Il silenzio dell’università e le responsabilità del ceto politico

di Piero Bevilacqua

Un sovrumano silenzio e una profondissima quiete gravano sulla vita dell’Università italiana e il fatto che il ministro che la governa sia un ex rettore, un uomo che viene da quel mondo, non sembra cambiare le cose. La nostra Università, quale protagonista attivo della vita civile del Paese, non c’è più.  E non l’ha uccisa il Covid 19, ma un insieme di processi e di scelte, che l’hanno radicalmente trasformata. Continua a leggere…

Roma, Piazza del Popolo

Se il patrimonio culturale irrita i sovranisti

di Maria Pia Guermandi 

Fra ritardi, incomprensioni e polemiche, il lunghissimo iter parlamentare sulla ratifica della Convenzione di Faro, sta per giungere a conclusione nelle prossime settimane. Si tratta, come noto, della Convenzione quadro emanata dal Consiglio d’Europa sul valore sociale del patrimonio culturale. Aperta alla firma dei vari paesi  del Consiglio nel 2005 la Convenzione è entrata in vigore nel 2011 a livello sovranazionale, e da allora ogni stato membro può ratificarla, inserendola nel proprio ordinamento.Continua a leggere…

A che serve un Parlamento ce lo ricorda David

di Tomaso Montanari

«Giuriamo di non separarci mai, e di riunirci ovunque le circostanze lo impongano, fino a che la Costituzione del regno sia stabilita e affermata su solide fondamenta». È il 20 giugno 1789 quando 461 deputati del Terzo Stato, più alcuni esponenti del clero, sottoscrivono questo celebre giuramento, dopo essersi insubordinati al re riunendosi nella Sala della Pallacorda a Versailles.Continua a leggere…

L’arte e la storia sono politica: Banksy e la nave per i migranti

di Tomaso Montanari

Con questo quinto, e ultimo, lunedì di agosto giunge a termine, come promesso, il nostro itinerario nel patrimonio culturale italiano. Dopo un parco incantato che conserva parole e tombe di uomini illustri a Napoli e una cappella barocca a Taranto, dopo una città intera (Siena) con la sua festa, e dopo un singolo quadro celebre in un grande museo a Venezia, finiamo nell’unico modo in cui può finire un viaggio senza fine: e cioè con un’opera d’arte che si muove essa stessa. Continua a leggere…

Il cultural washing delle aziende petrolifere

di Andrea Turco

«Mi piacciono le città industriali, depresse. Hanno onore e onestà. Sono reali». A gennaio del 2004, un po’ a sorpresa, allo stabilimento petrolchimico di Gela arriva Paco Ignacio Taibo II. Che risponde così a chi gli chiede che ne pensa della cittadina siciliana che era stata scelta da Enrico Mattei in persona come simbolo del riscatto del Sud. Il grande scrittore messicano tiene un ardente reading alla mensa degli operai. I quali però in gran parte si concentrano sul pasto. «Sono delle bestie, noi gli portiamo la cultura e questi pensano a mangiare» dice un dirigente dell’Eni al mio fianco.Continua a leggere…