(di G.A. Stella) «Crotone è una città in ginocchio e con ‘sta (censura) di archeologia stanno rompendo le (censura)…». Basterebbe questo sfogo sui social network, uno fra i tanti, a dire tutto. Di là c’è chi pretende l’ampiamento dello stadio per le partite di serie A, di qua chi tenta di ricordare che là sotto le nuove gradinate ci sono i resti dell’antica Kroton. Sepolti, nonostante l’«inedificabilità assoluta», sotto una colata «provvisoria e rimovibile» di cemento. «Provvisoria e rimovibile» come quella che seppellì anni fa un’altra area archeologica per fare la serie B.


Storica promozione in A

Sia chiaro: il calcio è un fenomeno sociale importante e per una città che da sempre si sente ai margini della vita nazionale la storica promozione in serie A è anche una rivincita. Liquidare il tema come una faccenda calcistica sarebbe un errore. È di più. Molto di più. Detto questo, il modo in cui è stato affrontato il problema lascia stupefatti. Già a suo tempo, nella scia di un secolare disinteresse per ciò che resta di Kroton, tra i centri più importanti della Magna Grecia, lo stadio era stato costruito nell’area dell’antica agorà. Come del resto una infinità non solo di case private ma di edifici pubblici tirati su senza alcun rispetto per la storia. Trovavano tracce archeologiche? Una bella betoniera di cemento e fine, non se ne parlava più.

Inedificabilità assoluta

Nel 1978, però, la certezza che lo stadio era stato eretto nel posto sbagliato fu sancita dagli archeologi in modo definitivo. Tanto che nel 1981 arrivò finalmente, come dicevamo, il vincolo di inedificabilità assoluta. Cosa che avrebbe dovuto spingere un’amministrazione comunale seria e una società calcistica seria a mettere in programma un altro impianto. Altrove.

Vincolo di tutela

Trentacinque anni, però, non sono bastati. E a mano a mano che sorgevano nuovi problemi le autorità locali sono andate avanti coi soliti rattoppi. Dando al vincolo di tutela dell’area solo qualche occhiata distratta. «Alla fine degli anni 90, quando il Football Club Crotone raggiunse lo storico traguardo della promozione in Serie B», ha scritto l’archeologa Margherita Corrado (la stessa che tempo fa sollevò un putiferio per bloccare la cementificazione di Capo Colonna, oggi nuovamente a rischio per il progetto di un nuovo villaggio turistico a ridosso del sito), «l’entusiasmo generale fece però una vittima: l’adeguamento della curva nord dello stadio comunale “Ezio Scida” si mangiò, letteralmente, un lembo dell’agorà». Il tutto prima che la soprintendente dell’epoca, ignara, si accorgesse dei lavori in corso. Poi accettati con la scusa della solita «emergenza» (la promozione in B!) e l’impegno che le nuove strutture sarebbero state leggere, temporanee e rimovibili. Ma si sa come sono l’Italia e soprattutto il Sud: nulla è più definitivo del provvisorio. Le strutture sono ancora lì.

L’«emergenza»

Trascorsi altri tre lustri senza che fosse manco avviata una soluzione alternativa, riecco la stessa «emergenza»: la serie A! Cosa fare, per essere in regola coi parametri? Ovvio: «Ampliamo ancora lo stadio!» Stavolta, però, c’era dall’altra parte Salvatore Patamia, segretario regionale con l’interim in attesa della nomina del nuovo soprintendente unico creato dalla riforma Franceschini. Risposta del 3 giugno alla prima domanda di ampliamento della tribuna ovest e della curva sud: impossibile, c’è il vincolo archeologico. Seconda risposta, il 13 luglio: impossibile, c’è il vincolo archeologico. È la legge. Punto.

Arriva il via libera

Esattamente il giorno dopo, però, chi arriva a Crotone come nuovo soprintendente? Mario Pagano, che quando era in Molise aveva autorizzato la costruzione d’una palizzata di 16 gigantesche pale eoliche alte più del grattacielo Pirelli sopra le splendide rovine dell’antica Saepinum. Un via libera stupefacente annullato dal direttore regionale per i beni culturali Gino Famiglietti e finito nel mirino della Corte dei Conti che chiese al funzionario 1.147.127 euro di danni archeologici e paesaggistici denunciando un «aperto dispregio alle regole», una «macroscopica negligente condotta di servizio», una «assoluta e inspiegabile arrendevolezza»…

Strutture rimovibili

E cosa fa il nuovo soprintendente appena sbarcato? Nel giro di 24 ore, con una velocità strabiliante per la burocrazia italiana, approva la richiesta del Comune e della società calcistica di costruire, esattamente come 15 anni fa, delle strutture leggere, provvisorie e totalmente rimovibili. Beninteso: rimovibili chissà quando dopo aver smantellato coi martelli pneumatici e i caterpillar la piastra di cemento che ha già seppellito l’area vincolata. Il tutto col benevolo assenso del sottosegretario ai Beni culturali, la crotonese Dorina Bianchi.

Contro cultura, archeologia e gli «pseudo-acculturati»

Non meno stupefacente, però, è la coda di commenti sui social network contro Margherita Corrado e Linda Monte, colpevoli di avere sollevato il problema. Certo, c’è anche chi le difende ricordando che l’archeologia, «se fosse valorizzata a dovere, porterebbe molta ricchezza a Crotone. Più del pallone». E che non ha senso pigliarsela con chi chiede solo il rispetto della legge. Ma a dominare sono le lagne contro la cultura, l’archeologia e gli «pseudo-acculturati che odiano il calcio e che non vedevano l’ora di prendere due piccioni con una fava… Cioè mettere i bastoni tra le ruote e darsi un tono…».

Le proteste

Un piccolo, strabiliante diluvio: «La prossima di campionato sarà Fc Crotone vs magna magna kroton… Piantatela di siti siamo pieni e probabilmente anche le ns case sono poste su siti archeologici ma stranamente dove si va a parare? sullo stadio». «Quella zona è abbandonata da 2.500 anni…». «Fate gli scavi che trovate na capicazzu… Ma sa Corrado ha truvatu a tomba i tutancamon?». «Non è mettendo i bastoni tra le ruote all’unica cosa buona che abbiamo che risolveremo qualcosa». «Quindi una volta che si è bloccato tutto una volta che un’intera città non potrà godere del suo sogno una volta che tutto sarà mandato in fumo… lì verrà fatto un mega parco archeologico?». «Sappiamo tutti che mai ci daranno una vagonata di milioni di euro per creare un parco archeologico efficiente. Inoltre la Corrado ha una vaga idea di quanta economia porta a Crotone la serie A? Lo chieda a ristoratori, esercenti di B&B, operatori di viaggio etc etc…». «La rovina dell’Italia sono proprio questo uffici soprintendenza o ambientalisti». «Io so di archeologi che si armano di pala e pico e si mintinu a scavari… Chista fa sulu parole». Per dirla con Cetto Laqualunque: «Forza Crotone! E chi se ne importa di Kroton! Quattro sassi vecchi…».

tratto da “Il Corriere della Sera” del 7.09.2016