Il 1 febbraio del 2017 l’ufficio regionale dei Beni Culturali delle Marche ha prodotto un documento di quasi 90 pagine che per oggetto ha: Proposta di atto amministrativo 35/17 ad iniziativa della Giunta Regionale concernente: “Approvazione di Piano triennale della Cultura 2017/2019.”
Scorrendo le prime pagine si capisce bene che i presupposti sono buoni, il rilancio dell’immagine della regione dopo il sisma, la ricostruzione del sistema dei musei e l’organizzazione di grandi eventi espositivi che possano dare supporto scientifico e di promozione alla ricostruzione sociale e culturale.

Nei mesi scorsi i comuni del cosiddetto “cratere” delle Marche avevano avviato un intenso e costruttivo dibattito con la Regione stessa e con la Soprintendenza (ora unica) delle Marche sul ricovero delle opere d’arte, sulla loro fruizione e sulla necessità di una tutela più incisiva e tempestiva. Contestualmente si andava formando una sorta di linea di pensiero tra gli amministratori locali che chiedevano alla Regione un tavolo di confronto delle idee sulla cultura nei prossimi tre anni, consci che serve un programmazione seria, pluriennale e molto condivisa da tutti.
Il documento sembra andare quindi in quella direzione, anche perché il Presidente Luca Ceriscioli, in un incontro dedicato proprio a questi temi ribadiva la necessità del confronto e evocava un tavolo di discussione tra apparato regionale e territori.
Scorrendo le pagine di questo corposo documento si leggono molte azioni importanti che si potranno fare in prospettiva, ma poco dopo la metà si incappa nella programmazione delle mostre della Regione a cui si dedicano moltissime risorse. Ci saranno tre grandi appuntamenti con dei centenari, 2018 Rossini, 2019 l’Infinito di Leopardi e 2020 Raffaello. Pesaro, Recanati, Urbino. Benissimo, ci mancherebbe altro, sono argomenti di tutto rispetto e senz’altro andranno celebrati a dovere.
Si scorre ancora, e subito dopo al paragrafo “Altre mostre proposte dal territorio” la lista è questa
2017 – Disegni del Sassoferrato provenienti dalle collezioni del Duca di Windsor, a cura di François Macé de Lépinay, da fare giustamente a Sassoferrato. Un’operazione voluta dall’amministrazione comunale e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana
2017 – Capolavori Sistini ad Osimo, una raccolta di opere provenienti da comuni colpiti dal sisma, in sostanza uno sciacallaggio che priva di quelle poche possibilità turistiche i comuni interessati. I turisti secondo la regione non devono andare nei luoghi del sisma, ma stare sereni verso la costa.
2017 – Lotto e Leopardi a Recanati, a cura di Vittorio Sgarbi.
2018 – Lotto e le Marche a Macerata, in cui si legge in realtà che sarebbe una mostra di soli ritratti (speriamo che scelgano almeno quelli degli anni marchigiani di Lorenzo Lotto) e un percorso esterno.
Ora, mi pare chiaro quale sia il disegno generale del programma. Ignorare completamente e programmaticamente le zone colpite dal sisma. Come se non esistessero. Anche chi non conosce le Marche può aprire google maps e guardare la cura con cui tutto l’entroterra sia stato come cancellato da questa programmazione. Eppure i territori da settimane stavano progettando altre cose: una mostra sul Romanico con un percorso per tutte le abazie; un evento sulle Marche sistine che presenti uno dei capitoli più importanti del manierismo in regione e in Italia centrale, una mostra sul Trecento nelle Marche all’ombra del cappellone di San Nicola a Tolentino. E forse sarebbe anche il caso di mettere in cantiere un lavoro serio, puntuale e altamente di livello su Crivelli ad Ascoli Piceno, con un percorso che accompagni il turista a visitare i luoghi, scoprire i contesti e vedere alcune opere che chiaramente non si possono spostare come i polittici a Monte San Martino.
Una zona ricca come le Marche potrebbe offrire moltissimi altri spunti ma questo non è stato assolutamente ascoltato; eppure le premesse del lavoro dei comuni erano quelli di ripetere la stagione straordinaria della ricostruzione post sisma del 97 con un grande lavoro di recupero di luoghi e beni lesionati, restauri di opere d’arte, organizzazione di mostre sul territorio che venivano però da anni di preparazione e studio, Matelica 1999 e San Severino 1999, ancora San Severino 2001 e quella magistrale anche per metodo di ricerca e di promozione di Camerino nel 2002.
Il documento programmatico della Regione stanzia 100.000 euro l’anno per tre anni per il recupero dei musei lesionati, ma oltre 6 milioni di euro per il brand #destinazionemarche. Stanzia 1 milione per una mostra su Raffaello ancora tutta da vedere (per il 2020 è già pronto il progetto della National Gallery a Londra ad esempio) e nemmeno un centesimo sui restauri o sulla salvaguardia dell’immenso patrimonio che si sta sbriciolando pezzo per pezzo sulle montagne.

Eppure nelle premesse mi pareva di leggere che era un programma per le zone colpite dal sisma.

 

28 Febbraio 2017