di Paola Somma

Di fronte alla decisione del sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, di tenere chiusi i musei civici “fino a quando non torneranno i turisti”, qualcuno ha manifestato stupore per il silenzio/assenso del governo. Che non si sia trattato di una dimenticanza, sembra ora trovare conferma negli interventi di due ministri, convinti sostenitori dell’idea che le politiche concernenti “arte e cultura” debbano, prima di tutto, rispondere alle richieste e agli interessi degli investitori del turismo.

Dario Franceschini, ministro della Cultura, si è adoperato per far inserire nei progetti del recovery plan cospicui stanziamenti (aggiuntivi rispetto a quelli già concessi con il “piano strategico grandi progetti beni culturali” dell’agosto 2020) a favore della fondazione della Biennale di Venezia, che va premiata in quanto “uno dei grandi attrattori” di turisti; mentre il ministro dell’Università, Gaetano Manfredi, ha dichiarato che per il “futuro sostenibile del turismo e di Venezia è cruciale il master in hospitality”, da poco avviato a Ca’ Foscari, perché questa laurea professionalizzante aiuterà a fare “un salto di qualità in tutte le nostre città, che sono attrattive, ma che spesso soffrono di un turismo, per così dire, non alto”.

Se le elargizioni di denaro pubblico alla Biennale non sono una novità, il master elogiato dal ministro Manfredi, invece, è una iniziativa recente che, per il contesto in cui si colloca e per i soggetti coinvolti, esemplifica perfettamente in cosa consista la sinergia fra università, istituzioni statali e locali, privati investitori, da più parti indicata come indispensabile acceleratore di innovazione e sviluppo.

Da alcuni anni Ca’ Foscari ha creato una sua Challenge School, per offrire una serie di corsi on demand, vale a dire progettati e condotti insieme alle imprese che ne richiedono l’attivazione. Il master in mobility innovation and management, ad esempio, è gestito in partenariato con Volkswagen.

Il master in hospitality innovation and e.tourism è stato progettato “in stretta collaborazione con la parte pubblica e privata dell’offerta turistica internazionale”, cioè Cassa Depositi e Prestiti e il gruppo TH Resort, i due sviluppatori che stanno portando a termine la cosiddetta riqualificazione dell’area dell’Ospedale al Mare al Lido di Venezia. La gigantesca operazione prevede la demolizione dell’ospedale e la trasformazione dell’intero sito, compresa la spiaggia pubblica che il Demanio ha dato in concessione a Cassa Depositi e Prestiti, in un distretto turistico di lusso, con un albergo di 350 camere del Club Mediterranée ed uno di 175 del TH Resort, oltre ad una serie di piscine e centri fitness. Nel complesso verrà insediata anche la “scuola italiana di ospitalità” che fornirà “alta specializzazione alberghiera” ai suoi allievi i quali, durante il corso degli studi, potranno “prestare servizio all’interno dei due alberghi”.

Ripercorrendo cronologicamente gli eventi che hanno portato alla creazione della scuola italiana di ospitalità e del master in hospitality, non si può non rimanere colpiti dalla comunanza di intenti tra parti pubbliche e private e dall’accorto lavoro di squadra che ha portato al risultato finale.

Il progetto della scuola italiana di ospitalità è stato presentato il 13 dicembre 2019, in un convegno organizzato da Cassa Depositi e Prestiti, al quale ha presenziato il sottosegretario del Mibact, Lorenza Bonaccorsi. Pochi giorni dopo, il 18 dicembre, Ca’ Foscari ha reso pubblico il programma del suo master in hospitality, durante un evento, presieduto congiuntamente alla associazione veneziana degli albergatori, nel quale i convenuti potevano partecipare a un gioco di ruolo per “simulare la vendita di un pacchetto turistico, mettendosi sia nei panni del turista, che desidera acquistarlo, sia in quello di agenzia viaggi, che desidera venderlo”.

