Sardegna, una colata di cemento in nome del Covid sulle coste più belle del mondo

di Angelo Bonelli

Per autorizzare la più grande colata di cemento, anche nelle aree vincolate e sulla costa, nella storia della Sardegna, la giunta Solinas a trazione leghista utilizza anche l’alibi della pandemia da Covid-19. Nei prossimi giorni rischia di essere approvata una legge urbanistica, o meglio il piano casa, che prevede una potenziale colata di cemento di oltre 25 milioni di metri cubi di cui quasi la metà concentraste sulle coste dell’isola.

L’art. 3 della legge autorizza l’ampliamento volumetrico di strutture turistico-ricettive, nella misura del 50% delle zone comuni, in considerazione  dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 che detta nuove regole sul distanziamento sociale.

La legge è un manifesto alla deregulation e all’aggressione di ambienti naturali protetti che in nome del rilancio dell’economia sarda sacrifica irreversibilmente un patrimonio ambientale e quindi culturale, che ha reso famosa la bellezza della Sardegna in tutto il mondo con grandi ritorni economici.

Si autorizzano: ampliamenti di residenze all’interno della fascia protetta dei 300 metri dalla costa e nei centri storici nella misura del 30%, aumenti di volume del 50% di alberghi, lottizzazioni negli ambiti di paesaggio costiero. Un disastro!

La Sardegna è tra le regioni in Italia che hanno pagato un prezzo elevato a causa del dissesto idrogeologico, l’ultimo evento da citare è l’alluvione a Bitti, in provincia di Nuoro, che ha provocato 3 vittime e danni ingenti.

Cosa pensa di fare, irresponsabilmente, la regione Sardegna con il testo approvato in commissione e che tra pochi giorni andrà in aula? Non introduce norme rigorose a tutela dal rischio idrogeologico, bensì con l’art.5 comma 4 autorizza la trasformazione di seminterrati in abitazioni.

 Il presidente Solinas ha riflettuto sulle conseguenze di questa norma? Le persone che andranno a vivere nei seminterrati rischiano di rimanere intrappolate nelle loro abitazioni in caso di alluvione subendo rischi inaccettabili. Nel novembre del 2013 ad Arzachena, provincia di Sassari, una famiglia di quattro persone morì nel seminterrato allagato a causa di un’alluvione, nel settembre del 2017 a Livorno un’intera famiglia morì dentro un seminterrato che si allagò per inondazione e sono molti altri i casi drammatici di questo tipo che la cronaca racconta.

Il cemento rischia di sfregiare la Sardegna e le sue bellezze naturali alla faccia del cambiamento climatico e delle parole ipocrite che vengono spese da molti presidenti di regione che esprimono in raffiche di interviste la loro preoccupazione sulla necessità di sostenere una svolta ecologica, ma nei fatti fanno il contrario di ciò che dichiarano.

È una colata di cemento fatta in nome di un falso rilancio dell’economia e cosa inaccettabile usando l’alibi del Covid-19 per garantire il distanziamento sociale ci sarebbe da ridere ma il dramma della pandemia è una cosa seria.

Il governo nazionale deve prepararsi a impugnare la legge per impedire che le coste del mare più bello del mondo siano sfregiate dalla speculazione nazionale ed internazionale.


Articolo pubblicato blog dell’autore su “Huffington Post” il 3 dicembre 2020

Fotografia di Vincenzo Malagoli da Unsplash