestigiacomo sta riuscendo al Pd e al governo. Tutte le lobby anti-Parco sono scatenate affinché a tappe forzate la maggioranza approvi la legge del senatore Massimo Caleo (Pd), che stravolge radicalmente la buona legge Cederna-Ceruti n. 394 del 1991 sulle aree protette. Dopo il “sì”, fra accesi contrasti, al Senato, i proponenti serrano i tempi a Montecitorio. Un documentato, accorato appello di ambientalisti, uomini di cultura e scienziati è stato rivolto oggi al premier Paolo Gentiloni ricordandogli anche gli otto lunghi anni

nei quali ha diretto la rivista di Legambiente “Nuova Ecologia”. Renzi non ha mai mostrato sensibilità per questi temi. Gentiloni, essi sperano, dovrebbe mostrarne. I giovani manifestano un rinnovato interesse ai temi ambientali e naturalistici, l’enciclica di papa Francesco richiama uomini e governi ai loro doveri a favore dell’ambiente. Soltanto i politici (e i giornali) italiani sono così sordi e lasciano prima in abbandono e poi stravolgono i nostri bellissimi, utilissimi Parchi giunti al numero di 23 per una superficie protetta superiore al 10%?

“Le chiediamo signor Presidente, di non permettere che la storica e ancora validissima legge 394/91, sia modificata in peggio abbassando le competenze di tutela nazionale per accontentare la politica locale.”  Di seguito elencano una serie di punti introdotti dal Senato che in pratica vanificherebbero anni di battaglie per difendere il nostro comune patrimonio nazionale giunto, grazie anche alla legge che si vuole affossare, a 23 Parchi Nazionali.

1) per la nomina del presidente non verrebbe richiesto alcun titolo specifico concernente la  conservazione della natura che è la “mission” dei parchi” .

2) il direttore non verrebbe più  scelto   in base alle competenza naturalistiche e culturali  ma secondo una “comprovata” e non meglio precisata “esperienza professionale di tipo “gestionale”. E sarebbe  nominato dal locale Consiglio direttivo,  di fatto dall’uomo di partito – Presidente  del Parco, non più dal Ministero in base ad un elenco di esperti esistente.

3) gli agricoltori entrerebbero a far parte dei Consigli direttivi dei parchi. Apripista di altre categorie?

4) le attività economiche con impatto sull’ambiente dei Parchi , come nel caso degli impianti di  estrazioni petrolifere, pagherebbero  royalties decretando in tal modo, come cavalli di Troia,  la fine dell’indipendenza degli stessi.

5)  all’interno dei consigli direttivi  la componente scientifica e conservazionista (già oggi fortemente ridotte) diminuirebbe ancora a favore dei portatori di    interessi locali e di parte.

6) nulla si dice poi, circa un deciso  potenziamento della sorveglianza e delle dotazioni organiche totalmente insufficienti all’interno delle aree protette nazionali e delle Aree Marine Protette.

7) sul possibile Parco nazionale del Delta del  Po il “mancato raggiungimento dell’intesa tra Regioni precluderebbe  l’adozione di un decreto sostitutivo del Governo”. Quindi non si farà mai.

8) la caccia sarebbe permessa non più solo ai residenti – come si era civilmente prospettato con la 394 –  ma anche a cacciatori provenienti dall’esterno. Si possono già immaginare l’affollamento di doppiette da zone ormai prive di selvaggina.

9) viene totalmente aggirato il principio (presente nella 394/91) della completa omologazione delle Aree Marine Protette ai Parchi nazionali. Le stesse vengono lasciate in una situazione di totale indeterminatezza e in balia di improbabili Consorzi ai quali non vengono neppure conferiti i fondi necessari al funzionamento.

Molte le firme importanti, in testa fra quelle del Gruppo dei 30, Francesco Mezzatesta  (già Segretario generale Lipu  e responsabile dei Verdi per i parchi); Giorgio Boscagli (già Direttore del Parco Regionale Sirente-Velino e del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi); Luigi Piccioni (storico dei Parchi, docente all’Università della Calabria); Corradino Guacci (Presidente della Società Italiana per la Storia della Fauna); Fabio Vallarola, (Direttore Area Marina Protetta Torre del Cerrano già Direttore del Parco Nazionale del Pollino ); Bruno Petriccione (Presidente di Appennino Ecosistema e componente del Comitato scientifico di WWF Oasi); Franco Pedrotti (Professore emerito dell’Universita’ di Camerino, già Presidente della Società Botanica Italiana); Jean-Paul Theurillat (Ecologo Università di Ginevra, socio WWF – Svizzera, Componente Consiglio Scientifico Appennino Ecosistema); Giuseppe Rossi (già Presidente del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise).

E inoltre Desideria Pasolini dall’Onda, fondatrice di Italia Nostra; Stefano Allavena (già Dirigente Superiore del Corpo Forestale dello Stato, già Commissario  Straordinario Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga;  Presidente Associazione per la Tutela degli Uccelli Rapaci e dei loro Ambienti ; Mimì Nicoletti (Docente Università di Salerno, Direttore Parco Naz. Gran Sasso Monti della Laga) ; Cesare Lasen (geobotanico, già Presidente Parco Nazionale Dolomiti Bellunese e membro Consulta Nazionale per le Aree Protette) Guido Pollice (Presidente di Verdi Ambiente Società; Giorgio Nebbia (Docente emerito Università di Bari); Wolfgang Sachs (Saggista, esperto di sostenibilità, Wuppertal U Institute , Germania); Kevin Cianfaglione (Geoarchitettura, Università della Bretagna Occidentale, Francia) : Gruppo San Rossore (Presidente Renzo Moschini?; Vezio De Lucia, presidente Bianchi Bandinelli; Anna Marson urbanista dello IUAV, redattrice Piano paesaggistico Toscana; Monia Frassoni portavoce dei Verdi europei.

 

8 Marzo 2017