Colpo di mano in commissione Industria al Senato: approvato un emendamento – con parere favorevole del governo, tacito assenso del ministro Dario Franceschini, e a firma Linda Lanzillotta, Camilla Fabbri, Francesco Scalia, Daniela Valentini e Andrea Marcucci, tutti del Pd – che mette a rischio il patrimonio nazionale di opere degli artisti della generazione di Giorgio De Chirico, Renato Guttuso, Carlo Carrà, Mario Sironi, Alberto Burri, Emilio Vedova, Giorgio Morandi, Filippo De Pisis e Lucio Fontana.

Se un privato ha la fortuna di possedere bozzetti preparatori, disegni, pitture, oggetti di design di uno di questi artisti, potrà venderli e spedirli all’estero senza più controlli dell’Ufficio esportazioni delle Soprintendenze.

Una potenziale tragedia di proporzioni immense per l’arte italiana, di cui si è accorta Italia Nostra: “In un luogo diverso da quello deputato – spiega il presidente dell’associazione Marco Parini –, ovvero in commissione Industria e non in commissione Cultura, è stata approvata una norma sulla semplificazione della circolazione internazionale dei beni culturali. Il suo contenuto ha una portata devastante”. L’emendamento porta da cinquanta a settant’anni il limite temporale di anzianità delle opere da assoggettare al controllo delle Soprintendenze, escludendo di fatto importantissime opere realizzate dal 1946 a oggi. Ma la cosa più grave, spiega Parini di Italia Nostra, “è l’introduzione di una soglia di valore, 13.500 euro, per l’assoggettamento delle procedure di autorizzazione, autocertificata con un prezzo individuato sulle basi d’asta. Val la pena ricordare che in questo modo anche la gran parte delle opere del Sei-Settecento, ad esempio di Giovanni Battista Tiepolo, salvo i più famosi capolavori, rischierebbe di uscire dal Paese per mai più ritornarvi e così disegni, arredi, stampe e incisioni, sculture e bronzi”.

Una rivoluzione negativa perché lascia in complete mani private estere il destino di tantissime opere dal valore inestimabile con proprietari e aste private che faranno il bello e il cattivo tempo senza la possibilità di alcun controllo.

Spiega ancora Italia Nostra: “L’attuale normativa in materia stabilisce che chiunque intenda far uscire in maniera definitiva dal territorio della Repubblica opere che presentino interesse culturale, di autore non più vivente e la cui esecuzione risalga a oltre 50 anni, deve sottoporle a uno dei diciotto Uffici esportazioni delle Soprintendenze presenti nel nostro Paese. Questi rilasciano o negano l’attestato di libera circolazione (verso i Paesi membri Ue) e la licenza di esportazione (verso i Paesi terzi) valutando se le opere presentate in relazione alla loro natura, al pregio intrinseco e al contesto storico-culturale di cui fanno parte, rivestano l’interesse culturale stabilito dal Codice dei Beni culturali e del Paesaggio”. Il diniego al rilascio dell’attestato di libera circolazione comporta in automatico l’avvio del procedimento di dichiarazione d’interesse culturale per l’opera che ne è oggetto che così viene posta al regime di tutela del Codice dei beni culturali in forma completa e definitiva. “Ciò non toglie – continua Parini – che non possa uscire, anche per tempi lunghi, in base a specifici accordi”.

L’Italia, il Paese che possiede la maggiore parte del patrimonio culturale europeo, diventa con questo emendamento il Paese con la normativa di tutela più permissiva d’Europa in materia di uscita delle opere d’arte. Altro paradosso, perché proprio la regolamentazione nell’esportazione delle opere d’arte fu inserita nel Trattato di Roma del 1957 dal quale nacquero le basi dell’Unione europea. Nel Trattato i beni culturali non furono classificati come “merci” perché non devono essere ricompresi nella disciplina della libera circolazione delle merci, appunto. Italia Nostra non si arrende: “Continueremo la battaglia prima del passaggio alla Camera e, se necessario, fino alla Corte costituzionale per evitare il definitivo arretramento culturale del Paese”.

Il Fatto Quotidiano, 16 giugno 2016