I ristori ai soliti signori delle grandi mostre

Nicola Borzi 

Dal Maestro delle storie di Isacco ad Assisi, forse un giovane Giotto, sino a Van Dijck e Jouvenet, la vicenda biblica di Giacobbe che carpisce con l’astuzia la benedizione del padre Isacco destinata invece per diritto al primogenito Esau è un topos che per secoli ha tenuto banco nella pittura. Nessuno ha mai dedicato al tema un’esposizione antologica, ma da qualche mese la discussione sulla furbizia infuria nel settore delle mostre. Il ministero della Cultura retto da Dario Franceschini, che gestisce 4,24 miliardi di aiuti pubblici per l’emergenza Covid, già dall’anno scorso ha versato decine di milioni alle società organizzatrici di eventi saltati a causa della pandemia. Una manna dal cielo per un comparto che come altri ha visto crollare i ricavi. Ma c’è chi sostiene che alcuni avrebbero ricevuto quella benedizione senza averne titolo.

In Italia nessuno ha dati precisi sul mondo delle mostre. Manca un registro degli eventi, non si conoscono numero degli spettatori né giro d’affari complessivo. L’unica fonte parziale sono le statistiche Siae, che però mischiano mostre e fiere, come il Salone del Mobile di Milano. Secondo i dati preliminari, nel 2020 gli eventi sono calati a 27.913, quasi 50mila in meno rispetto al 2019 (-64%) con appena 5,8 milioni di ingressi (20 milioni in meno, -78%), per un incasso al botteghino crollata a 46 milioni da 196 milioni (-77%).

A fronte di questo disastro, i contributi a fondo perduto per il ristoro di mostre d’arte cancellate annullate o rinviate valgono sinora 71,4 milioni. Una boccata d’ossigeno la cui suddivisione ha deciso i sommersi e i salvati tra gli operatori del settore. La ripartizione, gestita tramite 7 decreti ministeriali, non è stata calcolata sulle perdite di bilancio subìte dagli operatori (quando sono stati distribuiti i primi sostegni non erano ancora disponibili i rendiconti 2020) ma in base ad autodichiarazioni sulla differenza in corso d’anno tra i fatturati 2020 e 2019. L’attività delle mostre però varia di anno in anno con risultati incerti, perché nulla assicura il successo di un evento. Così sono stati risarciti incassi presunti da parametri precedenti. Inoltre gli operatori hanno ottenuto anche altri sostegni, come la cassa integrazione per i dipendenti.

La direzione Musei del Mibact con i suoi decreti ha stabilito che potevano fare domanda gli operatori “che abbiano subito un calo di fatturato per la cancellazione, l’annullamento o il rinvio, a causa dell’emergenza Covid, di almeno una mostra d’arte in Italia o all’estero in calendario tra il 23 febbraio e il 30 settembre 2020”. Erano ammessi ai contributi i soggetti la cui “attività prevalente sia l’organizzazione di mostre d’arte” e le imprese di logistica, trasporto e allestimento che dalle mostre d’arte avessero ricevuto oltre il 50% del fatturato. Tra i requisiti c’erano l’assenza di procedure fallimentari, la regolarità contabile contributiva e fiscale e la possibilità di contrattare con la Pubblica amministrazione. Gli aiuti per legge non sono tassabili come reddito e dunque entrano tutti nelle componenti positive dell’utile netto.

Una buona fetta dei sostegni agli organizzatori di mostre, oltre 65 milioni, sono stati già erogati tra il 2019 e il marzo scorso. La fetta maggiore è andata a pochissime imprese: i primi 8 gruppi (su 38) hanno ricevuto l’85% della somma, oltre 39 milioni sui 50,1 destinati alla categoria. Anche tra i gruppi dei servizi i primi 6 beneficiari (su 19) hanno ricevuto quasi l’83% del sostegno al segmento: 12,7 milioni su 15,3. Ma a scatenare le polemiche è stato soprattutto il fatto che la parte del leone nella suddivisione degli aiuti è andata alle imprese collegate a due editori, Electa della Mondadori e 24Ore Cultura del Sole. Questi due operatori da soli si sono portati a casa quasi il 40% di tutti i sostegni alla filiera, poco meno di 20 milioni su 50,1. Electa primeggia nella classifica dei beneficiari: da sola ha ricevuto il 30% dei fondi agli organizzatori di mostre, 15,1 milioni su 50,1, dei quali 10,9 versati già nel 2020. 24Ore Cultura lo scorso anno ha ricevuto aiuti per 3,52 milioni e altri 1,24 a marzo, il 9,5% del settore. Contributi detassati che hanno sostenuto i bilanci consolidati 2020 dei relativi gruppi editoriali quotati.

Secondo il bilancio, Mondadori Electa nel 2019 ha realizzato 60,2 milioni di ricavi e 8 milioni di utile. L’organizzazione delle mostre valeva 3,2 milioni, i proventi da biglietteria 20,8: in totale 24 milioni, il 40% dei ricavi. La vendita di libri ha generato incassi per 28,84 milioni, il 48% del totale. I ricavi vari “pesavano” per il 2,8%, mentre quelli da gestione museale 5,23 milioni, il 9%. Un operatore del settore che chiede l’anonimato si domanda “come abbia fatto Electa a dichiarare quale attività primaria l’organizzazione di mostre. Dalle visure risulta che l’attività prevalente indicata è la ‘gestione di luoghi e monumenti storici e attrazioni simili’ ed ‘edizione di libri’. Eppure hanno già ottenuto aiuti pari a oltre il 60% dei ricavi da eventi realizzati nel 2019”. Il tema del concetto di attività prevalente è dibattuto, tuttavia i pareri legali convergono sul fatto che a dirimerne l’attribuzione non sia il codice Ateco aziendale, dunque la forma, ma la sostanza ovvero la fonte predominante dei ricavi.

Quanto a 24Ore Cultura Srl, nel bilancio al 31 dicembre 2019 segnava ricavi per 12,21 milioni e un utile di 808mila euro. I ricavi dai biglietti delle mostre erano pari a 5,79 milioni, il 47% del totale. Servizi e sponsorizzazioni, vendite di libri e altri prodotti, cointeressenze, gestione del parcheggio del museo Mudec generavano ricavi per 6,42 milioni, il restante 53%. “Eppure 24Ore Cultura ha già ottenuti aiuti per 4,76 milioni, l’82% dei suoi ricavi del segmento del 2019”, sottolinea la fonte.

Tra i maggiori beneficiari compaiono poi diverse società del gruppo Arthemisia di Iole Siena che hanno ottenuto aiuti totali per 9,1 milioni, il 18,2% del settore, Mondo Mostre con 4,1 milioni, l’associazione Civita con 2,6 e Metamorfosi di Pietro Folena per quasi un milione. “Se si guarda all’attività prevalente Mondo Mostre, Civita o Arthemisia paiono aver titolo per i ristori”, spiega il nostro interlocutore. Ma tra le varie imprese presiedute da Iole Siena in passato ci sono stati fallimenti e concordati e una dura vertenza fra Artemisia e 24Ore Cultura ha portato la società del Sole a varare l’azione di responsabilità contro l’ex ad Natalina Costa, accusata di aver danneggiato l’impresa a favore di Artemisia. Forse un motivo per cui mancano mostre sulla furbizia che dribbla il diritto c’è.


Articolo pubblicato su “Il Fatto Quotidiano” il 22 aprile 2021. Fotografia di StockSnap da Pixabay.

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