La serrata di Venezia

di Paola Somma

Rivendicando il merito di aver deciso la serrata dei musei civici fino ad aprile, Luigi Brugnaro, sindaco nonché assessore alla cultura di Venezia, durante l’incontro di fine anno con i giornalisti, ha giustamente inquadrato tale scelta all’interno della sua visione della città e del suo programma di governo. “Riapriremo quando torneranno i turisti”, ha detto, “non possiamo buttare soldi al vento… vale per i musei e per il casinò, e presto apriremo una discussione sull’azienda di trasporto pubblico” (prendano nota lavoratori e studenti che sperano di tornare a scuola!).

Dopo il consueto attacco a chi, a suo avviso, ha impedito l’arrivo di investitori – fra le “occasioni di sviluppo mancate” ha inserito il nuovo stadio e il grattacielo che Pierre Cardin voleva costruire a Marghera, e la cui offerta “è stata un’offesa all’intelligenza non accettare”- è passato all’illustrazione del radioso futuro che ci attende, esortandoci all’ottimismo: “abbiate fiducia, oggi non c’è un visitatore in giro per la città, ma siamo certi che il turismo tornerà”. Per quanto riguarda i prossimi mesi, ha promesso che, per fare “spazio a persone meritevoli e attrarre investimenti… ora sbloccheremo tutto” e “faremo di tutto per recuperare la navi da crociera che stanno facendoci perdere”. Infine, a conferma che Venezia “torna sulla ribalta mondiale”, ha annunciato che dal 7 al 11 luglio ospiterà la riunione dei ministri dell’economia del G20: “tutti all’Arsenale a discutere, e poi a vedere il MOSE“.

La creazione e difesa di posti di lavoro è uno degli argomenti principali con cui il sindaco Brugnaro abitualmente mette a tacere chi non è d’accordo con i suoi progetti di sviluppo. Nell’ultimo anno, in particolare, ha più volte criticato le chiusure decise dal governo centrale ed ha personalmente partecipato alle manifestazioni indette da alcune categorie, portuali, ristoratori e in genere addetti alla filiera turistica.

Nei comunicati delle organizzazioni dei lavoratori dei musei si segnala l’irrisorio “risparmio” derivante dalla chiusura, 600 mila euro, a fronte dei 7 milioni di euro di aiuti statali ottenuti, quest’anno, dalla fondazione che li gestisce, partecipata al 100% del comune, e che ha chiuso i conti in attivo.

L’odierna serrata, quindi, oltre a sancire cosa sono, di chi sono e a cosa servono i musei, e in genere l’arte e la cultura, sembra una manifestazione di disprezzo, o quanto meno di disinteresse, per i lavoratori di uno specifico settore e per i cittadini contribuenti, ai quali viene sottratto il godimento di un pubblico bene. La sospensione delle attività, infatti, riguarda anche quelle che non prevedono il contato con il pubblico, quali la catalogazione e la ricerca, mentre non è chiaro se la fondazione potrà approfittare dello svuotamento delle prestigiose location per affittarle come set per riprese cinematografiche, spot pubblicitari od altri lussuosi eventi.

Il dubbio, infine, che la scelta del sindaco di Venezia sia stata dettata da ideologia più che da prudenza finanziaria, è avvalorato dal fatto che sprechi spacciati per investimenti lungimiranti non mancano in città. Ad esempio, il comune ha appena speso 800 mila euro per le luminarie di Natale, inclusa una videoproiezione sul ponte di Rialto, grazie alla quale il ponte si trasforma “in un libro su cui scorrono alcuni dei momenti e dei protagonisti della storia, dell’arte e dell’architettura veneziana”. “Denaro buttato al vento”, dal momento che non ci sono turisti da intrattenere? Al contrario, si tratta di un’iniziativa importante, ha detto il sindaco, perché “nonostante i mesi bui che stiamo attraversando, Venezia vuole ripartire …. anche attraverso questa installazione mostra la sua forza resiliente … queste immagini faranno il giro del mondo per raccontare una città che continua a vivere e sarà pronta ad accogliere nuovi visitatori”.  Chi la vede diversamente può solo sperare che, di fronte al grido di dolore: “il morbo infuria, il pan ci manca”, per l’ennesima volta lo Stato non “sventoli bandiera bianca”.


Fotografie di Paola Somma