Ricordate la celeberrima operazione di valorizzazione della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma con un immaginifico project financing, con tanto di

inaugurazione in pompa magna alla presenza del Ministro Franceschini, nel pieno dello splendore della sua nouvelle vague, con la quale si intendeva restituire questo prestigioso sito del MIBACT “ai cittadini”?

Ebbene: il Bar Librò della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma dalle ore 16,00 di giovedì 19 aprile 2018 ha cessato di esistere: fino a cinque minuti prima tutto era normale, dalle 16,00 in poi tutto apocalittico. Alle 15,00 i lavoratori del turno antimeridiano si erano salutati con quelli del pomeriggio, che avrebbero dovuto erogare il servizio fino alle 18,00, con un “a domani…” – e avrebbero poi, alla sera, ricevuto una telefonata che li avvisava di essere stati messi in ferie dal giorno successivo “per inventario” –  che nulla lasciava presagire, alle 16,00 invece, sprangate le porte, si è iniziato col  portar via le merci deteriorabili. Venerdì 20 aprile il bar non ha aperto i battenti, sulla porta nel frattempo, era comparso un avviso che informava che l’esercizio era chiuso per inventario. Non finisce qui.

Il bello, si fa per dire, sarebbe però arrivato sabato 21: la società gerente l’esercizio ha mandato i propri operai per portare via quanto poteva essere recuperato e riutilizzato altrove: tavoli, sedie, frigoriferi, lampadari, libri, attrezzature di cucina ecc. Impacchettato e caricato sul camion il tutto, quegli stessi operai si sono dedicati alla devastazione di quel che restava: banconi, cristalli, rivestimenti seguendo una logica che ha emulato i movimenti luddisti del 700 inglese, salvo che in questo caso a pagare sono stati i lavoratori, senza stipendi da alcuni mesi e licenziati in tronco. Lo spettacolo che lavoratori della biblioteca e utenti hanno potuto osservare al di là del vetro il lunedì successivo era tale e quale a quello che produce un uragano al suo passaggio. Uragano che ha persino grattato via  le decalcomanie che nel tempo erano state apposte sulle vetrate.

Grande lo stupore e altrettanto grandi le domande:

  1. Chi aveva permesso a quei signori di entrare nel locale del bar e portarsi via tutto e perché?
  2. Come hanno potuto devastare impunemente?

Ma soprattutto: perché tutto ciò? Perché hanno chiuso da un momento all’altro senza dare avviso? Oppure qualcuno in Biblioteca sapeva?

Facciamo qualche passo indietro: la determina che affidava a Coop Culture come mandataria, alla STELF srl e a Palazzo Carpegna srl (o Cervisia? Perché nei vari documenti presenti nel sito BNCR è anche chiamata così), società costituitesi in R.T.I., ognuno per le proprie competenze, i servizi e gli spazi previsti dal Project Financing, è del 19 febbraio 2016. Un progetto di finanza andato in porto dopo un primo bando per la redazione del progetto stesso, bando cui ha risposto soltanto Coop Culture cui, ovviamente, è stata aggiudicata la redazione di quel progetto che è stato poi la base della gara successiva per l’aggiudicazione del Project Financing che è stato infine aggiudicato a COOP CULTURE e al suo R.T.I. in quanto unici presentatori di un’offerta.

Il piano economico finanziario, asseverato da Arcadia Società di revisione e certificazione s.a.s., prevedeva investimenti complessivi per 369.500 €, un canone annuale di 22000 € e royalties del 4%.

Il dott. Andrea De Pasquale, direttore della BNCR, sabato 20 aprile era presente in Biblioteca  ed è stato visto più volte davanti alle vetrate del bar mentre gli operai provvedevano ad impacchettare tutto: è lui quindi ad aver autorizzato lo sgombero del bar.

Palazzo Carpegna risulta indebitata con la Biblioteca, visto che non ha mai pagato le royalties, e inoltre è puntualmente in ritardo di vari mesi sulla corresponsione degli stipendi: queste ultime erano tutte motivazioni che avrebbero dovuto indurre il direttore della Nazionale a cautelare l’Amministrazione impedendo lo sgombero e la successiva devastazione considerando che l’allestimento del bar era stato realizzato con la quota dell’investimento complessivo (369.500€) previsto dal Project Financing per la percentuale di spettanza di Palazzo Carpegna all’interno della R.T.I. e quindi, indisponibile per la società che contravveniva al suo impegno chiudendo l’esercizio.

Per la devastazione di lunedì 23 aprile il Direttore ha chiamato i carabinieri che hanno provveduto a fare un sopralluogo e raccolto la denuncia, ma per tutto il resto? 

Per tutto il resto registriamo il misero fallimento di un progetto che mirava a commercializzare la BNCR, in ossequio alle direttive politiche, e per la cui perdita non ci strapperemo certo le vesti. Resta la BNCR senza luoghi di ritrovo, nemmeno senza il bar aziendale, sempre più isolata e priva di un progetto serio di rilancio delle sue attività culturali. 

Per questi uomini del “fare”, che fanno sì tante cose, appuntandosi per queste medagliette al petto, cose che, per la maggior parte, sono soltanto castelli di carte che al primo soffio di vento cadono, questi uomini che non sono mai chiamati a pagare per i loro fallimenti ma solo esaltati per le loro inaugurazioni di fondali di cartapesta, a quando una resa dei conti?