C’è una vera e propria corsa a ripresentare in Parlamento il disegno di legge Sfasciaparchi (Caleo, Pd, non rieletto) insabbiato alla fine della scorsa legislatura dall’azione di senatori

rossoverdi e 5 Stelle. Esso declassa i Parchi Nazionali con presidenti e direttori scelti senza garanzie tecnico-scientifiche, con rappresentanti di interessi (si comincia dagli agricoltori) inseriti nei CdA e un sistema di royalties ottenibili da cavatori, trivellatori, ecc. in cambio di concessioni. Primo al traguardo, il senatore Gaetano Quagliariello (FI-BP) il quale ha, di fatto, ripresentato il disegno di legge Caleo, il 23 marzo, già assegnato alla Commissione Ambiente in sede redigente. L’11 aprile spuntano i deputati Pd Borghi, Serracchiani, Pezzopane sempre con la Caleo. Stessa decisione da parte di un drappello di senatori Pd. Smentito e deluso chi pensava che la bocciatura della legge Caleo da parte del Senato e di tutte le associazioni naturaliste provocasse nel Pd un riesame approfondito del disegno di legge. L’Ambiente sta a cuore solo a papa Francesco? “Dell’ambiente non parla più nessuno”, fa eco Walter Veltroni, vox clamantis in deserto. La Lega si frega le mani, progetta da tempo di fare dei Parchi Nazionali lo “spezzatino” realizzato al Parco Nazionale dello Stelvio, da affidare alle Regioni e ai Comuni. Del resto, pur a guida Pd, la Provincia Autonoma di Trento aveva nei mesi scorsi deciso di riaprire la caccia a specie protette come l’orso (un drappello venuto da Est) e come il lupo (pochi esemplari). Soltanto il deciso intervento del ministro dell’Ambiente Roberto Costa ha fatto tacere, per ora, i fucili tridentini.

Dunque l’attacco concentrico alla legge-quadro n.394/91 Cederna-Ceruti è ripreso con vigore. Si tratta di vedere quale strategia adotterà in concreto il Movimento 5 Stelle, se non si farà condizionare dal vasto schieramento controriformatore che va dal Pd al centrodestra. Per ora si sa che il deputato M5s Giuseppe L’Abbate ha presentato una proposta di legge in materia di tutela degli alberi monumentali, dei filari e delle alberate di particolare pregio paesaggistico, naturalistico, monumentale, storico e culturale. Un’altra 5 Stelle, Patrizia Terzoni, ha inoltrato un progetto di legge in materia di nomina dei presidenti e dei direttori degli enti parco. Nient’altro filtra.

Dalle Regioni – lo rileva amaramente il promotore del Gruppo San Rossore, Renzo Moschini (già senatore comunista) – vengono notizie cupe. Il 23 ottobre scorso l’Enpa, la Lav, la Lac e il Wwf hanno però esultato per la sentenza con la quale il Tar del Lazio ha accolto il loro ricorso contro l’atto del presidente della Regione Lazio che autorizzava “in maniera del tutto illegittima e insensata” la caccia nel versante laziale del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e nelle zone speciali di conservazione dove c’è l’Orso Marsicano. “La caccia nelle aree di protezione esterna dei Parchi è, se possibile, ancor più deleteria di quella svolta in altre aree perché reca gravissimo disturbo agli animali che vivono nei Parchi”. In questo caso l’Orso Marsicano del quale sopravvivono circa 50 esemplari e per il quale si sta studiando una banca del seme.

Tre severe critiche vengono mosse alla Regione Lazio: 1) la presentazione della candidature per i membri del consiglio direttivo di 12 aree laziali, tanto frettolosa che alcune associazioni naturaliste ne erano all’oscuro; 2) il tentativo di far approvare i Piani di assetto delle aree protette dalla Giunta regionale, tagliando fuori il Consiglio; 3) il varo di un calendario della caccia “pieno di illegittimità, ignorando i pareri dell’Ispra” espressosi in forma “fortemente negativa”. Nel Lazio, Mountains Wilderness mobilita esperti e appassionati per protestare contro la mostruosa antenna radiotelevisiva voluta soprattutto da Radio Subasio sul Monte Gennaro (Parco dei Lucretili). Nelle Marche si disboscano le pendici del Catria per crearvi piste di discesa ben sapendo che l’Appennino è ideale per lo sci di fondo (quando c’è neve o non tira scirocco) e del tutto inadatto a quello alpino.

In chiusura una buona notizia: il ministro dell’Ambiente Roberto Costa, il 25 scorso, ha spiazzato le Regioni Veneto ed Emilia-Romagna appiattite sull’ipotesi di un flebile Parco Interregionale del Delta Padano annunciando di voler invece varare un Parco Nazionale per quel sito Unesco. E’ la soluzione per la quale si batté negli anni ’60 il grande scrittore ferrarese Giorgio Bassani allora presidente di Italia Nostra. “Una imposizione dall’alto”, già protestano nel Veneto e nel Ferrarese. “Bisogna ascoltare i territori…”, vale a dire quanti sperano in nuovi villaggi turistici, nella caccia (lucrosissima quella in botte), ecc. Ma Costa ha mille e una ragione per tener duro e andare avanti. Speriamo.

 

IL FATTO, 30 ottobre 2018