“Rocca demaniale – parassiti che distruggono il turismo”. Con questo cartello, innalzato da un “simpatico” commerciante locale, si è aperta ieri la giornata degli 11 lavoratori del Mibact in servizio presso la Rocca demaniale di Gradara, la prima dopo la stipula della convenzione che trasferisce l’intera gestione della Rocca al Comune. D’altronde, meno becero ma sostanzialmente ispirato ad analoga visione, è il commento esultante del Comune di Gradara, che festeggia il bene riconquistato dai cittadini, come se prima fosse occupato da truppe straniere.

Un film già visto in altri ambiti, ad esempio le polemiche degli avvocati contro i cancellieri dei tribunali, quando si toccano interessi economici di alcune categorie e poco importa che a toccarli è stata la terribile pandemia che ha attraversato e ancora purtroppo attraversa il paese e non certo lo smart working imposto dalla legge. Solo che in questo caso assistiamo ad una vera e propria cacciata degli “invasori” tramite un cosiddetto accordo di valorizzazione che non è altro che una resa del Ministero senza condizioni, una rinuncia totale alla gestione del sito più visitato, insieme al Palazzo Ducale di Urbino, delle Marche, che viene messo nelle mani del Comune per intero, sia riguardo ai cicli di vigilanza e custodia dei beni che a quelli manutentivi.

Abbiamo ricevuto copia dell’atto di cessione e questi sono gli aspetti più significativi: l’atto ha durata di tre anni, ma rinnovabili con una semplice PEC, il Comune subentra nella gestione totale anche nei rapporti con il concessionario, può a sua volta affidare ad un concessionario parte delle attività.

Il Comune assume la manutenzione ordinaria del sito e il Mibact mantiene quella straordinaria. Tutto il personale interno, secondo lo schema, dovrà essere assunto dal Comune e questo significa che l’intenzione è quella di fare a meno del personale del Ministero.

Per gli oneri che dovrà sostenere il Comune incassa parte della bigliettazione in una misura che parte dal 57% di quest’anno (causa bassi incassi) per poi scendere progressivamente ed attestarsi ad una percentuale pari al 44% degli introiti. In più il Comune potrà totalmente incassare i proventi derivanti dalle iniziative di valorizzazione che organizzerà. Dulcis in fundis il biglietto di ingresso viene incrementato di due euro, oltre agli incrementi che potranno derivare dalla programmazione degli eventi legati ai prolungamenti d’orario. Il biglietto di ingresso passa quindi da 8 a 10 euro e gli eventi straordinari si pagheranno. Insomma si valorizzano gli introiti pescando nelle tasche dei cittadini. Ricordiamo che la Rocca nel 2019 ha introitato complessivamente quasi 1 milione di euro e di questi 850mila li ha incassati il Ministero, circa il 40% degli incassi totali dei siti della Regione. Con l’aumento previsto gli incassi, in una condizione “normale”, aumentano del 25% solo dalla bigliettazione ordinaria mentre il Mibact, con la Rocca cede più della metà degli incassi. Che, occorre sempre ricordarlo, servivano alla manutenzione dei siti sull’intero territorio.

La chicca poi riguarda la politica degli orari, quella che fa tanto arrabbiare i commercianti, che subisce un vero e proprio tentativo di deregolamentazione e poco potranno le pezze a colori che la Direzione Regionale ha tentato di metterci. Senza personale formato alle prescrizioni di sicurezza specifiche, ad esempio quelle che regolamentano i numeri massimi di visitatori negli ambienti interni al castello, tenendo conto della incidenza di visite in particolari fasce orarie, ne vedremo delle belle. Per non parlare delle misure di sicurezza antiCovid, uno dei bersagli preferiti dai commercianti locali.

Per questo in sede locale stiamo chiedendo con forza che all’interno della Rocca permanga il personale del Mibact e caso mai venga integrato e non completamente sostituito. Peccato che dalla lettura dell’atto di cessione non si evinca nessuna intenzione in questo senso. Perché, appunto, vanno cacciati gli invasori. Se va via il personale del Ministero nessuna garanzia di sicurezza e nessuna condizione di tutela del sito saranno assicurate, questo almeno dovrebbe essere chiaro all’opinione pubblica e ai sostenitori di questi “modelli innovativi di gestione”. E per noi il mantenimento delle condizioni di tutela del sito è condizione imprescindibile.

I rappresentanti del personale all’interno del Consiglio Superiore Beni Culturali hanno chiesto ai suoi autorevoli membri di farsi carico di una richiesta di chiarimenti al Ministro: il Consiglio, la cui attuale vitalità e autonomia di giudizio sta facendo un gran bene al Ministero, ha accolto la richiesta e l’ha fatta propria. E adesso il Ministro è chiamato a spiegare i motivi di questa scelta scellerata che si fa passare per accordo di valorizzazione. Perché è una scelta esclusivamente politica.

L’ultima notazione riguarda il carattere di pericoloso precedente che ha questa operazione: qualunque Sindaco potrà rivendicare, magari avendo un governo amico, la gestione diretta di beni culturali appartenenti allo Stato. Che così diventa sempre più una entità astratta, lontana, ed in casi come questi percepita come nemica dai cittadini.

Vi terremo aggiornati sugli sviluppi di questa vicenda, rinnovando tutta la nostra solidarietà ai lavoratori interessati e tutto il nostro impegno per la loro tutela.

Roma, 7 agosto 2020

FP CGIL Nazionale – Claudio Meloni

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Fotografia di Enrico90p da Wikimedia Commons