(di Claudio Meloni)

Dopo una lunga gestazione e un parto travagliato, il project financing del direttore della BNC di Roma, Andrea De Pasquale, il primo febbraio ha dato alla luce – oltre alla privatizzazione dei servizi didattici, delle sale per conferenze, degli spazi espositivi, dell’atrio e della cavea (Coop Culture) e l’affido del servizio di riproduzioni a un’altra società (STELF) – “Librò: bistrot letterario, il rinnovato bar-tavola calda della Biblioteca. Si potrebbe pensare che il bistrot sia letterario in quanto allocato negli spazi della più grande biblioteca d’Italia, ed è certamente anche per questo motivo ma, soprattutto,  perché al suo interno possiamo osservare un

profluvio di libri. Gli architetti del nostro Librò, infatti (gestito dalla stessa società che gestisce il The Church Palace a Roma che a quanto pare intende tenere i prezzi allo stesso livello del The Church Palace di Palazzo Carpegna) ha avuto la bellissima idea di farcire l’intera area di libri: e allora eccoli nelle nicchie, appositamente scavate nel pavimento, protetti da uno spesso vetro come si fa a volte per il basolato romano o per una pavimentazione particolarmente pregiata di una chiesa, oppure libri imbullonati (reminescenze futuriste?) a una nuova coperta di latta e utilizzati come paralume/lampadario per le luci posizionate sopra i tavoli (luci calde a quanto pare e lascio immaginare a voi le possibili conseguenze); libri a riempire tavoli realizzati come fossero bacheche per una mostra dell’assurdo che vede Starace in mezzo a ricettari di cucina e Hitler accanto a Mosè, tanto per fare qualche esempio; e finalmente libri a scaffale aperto (troppo!) a riempire gli scaffali appositamente realizzati sul fronte del bancone bar e tavola calda e della cassa – i bibliotecari, e non solo loro, sono tutti in trepidante attesa del primo caffè che scivolerà dalle mani di qualche cliente per poi colare lungo i dorsi e sui piatti dei poveri libri cavia oppure del piatto di spaghetti rovesciato. Tanti, tantissimi libri che agli utenti della biblioteca fanno sorgere il dubbio che vengano dai magazzini della biblioteca stessa. Ci sono tanti caffè letterari, direte voi, dov’è lo scandalo? Vero, il mondo è pieno di locali dove poter prendere un caffè e leggere un libro preso dallo scaffale e generalmente si tratta di locali dove è molto piacevole sostare. Il nostro Librò però i libri li utilizza come oggetti morti, indistinguibili l’uno dall’altro, riempitivi per dare un senso al nome scelto. Ed ecco allora gli inferni e i purgatori, privi di paradiso, Le passere solitarie casualmente accostate a “Il diario di Bridget Jones” ecc. Ma non si preoccupino gli utenti: quei libri non vengono dai magazzini della biblioteca, quei libri il bistrot li ha salvati dal macero acquistandoli, un tanto al quintale, dai venditori di libri vecchi: sono cioè i libri che non si vendono nemmeno sulle bancarelle, nemmeno a tre libri un euro.
Oggetti morti appunto e dobbiamo plaudire a questa forma di arredo/riciclo scelta dal bistrot della Biblioteca Nazionale perché si tratta comunque di una straordinaria e innovativa forma di intervento all’interno del ciclo dei rifiuti. E poi dicono che in Italia si ricicla poco!!!
Aperto il primo di febbraio Librò è stato battezzato dal ministro Franceschini venerdì scorso, assieme all’intero project financing.

5 febbraio 2017