di Mi Riconosci?

Il mondo della cultura, dei musei, delle biblioteche, dei circoli, degli archivi, non ci sta. Non ci sta ad essere dipinto come superfluo e sacrificabile, non ci sta ad essere il primo a chiudere e l’ultimo a riaprire, senza alcuna pianificazione.

I lavoratori e le lavoratrici del settore culturale, ma anche attivisti dei circoli, dello sport di base e tante e tanti cittadini, che non accettano il trattamento che il governo sta riservando a questi spazi essenziali per la vita delle comunità e del Paese, ieri hanno manifestato in 12 piazze d’Italia.

“In piazza c’è chi ha perso il lavoro per un mancato rinnovo del contratto, c’è chi vive da mesi con una cassa integrazione di 350 euro in costante ritardo, chi un lavoro teme di non trovarlo più, perché i luoghi da cui dipende sono sigillati. C’è anche chi non ha ricevuto un solo euro di aiuti a causa delle più varie bizzarrie burocratiche” spiega Rosanna Carrieri del movimento Mi Riconosci, tra i promotori principali dell’iniziativa “Tra noi ci sono tante e tanti con tante storie diverse che vengono rimosse dalla narrazione mediatica e governativa, in cui si vuol far credere che il problema più grosso sia il pranzo di natale o il cenone di capodanno. Ci hanno chiuso preventivamente, mentre lo shopping proseguiva frenetico, ed ecco che ciò che si è ottenuto è di privare i cittadini di servizi culturali essenziali, senza per questo tutelare la salute pubblica”.

Le attiviste e gli attivisti hanno circondato alcuni luoghi della cultura con nastro biancorosso e cartelli ironici che recitavano “ATTENZIONE! Questo luogo è molto più pericoloso di un centro commerciale”: dalle Gallerie degli Uffizi alla Biblioteca Italiana di Archeologia e Storia dell’Arte, dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli alle Gallerie dell’Accademia di Venezia. Almeno 300 le persone in piazza nei presidi principali, ma tante altre persone, che a causa delle limitazioni e prescrizioni di sicurezza non hanno potuto scendere in piazza, hanno mandato la loro fototestimonianza, da Bari a Savona, da Caserta a Cosenza, da Verona a Trieste, usando l’hashtag #nonètempolibero.

“Non chiediamo di riaprire i luoghi della cultura indiscriminatamente, e certo non in questa fase in cui tutti gli errori di questi mesi stanno venendo al pettine” spiega Alice Battistella, accompagnatrice turistica, in presidio a Venezia “ciò che esigiamo è una pianificazione, un ascolto da parte del Governo e dei Ministeri. Una pioggia di sussidi, che comunque non raggiungono tutti, e investimenti milionari in progetti inutili come la Netflix della Cultura non possono essere la risposta, dopo mesi e mesi in cui si naviga nel buio”.

Tra gli aderenti alla manifestazione anche tanti altri gruppi e realtà locali e nazionali come Professione: Educatore Museale, Art Workers Italia e Link Coordinamento Universitario. Nelle piazze sono stati scanditi gli slogan della protesta, “Non è tempo libero – riconoscimento, risorse, spazi”, e sono state lette testimonianze e dati sulla condizione dei lavoratori del settore. I promotori sottolineano che il percorso è appena iniziato: “abbiamo sperato per troppi mesi che chi ci governa riuscisse a comprendere la gravità della situazione, ora abbiamo il dovere di rivendicare dignità per noi e per il settore culturale. Non è tempo libero”.