del Laboratorio politico perUnaltracittà

La zona di Costa San Giorgio, dove al posto dell’ex Scuola di Sanità Militare è previsto il luxury albergo dei Lowenstein, è nota anche con il toponimo di Poggio alle Rovinate perché in vari periodi è stata al centro di movimenti franosi del colle su cui si distendono oggi le proprietà della famiglia argentina e sotto le quali, come abbiamo più volte riportato, è prevista la costruzione di parcheggi interrati, di magazzini e locali di servizio del ristorante e un tunnel sotterraneo di 600 metri con accesso carrabile proprio da Costa San Giorgio.

Sono numerosi i documenti storici, da quello del Lapini, del Villani a quello del Vasari, che testimoniano dei numerosi crolli dovuti agli smottamenti della collina, a partire da quello del 1284, del 1373, del 1490 e del 1547. Particolarmente significativo quest’ultimo poiché andarono distrutte numerose abitazioni tra la Costa e il Lungarno, coinvolgendo anche il Palazzo Capponi delle Rovinate, la Chiesa di Santa Lucia dei Magnoli, detta appunto delle Rovinate, e non ultima l’abitazione del giovane Bernardo Buontalenti, episodio raffigurato nell’affresco di Niccolò Lapi posto proprio nel Palazzo Buontalenti di Via dei Servi.

Tra le case crollate c’era anche quella di Lorenzo Nasi, amico di Raffaello Sanzio, in cui era conservata la celebre opera del pittore urbinate, “Madonna del cardellino”, spezzata in più parti in seguito al crollo della casa.

Le rovine del 1547 furono così devastanti da costringere Cosimo I de’ Medici a emanare un editto di inedificabilità dell’area del Poggio alle Rovinate. Un’iscrizione posta di fronte alla chiesta di Santa Lucia dei Magnoli lo ricorda: “Cosimo de’ Medici signore di Firenze e di Siena, proibì di ricostruire le case di questo monte tre volte crollate per inadeguatezza del suolo”. E infatti gran parte di quell’area è rimasta inedificata in ossequio all’editto di Cosimo I e per evidenti motivi di prudenza e prevenzione di possibili future tragedie.

Le cause dei cedimenti del terreno furono attribuite proprio alle caratteristiche idrogeologiche del poggio, “pregno per ogni parte d’acquitrini, e privo di solidità”, alla presenza di numerosi corsi d’acqua oggi interrati e invisibili ma che in epoca medievale alimentavano mulini e altri opifici. Il toponimo di Via del Canneto, a ridosso della Costa, è lì a ricordare la presenza in età storica di folti canneti acquitrinosi lungo i torrentelli che terminavano in Arno.

Ci sorprende dover constatare come la copiosa documentazione a corredo della richiesta di verifica della assoggettabilità alla Valutazione Strategica Ambientale (VAS) non abbia preso in considerazione gli eventi franosi storicamente documentati e, ancor di più, che addirittura l’amministrazione comunale abbia escluso la Valutazione Ambientale (VAS) del progetto, che, come sappiamo, prevede anche il pubblico dibattito e la consultazione dei cittadini.

Preoccupa enormemente, per la stabilità del versante e degli edifici connessi, la previsione di parcheggi e locali sotterranei, nonché del tunnel carrabile di comunicazione, proprio nel cuore del Poggio alle Rovinate. Non solo, ma anche la prevista funicolare di collegamento del giardino monumentale di Boboli, la proprietà degli argentini e il Forte Belvedere, rappresenta un ulteriore carico su di un pendio che non è uno dei più stabili della città.

Ricordiamo anche che il Lungarno Torrigiani, proprio sotto la Costa, è stato oggetto, nel recente passato, di una frana di sponda che ha spostato di alcuni metri l’argine del fiume e la cui origine viene addebitata alla rottura di un tubo dell’acquedotto, mentre non sono escluse cause concomitanti risalenti alla instabilità della collina sovrastante.

Riteniamo che la trasformazione alberghiera di uno dei più significativi complessi storico architettonici della città, proprio nel cuore dell’area Patrimonio UNESCO, debba essere sospesa in attesa di un approfondimento degli studi storici e di una ulteriore verifica della stabilità idrogeologica del versante.

Proponiamo che si apra un dibattito che coinvolga cittadini, per quanto riguarda l’impatto sull’area e la destinazione dell’ex caserma, ed esperti, affinché il progetto sia riconsiderato e non costituisca un’ulteriore conferma delle vergognose politiche di amministrazione della città.


Articolo pubblicato in “La Città invisibile”, 20 luglio 2020

Fotografia da Google Earth