Nel numero di Left in edicola dal 18 settembre un articolo di Maria Pia Guermandi sulla Convenzione di Faro, intitolato Se il patrimonio culturale irrita i sovranisti.

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Riportiamo un brevissimo estratto dell’articolo di Maria Pia Guermandi

“Fra ritardi, incomprensioni e polemiche, il lunghissimo iter parlamentare sulla ratifica della Convenzione di Faro, sta per giungere a conclusione nelle prossime settimane. Si tratta, come noto, della Convenzione quadro emanata dal Consiglio d’Europa sul valore sociale del patrimonio culturale.

Aperta alla firma dei vari paesi del Consiglio nel 2005 la Convenzione è entrata in vigore nel 2011 a livello sovranazionale, e da allora ogni stato membro può ratificarla, inserendola nel proprio ordinamento. Sul piano culturale, Faro è diventata una sorta di punto di riferimento per l’affermazione in particolare del principio della partecipazione non solo passiva al patrimonio culturale e quindi della sua democratizzazione, attraverso un approccio bottom up. In questa direzione il documento rappresenta l’espressione di un vero e proprio cambiamento di paradigma nelle politiche di accesso al patrimonio culturale: mentre, cioè, le Convenzioni precedenti (ad es. Granada,1985 e Malta, 1992) si fondavano sul principio dei diritti del patrimonio, ribadendone la necessità di salvaguardia in quanto portatore di valori intrinsecamente posseduti – estetici o storici – con quella di Faro si afferma che ciò che importa soprattutto è l’uso sociale del patrimonio stesso, che va quindi protetto soprattutto in quanto utile a perseguire funzioni di coesione e inclusione sociale, e in generale per il raggiungimento di una migliore qualità della vita collettiva.”