di Tomaso Montanari

La pandemia cambia il nostro sguardo. Prendiamo la bellissima serie presentata da Mounir Fatmi (Tangeri 1970) nel 2013. L’artista ha fotografato sale operatorie in tutta Europa, e poi ha sovrapposto alle sue immagini un meraviglioso fantasma di quasi sei secoli fa: una scena della predella della Pala di San Marco di Beato Angelico.

Quella scena rappresenta uno dei miracoli più famosi del santo patrono del committente dell’Angelico, Cosimo de’ Medici: il medico Cosma. Secondo la Leggenda aurea, questo cristiano arabo del terzo secolo dopo Cristo, curava i pazienti senza voler essere pagato. Per questo lui e suo fratello Damiano sono chiamati i santi ‘anargyouroi’: i ‘non-mercenari’ o ‘quelli-che-non-lo-fanno-per-soldi’. I due dottori erano così bravi e appassionati che il Signore permise loro di continuare ad esercitare anche dopo morti: come nel caso del miracolo rappresentato da Angelico, ed evocato da Fatmi.

Un tal Giustiniano, che era sacrestano della chiesa a loro intitolata nei fori romani, stava morendo per una terribile cancrena ad una gamba. Ma una notte, mentre il sonno funzionava da anestesia, i due fratelli chirurghi lo operarono: amputando la gamba malata e sostituendola, in un prodigioso trapianto, con quella di un etiope che era per l’appunto stato seppellito quello stesso giorno nel cimitero di San Pietro in Vincoli. Quando Giustiniano si svegliò, si trovò con una gamba sana: e nera.

Ecco perché proprio Fatmi, con il potere magico che solo agli artisti è concesso, ha rievocato Cosma e Damiano, facendoli operare nelle nostre modernissime sale: perché – come ha detto in una intervista del 2017 – «io sono la “gamba nera”. Ricorda che sono un trapiantato! È buffo perché quando sono in Francia mi definiscono un artista “migrante”, quando sono negli Stati Uniti un artista francese, anzi “parigino”, in Italia un artista “arabo”». In quella intervista, ha detto anche un’altra cosa importante: «Cosma e Damiano sono gemelli, operano le guarigioni insieme, i loro gesti sono perfettamente coordinati. Nella Leggenda aurea c’è un dialogo tra loro, ma non si capisce chi parla dei due e chi risponde. Sono inseparabili e indiscernibili».

Ecco, ci voleva il Coronavirus per farci vedere il corpo collettivo dei nostri medici e infermieri, che agisce come Cosma e Damiano: come un potentissimo ‘noi’,  con sacrifici e dedizione non certo ripagati dagli stipendi. Incattiviti dalla povertà, ingannati dagli imprenditori della paura, fino a ieri molti italiani avrebbero guardato con fastidio quella gamba ‘diversa’: la speranza è che, ora, lo sguardo di tutti sia invece indirizzato alla comune natura umana che abbiamo ritrovato negli ospedali. A così caro prezzo.


Articolo pubblicato in “il venerdì”, 15 maggio 2020

Immagine in evidenza da Wikimedia Commons: Beato Angelico, Guarigione del diacono Giustiniano, 1438-40