La “tutela attiva” del sindaco. E Cosenza crolla per strada

Tomaso Montanari

“In definitiva io credo che per conservare i centri storici sia necessario andare oltre il concetto di ‘tutela passiva’ e fare riferimento a quello che oggi si può definire ‘tutela attiva’ ”. Sono parole dell’architetto Mario Occhiuto, sindaco di Cosenza e fratello del capogruppo di Forza Italia alla Camera dei Deputati. E sono parole sinistre. “Tutela attiva” ricorda il “malore attivo” che segna una delle pagine più terribili della nostra storia giudiziaria e politica: parole inventate per coprire una morte che non avrebbe dovuto accadere. In questo caso, la morte è quella di Cosenza vecchia, una meravigliosa città storica che si dibatte da anni in una agonia senza fine.

Da giurato del Premio Sila, mi capita di rivedere Cosenza almeno una volta l’anno. L’ultima volta, un mese fa, l’arteria principale del centro storico, Corso Telesio, era chiusa per giorni, a causa del crollo di alcuni edifici antichi: così, come altrove per un guasto all’acquedotto. A Cosenza è la storia che muore, in mezzo alla strada.

La soluzione del sindaco Occhiuto è la tutela attiva. Cioè le demolizioni. “Come promesso agli abitanti del quartiere di Santa Lucia – ha dichiarato due settimane fa – sono iniziati i lavori di demolizione di un rudere privo di copertura e di solai… Continueremo poi le demolizioni di un altro rudere a rischio crollo che è sulla stessa piazza. La Soprintendenza questa volta ha concordato con noi sulla necessità e urgenza delle demolizioni – aggiunge –, mentre in precedenza si era sempre opposta a questo tipo di interventi a causa della presenza di un funzionario delegato alla tutela del centro storico che (oggi non c’è più e) ostacolava, e di fatto bloccava, l’avvio di ogni iniziativa”. Si vorrebbe dare un encomio solenne al funzionario di Soprintendenza che pensava che demolire un edificio antico non fosse esattamente un atto di tutela. E si vorrebbero poter usare le parole giuste per qualificare l’assenso attuale alle ruspe del sindaco-architetto.

Qualcuno le parole le ha trovate. Un gruppo di partiti e associazioni (Buongiorno Cosenza, Pse, Pd, Sinistra Italiana, Club Telesio, Progetto Meridiano, Cosenza Domani, Articolo Uno) si è chiesto “come è stato di nuovo possibile strappare, dopo le demolizioni di Corso Telesio e Via Gaeta, quest’altro importante tassello della forma urbana di Cosenza, come è stato possibile che sia stata praticata un’altra larga e profonda ferita nell’antico tessuto urbano che non sarà più rimarginabile? Come è stato possibile che si demoliscano e che si voglia continuare a demolire con la ruspa – senza neanche, per quel che ci è dato sapere, una delibera comunale – questi edifici nel quartiere di Santa Lucia? E non vale la rozza opposizione che questi edifici non presentano nulla di rilevante da un punto di vista architettonico e storico, perché il carattere principale del Centro storico di Cosenza non sta solo nei ‘monumenti’, ma nella sua formazione composita, armonica, irripetibile e, finora, miracolosamente quasi intatta. Come diceva Antonio Cederna, l’unicità dei centri storici italiani consiste ‘nel complesso contesto stradale ed edilizio, nell’articolazione organica di strade, case, piazze, giardini, nella successione compatta di stili e gusti diversi, nella continuità dell’architettura minore , che di ogni nucleo antico di città costituisce il tono, il tessuto necessario, l’elemento connettivo, in una parola l’ambiente vitale’”.

La lenta morte di Cosenza Vecchia non è solo colpa del sindaco Occhiuto: è il frutto di decenni e decenni di scelte suicide (come quella di costruire l’università fuori dalla città storica). Una storia sbagliata, che rende questa fiera capitale medioevale il “tipico posto del Sud di oggi. Il centro storico è in rovina, il resto è periferia. Solita storia di una comunità in fuga dal suo passato”, per usare le parole che Franco Arminio ha dedicato a uno dei suoi paesi. Oggi solo a Cosenza i vani vuoti sono 165.398 e la sua provincia è la seconda in Italia per numero, 15.188, di immobili degradati.

Ma non è una storia irreversibile: e qua le responsabilità di Occhiuto sono enormi. Perché invece di pensare e attuare una rinascita, questi dieci anni di regno sulla città si sono risolti in un marketing surreale sull’inesistente ‘tesoro di Alarico’, nella costruzione di una orrenda piazza con parcheggio sotterraneo, nella realizzazione dell’imbarazzante ponte disegnato da Calatrava (quello che collega il niente con il nulla, dicono a Cosenza). E nella tutela attiva che, da anni, distrugge mura e storia, cancellando insieme passato e futuro della città.

Si avvicina il momento in cui si potranno spendere i 90 milioni che il Contratto Istituzionale di Sviluppo assegna a Cosenza proprio per salvare la sua anima antica: ma, senza visione e senza coscienza del diritto alla città e alla storia, tutti quei soldi possono perfino essere un boomerang. Attivissimo.


Articolo pubblicato su “Il Fatto Quotidiano” il 5 luglio 2021. Fotografia di Salvatore Migliari da Wikimedia Commons.

 

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