Nei mesi successivi, mentre i cittadini subivano i danni provocati dallo smantellamento delle strutture ospedaliere pubbliche, il comune di Venezia ha rimosso gli ultimi ostacoli burocratici alla demolizione dell’ospedale, e ha approvato la variante urbanistica che consente la destinazione dell’area a complesso turistico di lusso.

Quindi, una volta rimossi i lacci e laccioli che avevano rallentato l’operazione immobiliare, Ca’ Foscari, Cassa Depositi e Prestiti e TH Resort hanno siglato, il 18 maggio 2020, un protocollo d’intesa, in seguito al quale l’università coordinerà ”la progettazione dell’offerta formativa della scuola di ospitalità, mettendo a disposizione le proprie competenze didattiche ed il proprio network accademico e professionale”.

Fabrizio Palermo, amministratore delegato di Cassa Depositi e Prestiti, ha dichiarato: “la partnership con Ca’ Foscari ci permetterà di puntare sulla formazione di competenze di alto profilo, che sono fortemente richieste dal mercato in quanto fondamentali per sostenere la competitività e l’innovazione delle aziende, più che mai in questo difficile momento che il settore sta vivendo”.

Dal canto suo Graziano Debellini, presidente di TH Resorts, si è detto “orgoglioso di questo importante passo… la sigla dell’accordo arriva in un momento particolarmente delicato per il settore, gravemente provato dall’emergenza Covid-19. Per gestire l’hôtellerie, non più grazie al solo intuito o all’esperienza, abbiamo bisogno di professionisti preparati e fortemente motivati per rispondere a clienti sempre più esigenti, per operare in mercati sempre più sofisticati e per sfruttare al meglio le potenzialità e le eccellenze di cui l’Italia dispone”.

Molto soddisfatto anche il rettore di Ca’ Foscari, Michele Bugliesi, perché l’università “estende la propria azione in un settore strategico attraverso un progetto innovativo, che assume una valenza di particolare rilievo per la sua collocazione territoriale. L’ospitalità e il turismo rappresentano per Venezia temi centrali del dibattito sul futuro della città, anche in relazione alla tensione che l’economia del settore genera rispetto alle dinamiche che interessano la residenzialità, l’artigianato e in generale uno sviluppo organico del tessuto sociale.”

La prima iniziativa congiunta dei tre partners è stata un ciclo di incontri digitali, denominati learning suites, per identificare le soluzioni percorribili in futuro dal sistema turismo. Nei mesi successivi, Cassa Depositi e Prestiti, il cui assalto alle città d’arte ha subito un’ulteriore accelerazione con la istituzione del Fondo nazionale per il turismo (al quale il Mibact contribuisce con 150 milioni di euro) ha ribadito il suo impegno di lungo periodo a sostenere… in linea con la propria natura di investitore paziente per la crescita sostenibile del paese… lo sviluppo dei territori e la competitività del sistema ricettivo italiano per il turismo… che è uno dei settori trainanti della nostra economia.”

Lo scorso dicembre, alcuni studenti di Ca’ Foscari hanno pubblicamente espresso la loro contrarietà all’avvio del master in hospitality, ritenendo non appropriato per l’università stabilire, neppure indirettamente, un legame con la speculazione immobiliare in corso e, più in generale, offrire avallo scientifico ad iniziative finalizzate a perpetuare la monocultura turistica che ha devastato la città.

L’11 gennaio, però, il consiglio di facoltà di Ca’ Foscari ha ufficialmente approvato l’inizio dei corsi e Tiziana Lippiello, da poco eletta rettrice, si è rallegrata, perché “fin da subito il corso ha raccolto l’adesione di molte realtà territoriali, dal comune alla regione, dalle associazioni di categoria alle aziende del settore del turismo e dell’accoglienza, ed ha sentitamente ringraziato il ministro Manfredi per il sostegno all’iniziativa”.

E così, come dice uno spiritoso giornalista del quotidiano on line il sussidiario. net “il turismo italiano si cinge la testa d’alloro accademico”.


Immagine in evidenza: screenshot dal sito Ca’ Foscari Challenge School in data 13 gennaio 2021