Può un Museo essere inaugurato avendo delle vetrine vuote? Con un allestimento incompleto, insomma? Ma non perché manchino davvero i materiali da esporre. Piuttosto per una diatriba

tra un’amministrazione comunale e il direttore del Museo, che li ha conservati finora.

Una storia di ordinaria follia che viene da Locri, comune della città metropolitana di Reggio Calabria. Comune nel quale c’è un nuovo Museo Archeologico, che va ad aggiungersi a quello Nazionale di Locri Epizefiri. L’inaugurazione all’interno di Palazzo Teotino Nieddu Del Rio pochi giorni fa. Un intero piano nel quale sono esposti i materiali archeologici relativi alle necropoli protostoriche di Sant’Onofrio di Roccella e di Santo Stefano di Grotteria e quelli, di età graca, scoperti durante i lavori di realizzazione della nuova strada stradale 106 ‘Jonica’, tra Marina di Gioiosa Jonica e Sant’Ilario dello Jonio. Ancora, sono finalmente a disposizione dei visitatori i resti della fortificazione del Bronzo antico trovata a Siderno, in località Santimarini, e il complesso insediativo di età greca alle porte dell’antica città di Locri Epizefiri, in località Canneti.

Un evento, senza dubbio. Per la città e la regione, ma anche per la comunutà scientifica nazionale. Anche per questo al taglio del nastro, insieme a Rossella Agostino, direttrice del Museo, non mancava nessuno. C’era il sindaco, Giovanni Calabrese, con il prefetto di Reggio Calabria, Michele Di Bari, il vescovo Francesco Oliva, il deputato di FI Francesco Cannizzaro e il sottosegretario al Mibact Dorina Bianchi. Grande l’attesa per questo nuovo spazio.

Così quelle vetrine senza materiali, sono sembrate un po’ una sconfitta. Già, perché i materiali che avrebbero dovuto essere inviati dal Museo di Reggio di Calabria, non sono arrivati. Anzi, sono arrivati in parte. Poco più della metà di quelli previsti dal progetto scientifico curato da Rossella Agostino e da Maria Maddalena Sica. Nonostante che a Reggio fossero conservati nei depositi. Ma non è tutto. Il materiale archeologico è arrivato a Locri con la formula del prestito temporaneo, fino al 2020. Dopo ogni cosa dovrà tornare al mittente. Così ha deciso il direttore del Museo di Reggio Calabria, Carmelo Malacrino. “Prendiamo atto dell’inadeguatezza del dott. Malacrino e per questo ne ho chiesta l’immediata rimozione. In ogni caso, indipendentemente dall’arroganza del dott. Malacrino, anche se alcune vetrine rimarranno vuote, il Museo di palazzo Nieddu il 7 aprile vedrà ugualmente il taglio del nastro”, dichiarava il sindaco prima dell’inaugurazione. Dopo, toni più concilianti da parte del primo cittadino, con la speranza di “mettere ufficialmente fine a questa vicenda”. L’epilogo di una vicenda contrassegnata da diversi cortocircuiti. A partire da quello che ha costretto al rinvio “per motivi tecnico-amministrativi” dell’inaugurazione, che sarebbe dovuta avvenire il 16 febbraio. Allora i materiali non erano proprio partiti. Per il Direttore del Museo di Reggio per almeno due motivi. In primis, sarebbe mancata la sottoscrizione dell’accordo di valorizzazione tra Museo reggino e Polo Museale della Calabria. Poi, non sarebbero stati comunicati al museo reggino i referenti del restauro dei reperti. Eccezioni liquidate a Locri come scuse. Niente altro che scuse. Superato l’impasse con l’inaugurazione, ma non il problema, a quanto pare.

Ma aldilà di tutto, rimane un dato, incontrovertibile. Il nuovo Museo, è stato aperto, con un allestimento parziale. Questa volta non per mancanza di risorse. Con il progetto POIN Attrattori culturali, naturali e turismo 2007-2013, seguito dall’ex Direzione Generale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Calabria e poi dal Segretariato Regionale della Calabria, è stato finanziato con 1.119.782,84 euro il recupero di Palazzo Nieddu. Insomma predisposto il contenitore, mancava il contenuto. Ma per quello chi avrebbe potuto prevedere che sarebbero esistiti problemi? Si sarebbe trattato “soltanto” di far tornare i materiali dai depositi del Museo di Reggio. Ed invece il “difficile” è proprio quello. Per ora il nuovo Museo di Locri ha delle vetrine vuote. Dal 2020 rischia di essere completamente vuoto.
E la chiamano valorizzazione.

 

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