La Soprintendenza speciale, pensata solo due mesi dopo la prima scossa, è ancora acefala.

Gli interventi del Ministero guidato da Dario Franceschini e diretto da Antonia Pasqua Recchia sono stati “tempestivi” nelle aree terremotate e comunque puntellare i monumenti non sarebbe servito, sarebbero crollati lo stesso. Di più: la prevenzione per gli edifici antichi “è una balla”.

Parole (concitate) di Vittorio Sgarbi su La7, a Tagedà. “La prevenzione non servirebbe, per esempio, a salvare gli affreschi del Cavallini a Santa Maria in Trastevere”. Peccato per Sgarbi che i cosiddetti affreschi siano mosaici.
Gaffes a parte, questa tesi ufficiale, compiacente e negazionista, è smentita dai nudi fatti. Ancora martedì si contavano in 81 le opere d’arte importanti fra le macerie. Né sono stati tesi sui ruderi i grandi teloni di plastica atti a preservare le pietre, i pezzi di colonne, di statue, di capitelli, di fregi essenziali per una ricostruzione il più possibile filologica.
Eppure la segretaria generale Antonia Pasqua Recchia era stata qui in missione dopo le prime scosse di agosto. Perché non ha fatto subito puntellare gli edifici più preziosi? Colpa della burocrazia, si scrive. Colpa dei burocrati messi a dirigere un patrimonio più grande di loro. Dopo il 27 settembre ’97 Mario Serio e Antonio Paolucci si assunsero la responsabilità di chiamare all’istante le ditte pronte ad avvolgere la Basilica Superiore di San Francesco di tubi d’acciaio, in piena notte. Cosicché la forte scossa del 4 ottobre non fece danni. A Montefalco, per gli affreschi di Benozzo Gozzoli lesionati in San Francesco il 27 settembre ’97 un bravo sindaco ordinò ai tecnici della Co.bec di Spoleto di puntellarli senza neppure attendere la Soprintendenza, salvandoli dal sisma del 4 ottobre. Allora, c’era chi si assumeva le responsabilità e agiva subito:per il devastante sisma campano dell’80 (6.9 scala Richter, 2.914 morti, 8.848 feriti e 280.000 sfollati) il ministro per i Beni Culturali, Enzo Scotti, istituì il mese dopo una Soprintendenza generale col rango di Direzione generale per Napoli-Irpinia (assegnata a Giuseppe Proietti), la Soprintendenza archeologica di Pompei, quelle ai beni artistici e architettonici di Avellino-Salerno e di Caserta-Benevento entrate presto in funzione. La severa Commissione Scalfaro sullo scandalo dell’Irpinia votò all’unanimità un encomio: “I fondi per questo settore sono stati insufficienti e ben spesi”.
Ad Assisi protagonista fu subito uno strutturista di grande valore, Giorgio Croci (attivo fra Istanbul e la Cambogia). All’Aquila lo chiamarono venti giorni dopo. “Però con la centratura dei pilastri lesionati usando materiali al carbonio salvammo dal crollo la navata di Collemaggio”, Ed ora ? “Non mi ha chiamato nessuno. Ho dato la disponibilità per puntellare e preservare quanto resta della chiesa di Norcia. Aspetto”. Purtroppo la Soprintendenza Speciale decisa in ottobre, un mese e mezzo dopo la prima scossa, non ha ancora un titolare. Fra poco saranno tre mesi. Del resto la parola “Sovrintendente” (sic) a Renzi ripugna, dal 2011.

Vittorio Emiliani

Il Fatto, 12 novembre 2016