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Mahmood e Ferragni: l’arte piegata al consumo

di Tomaso Montanari

Credo sia stato un errore far girare a Mahmood il video di Dorado al Museo Egizio di  Torino. E non certo perché è a torso nudo, e nemmeno perché la canzone dice: «Mi piace lei perché ha il culo sodo (uh)». È molto più volgare la Galleria dei Re, inflitta al Museo Egizio da Alain Elkann, che non la performance di Mahmood, riuscitissima. Continua a leggere “Mahmood e Ferragni: l’arte piegata al consumo”

Un virus contro i Faraoni: l’Egizio rischia la chiusura [con post scriptum dell’autore]

di Tomaso Montanari

Anche il Museo Egizio di Torino sta lottando per sopravvivere al coronavirus. Dopo quasi due mesi di incasso zero, iniziano a far paura i 600.000 euro mensili di costi fissi: per quanto le utenze siano state ridotte del 40% e il Cura Italia stia fornendo un contributo per gli stipendi dei 55 dipendenti, il Museo non può farcela da solo. È quel che sta dicendo, con l’onestà intellettuale che lo contraddistingue, il direttore Christian Greco: “È impossibile stare dietro a queste perdite da soli, l’ultima cosa che vogliamo fare è consegnare le chiavi”. Continua a leggere “Un virus contro i Faraoni: l’Egizio rischia la chiusura [con post scriptum dell’autore]”

Andrea Giambartolomei, Museo Egizio, chi è il direttore che Fdi vuole cacciare: vincitore di un bando, ha lasciato un incarico all’Università di Leida

Una volta tornato in Italia, l’ex cervello in fuga Christian Greco ha rilanciato il museo torinese coniugando nuove ricerche e scavi a iniziative per attirare visitatori all’interno del palazzo, completamente rinnovato negli allestimenti, con iniziative “pop”. Così l’Egizio, tra i primi dieci musei italiani, è passato dai 772.934 visitatori del 2015 agli 845.237 del 2017. Ora però viene preso di mira dalla destra

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Federico D. Giannini, “Abbattete le mani”: sulla grottesca sessione di zumba al Museo Egizio di Torino

Il Museo Egizio diventa per una sera palestra che ospita sessioni di fitness e zumba: il risultato è grottesco e occorre domandarsi se sia accettabile.

Ogni villaggio vacanze che si rispetti annovera sempre nel suo organico la funesta figura dell’animatore turistico importuno. Quello che, per intenderci, s’ingegna e s’arrovella per coinvolgere nelle sue attività, con modi più o meno coercitivi, il malcapitato ragioniere brianzolo cinquantenne, fieramente stravaccato sul lettino con la stessa propensione al movimento che potrebbe avere il coperchio di un’urna etrusca, e che, all’atto di versare la caparra al suo agente

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Teodoro De Giorgio, Può il Museo Egizio di Torino diventare una palestra per pilates?

Era il 3 marzo 2014 quando il complesso museale del Santa Maria della Scala di Siena, antico ospedale di origine medievale, veniva trasformato in palestra in cui saltare liberamente e ballare la zumba al ritmo di musica disco tra affreschi, pale d’altare, dipinti e statue, col plauso – per giunta – delle pubbliche istituzioni. Lo spettacolo, come dimostrano ancora oggi i video che documentarono quell’iniziativa, fu altamente indecoroso, non solo perché venne compiuto in spregio dell’identità civica, religiosa e culturale di una città e di un popolo, quello senese, ma

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