CAGLIARI «Sotto il governo del presidente Pd della Regione Sardegna Francesco Pigliaru accadono eventi che sotto la presidenza dell’uomo di Berlusconi, Ugo Cappellacci, non si sarebbe potuto immaginare. Saremo costretti a chiedere: “Aridatece Cappellacci”?». Lo scrive Edoardo Salzano, padre del piano paesaggistico sardo approvato durante la legislatura Soru, sul sito Eddyburg. L’autorevole pianificatore napoletano la butta sull’ironia, ma quanto avviene in questi giorni nell’isola fa tutt’altro che sorridere: è in corso un confronto durissimo tra la Regione sarda e il governo sulle leggi destinate a ridisegnare il paesaggio dell’isola nei prossimi decenni, dove il primo a pagare potrebbe essere il sovrintendente regionale ai beni paesaggistici e architettonici Fausto Martino, l’argine istituzionale più solido all’avanzata del cemento.

Ma andiamo per ordine: lo scorso 29 agosto, su proposta del premier Paolo Gentiloni, il Consiglio dei ministri ha impugnato la legge sarda sulle misure urgenti per l’edilizia e l’urbanistica approvata il 3 luglio perché considerata in contrasto con le norme statali in materia di paesaggio e per aver violato l’articolo 117 della Costituzione, quello che disciplina le potestà legislative dello Stato e delle regioni.

Stessa sorte, all’inizio del mese di agosto, aveva subìto la norma varata dalla giunta De Luca in Campania per fermare la demolizione degli edifici abusivi.

L’ultima è di qualche giorno fa, quando l’assessore sardo all’urbanistica Cristiano Erriu, ex Dc e Popolari approdato al partito di Renzi, ha inviato al ministro dei beni culturali Franceschini una nota dai toni risentiti per chiedere la testa del sovrintendente Martino, un atto senza precedenti nella storia dell’autonomia sarda. L’accusa rivolta al dirigente statale è di essersi espresso pubblicamente contro la politica urbanistica dell’amministrazione Pigliaru e di aver difeso con zelo eccessivo il vincolo di inedificabilità dei trecento metri dal mare dalle richieste dei costruttori, in testa la Sardinia Resort del Qatar: «Ha pregiudizi – è scritto nella lunga nota – e con lui è difficile qualsiasi interlocuzione, d’ora in poi con Martino non parleremo più».

Effetto immediato, gli ispettori del Mibac pronti a calare negli uffici sardi, col sovrintendente che affida il proprio pensiero a poche parole: «Non sapevo che manifestare opinioni fosse un reato, comunque in questi anni non ho fatto altro che chiedere il rispetto delle norme, mi pagano per questo».

Originario di Salerno, Martino è un architetto che la sa lunga anche sugli aspetti giuridici della materia paesaggistico-ambientale. Nel suo passato un confronto piuttosto intenso con l’attuale governatore della Campania Vincenzo De Luca e in Sardegna, siamo ai tempi recenti, una serie di interventi che tra l’altro hanno fermato un generoso condono edilizio sollecitato dal parlamentare del centrodestra Pierpaolo Vargiu, il taglio indiscriminato della meravigliosa foresta del Marganai nel sud dell’isola, oltre ad aver contrastato l’applicazione di un piano casa della Regione sospettato di assomigliare troppo a quello della giunta Cappellacci, già bocciato dalla Consulta. Uomo determinato, Martino sarebbe riuscito a bloccare anche il raddoppio della discarica dei fanghi rossi, un immenso spazio devastato dove da decenni l’Eurallumina di Portoscuso scarica i suoi veleni. Gravato da usi civici, quel sito sarebbe intoccabile, ma pur di superare lo scoglio normativo si è mosso il senatore sardo Silvio Lai (Pd): a luglio è riuscito a far inserire nel decreto del Sud (la legge 91 del 2017) un emendamento di poche righe col quale il vincolo degli usi civici viene cancellato.

Un pensiero rivolto dallo Stato alla Sardegna, dove la partita su cemento e paesaggio promette un autunno ancor più caldo dell’estate.

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