Il declino dei centri storici

Siamo forse il Paese con più centri storici, oltre 20 mila, e almeno un migliaio di inusitata bellezza, risalenti agli Etruschi, ai Greci, ai Romani, ma pure ai Celti. Centri storici murati, per lo più alti sulle colline, con torri, rocche e acropoli. Nei maggiori il tentativo di “modernizzarli”, di adattare le strade e i vicoli nati per pedoni, cavalli, carriaggi ha portato in periodo umbertino e ancor più durante il ventennio mussoliniano a sventramenti, raddrizzamenti di strade, distruzioni diffuse. Penso soprattutto a Milano, a Brescia, a Cremona, a Bari, a Roma dove l’umbertino Corso Vittorio è diventato una sorta di autostrada urbana che inesorabilmente è proseguita, con la spettrale piacentiniana Via della Conciliazione, fino al colonnato berniniano

di San Pietro. Un solo intellettuale italiano, Gabriele D’Annunzio, si è levato più volte a protestare violentemente contro queste manomissioni fra ‘800 e primo ‘900.

Purtroppo i “registi” della modernizzazione post-unitaria, a cominciare da Quintino Sella, animato dai migliori propositi, hanno commesso l’errore di fondo di sovrapporre la “città nuova” a quella romana e medioevale rendendo il tutto, specie a Roma, praticamente ingestibile. Grottescamente il duce, dal 1925, ordinò al Governatorato di cancellare “la stolta contaminazione tranviaria” che a suo dire mortificava “il carattere imperiale di Roma”. Così la città forse più tranviaria d’Europa (ben 431 Km di binari e 50 linee regolari) veniva smantellata, senza il compenso, se non parzialissimo, di linee sotterranee.
Malgrado tutto, la conservazione dei centri storici italiani ha “tenuto”, fra battaglia spesso furibonde, e quello straordinario patrimonio anche sociale, anche comunitario, ha resistito a lungo. Molto meno da quando i centri storici sono diventati un autentico “tesoro” dal punto di vista turistico-commerciale. Soprattutto tre di essi e cioè Venezia (soprattutto a San Marco-Rialto), Firenze (Uffizi-Accademia) e Roma (San Pietro-Vaticani-Colosseo) subiscono una pressione quasi insostenibile da parte del turismo di massa mordi-e-fuggi e, con essa, un processo di involgarimento, di imbruttimento sempre più marcato. Col rischio vero e serio di penalizzare il turismo estero medio-alto, il turismo “di esplorazione”, come lo chiamò anni fa Magnus Enzensberger, contrapponendolo al “turismo di occupazione”. I Comuni medi e minori spesso sono riusciti ad attrezzare aree di parcheggio fuori dalle alte mura pedonalizzando strade e piazze. Perugia, la bella e severa Perugia etrusca, ha creato un vero e proprio sistema (esemplare) di ascensori “dentro” le mura e un complesso di scale mobili nella città sotterrata dei Baglioni ora dissotterrata e riutilizzata. Purtroppo le pedonalizzazioni, tanto auspicate anni fa anche per poter “respirare”, rischiano di essere una minaccia perché vengono subito invase da tavoli e tavolini, dehors, gazebo, bar, baretti, pub, mangiaebevi, pizzeataglio con insegne e luci pacchiane al posto di caffè, di ristoranti, di negozi qualificati, decorosi. Insomma un brutale “divertimentificio” che caccia anche gli ultimi residenti, gli ultimi aggregati comunitari, fa sparire ogni “controllo sociale” su traffici illeciti, spaccio di droga, ecc.
Le città del “turisdotto”, della condotta forzata del turismo di massa faticano assai, non ce la fanno più. Debole la presenza dello Stato attraverso le Soprintendenze (a Roma una pizzeria si è ficcata dentro la Torre medioevale dei Sanguigni in faccia a piazza Navona senza alcuna reazione apprezzabile); debole e con pochi mezzi la Vigilanza urbana per reprimere abusi evidenti; rapace una certa proprietà edilizia che caccia antiquari, librai, galleristi pretendendo affitti assurdi e rimpiazzandoli con locali squalificanti e a volte molto sospetti. Intere strade ne escono sconvolte. A Roma via dei Coronari per tutte.
Alcuni Comuni sembrano travolti, Venezia in primo luogo, coi residenti ridotti ad appena 50.000. A Roma gli abitanti (Testaccio incluso) sono precipitati a 90.000 circa. Qualche Comune tenta di reagire con regolamenti per il decoro urbano più “stretti” e rigorosi salvo poi abbondare in eccezioni. Ci ha provato Firenze. Ci prova Roma, con grande lentezza rispetto alla fiumana di nuovi locali di mescita e di ristorazione veloce, aumentati da 1400 a 4100 negli ultimi anni. Esprime preoccupazione lo stesso presidente di Federalberghi, Giuseppe Roscioli, i B&B abusivi sono centinaia; si dicono allarmati gli operatori commerciali più avvertiti. Quando venne approvata la legge Bersani per la molteplicità delle licenze, si chiese che ne venissero esentati i centri storici. Nessuno ascoltò e adesso ci si ritrova con questa alluvione che trasforma il turismo di massa in una minaccia. Un ultimo dato: al Sud (soprattutto ad Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata e Calabria) toccano tuttora le briciole del turismo estero. Se però nel frattempo va avanti la cementificazione, magari abusiva, delle coste, se anche il Mezzogiorno imbruttisce, addio turismo.

Il Sole 24 Ore, Supplemento culturale del 22.4.17