In pochi hanno fatto attenzione all’articolo 88 del DL “Cura Italia”, confuso tra articoli di rilevanza sociale ed economica maggiore e di interesse solo per il comparto del turismo. Così è scivolato inosservato. Tratta del “rimborso dei contratti di soggiorno e risoluzione dei contratti di acquisto di biglietti per spettacoli, musei e altri luoghi della cultura”.

Il Governo ha decretato il rimborso dei biglietti che sarebbero stati validi per il periodo in cui i musei e i monumenti sono chiusi per effetto del DPCM 08/03/2020. Come avviene tale rimborso?

Innanzitutto i soggetti acquirenti dovranno presentare entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del “Cura Italia” (17 Marzo), la richiesta di rimborso con il titolo di acquisto allegato. E il venditore – vale a dire il gestore del sito nella maggior parte dei casi – entro 30 giorni dalla presentazione della istanza provvede all’emissione di un voucher di pari importo da utilizzare entro un anno dall’emissione.

Possiamo comprendere le motivazioni che hanno condotto il Governo alla scelta di emettere voucher invece che di restituire i soldi: date le somme ingenti che la chiusura dei musei causa allo Stato, la soluzione dei voucher minimizza le perdite. Pensiamo però che il ragionamento, basato su calcoli hic et nunc, lo sconteremo in seguito. Perché, se tutti gli esperti  concordano che sarà fondamentale attuare una intelligente strategia per far ripartire il turismo del nostro paese, non ci favorirà il confronto con altre nazioni.

Basta entrare nel sito web del Louvre, per essere immediatamente informati in inglese che tutti coloro che avevano acquistato un biglietto saranno automaticamente rimborsati. Non solo gli utenti ricevono il rimborso in denaro, non solo lo ricevono in automatico senza fare nulla, ma l’avviso è la prima cosa che si vede in home page.  Sempre all’estero ma più vicini a casa, anche i Musei Vaticani hanno provveduto al rimborso automatico. Gli stranieri i confronti li faranno. Ora lo Stato risparmia ma in termini di immagine, di credibilità e di promozione ci perderemo.

Passi la scelta dei voucher, le condizioni sono inaccettabili:
1. non si deve obbligare l’utente a fare domanda di rimborso; il rimborso deve essere automatico;
2. è assurdo non solo costringere a fare domanda, ma addirittura entro 30 giorni di tempo;
3. il DL genera estrema confusione, dal momento che impone all’acquirente 30 giorni di tempo per presentare domanda e al venditore 30 giorni dalla presentazione della domanda per emettere il voucher, il tutto mentre i musei sono ancora chiusi e non si sa quando saranno riaperti. La riapertura avverrà quasi sicuramente oltre i termini legati a questo DL, quindi ne sarà necessario un altro che confonderà ulteriormente le date. E il tutto mentre un DPCM ha decretato “non essenziali” le attività dei gestori di musei e monumenti ed ha quindi chiuso i loro uffici, costringendoli allo smart working (che non è certo identico al lavoro in ufficio);
4. è scorretto equiparare i biglietti dei siti con quelli delle mostre.

Il limite dei 30 giorni entro cui fare domanda di rimborso significa che, se uno non vede in tempo l’avviso o non riesce ad inviare in tempo la domanda, non potrà avere il voucher.
Per esempio ad oggi, 20 marzo, nulla si legge ancora sul sito del Parco Archeologico del Colosseo e tra  20 giorni scadranno i termini per le domande.

Certo, non è necessario che il gestore comunichi qualcosa sul sito. Si possono tranquillamente inviare le domande seguendo quanto scritto nel DL “Cura Italia”. Sicuramente tutte le agenzie e tutti i professionisti del settore sono perfettamente informati e lo faranno in tempo.  Non sarà così però per tutti quei singoli turisti stranieri che non leggono i testi integrali dei DL italiani.

Per questo è estremamente scorretto l’art. 88, che condiziona il rimborso alla richiesta, cercando di far arrivare meno richieste di voucher possibile, con una visione miope del turismo.
Sappiamo bene che 18-40 euro per 1-4 biglietti del Colosseo non incidono sull’economia di una famiglia tedesca o americana.

Il punto è cosa il Governo e il MIBACT vogliono comunicare. Si dice che dobbiamo mettere in atto strategie e investire per il turismo post-emergenza. Dunque il voucher avrebbe potuto essere un piccolo strumento di promozione turistica, per invogliare chi aveva programmato una vacanza in Italia in questi mesi a programmarla di nuovo entro un anno. Inviarglielo in automatico non costa nulla allo Stato se quella persona non viene affatto, mentre se decide di tornare il MIBACT spenderà 18-40 euro che però frutterebbero all’Italia una vacanza di 2-4 persone (hotel, ristoranti, altri monumenti, ecc.).

Infine, il problema dei biglietti delle mostre temporanee, prima fra tutti quella ormai famosa alle Scuderie del Quirinale. Se un visitatore è interessato agli Uffizi adesso lo sarà anche tra 6 mesi, dipende solo dalla sua possibilità di viaggiare. Nel caso di mostre, non è detto che chi ha comprato i biglietti per Raffaello sia interessato alle mostre che saranno ospitate a Scuderie del Quirinale nei mesi seguenti. In questo caso la restituzione della somma sarebbe stata doverosa.

Dobbiamo decidere se strategia, promozione, valorizzazione, comunicazione, debbono rimanere parole da usare per propaganda o se vogliamo usarle anche nello scrivere gli articoli delle leggi.

Isabella Ruggiero
Presidente nazionale AGTA

 

 

Fotografia di Tomaso Montanari scattata agli Uffizi il 24 febbraio 2020