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Emergenza Cultura

In difesa dell'articolo 9

Manlio Lilli, Divo Nerone, il megapalco sul Palatino che piace a Franceschini e soprintendenza

“Penso che sia naturale avere opinioni differenti, ma figuriamoci se un progetto così non è stato esaminato dalla soprintendenza speciale. Che, infatti, ha risposto in modo preciso. Non ci sono rischi per la tutela”. Dario Franceschini non mostra incertezze. La struttura da concerti con 3mila posti allestita nell’area archeologica di Vigna Barberini, a due passi dal Colosseo, non lo preoccupa. Quel palco confessa di non averlo visto se non in foto.

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Adriano La Regina, Un insulto al paesaggio archeologico

Qualche anima candida sostiene che i tralicci metallici innalzati sul Palatino per uno spettacolo estivo, benché ripugnanti, abbiano almeno il pregio di mostrare come si doveva presentare alla vista da molte parti di Roma, il tempio di Sol invictus, fatto erigere dall’imperatore Eliogabalo. Ma non è così: le proporzioni sono fuorvianti, il materiale incongruo e, d’altra parte, esistono strumenti più efficaci e meno dannosi, invadenti e volgari per rappresentare la ricostruzione ideale di un monumento antico. Si tratta invece, più semplicemente, della forma di consumo di un bene non riproducibile, che richiederebbe ben altro rispetto.

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Massimo Gramellini, Scontrino generazionale

Qualcuno ancora si stupisce quando legge che i trentenni italiani vivono a casa dei genitori. Forse smetterà di farlo dopo avere conosciuto la storia di Alessandra, Andrea, Federica ,Laura , Viola, Fabio, Barbara e Rita. Hanno più di trent’anni e da cinque, in qualche caso da dieci, lavorano presso la Biblioteca Nazionale di Roma. Si muovono nell’ultimo girono dell’inferno. Sotto i precari, che almeno uno stipendio lo prendono. Sotto i “voucheristi”, che almeno un voucher lo prendevano, finché c’era. Accolgono i visitatori, si aggirano tra gli scaffali, gestiscono il magazzino Ma alla fine del mese, anziché ricevere la busta-paga, sono loro a consegnare una

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Matteo Pucciarelli, I finti volontari della biblioteca nazionale: “Pagati per anni con rimborsi spese fasulli, ora ci mandano a casa”

Una lettera degli “scontrinisti” denuncia pubblicamente il caso di una cooperativa gestita da un sindacalista, dipendente del Mibact, che fornisce servizi alla biblioteca nazionale di Roma. Quindi allo stesso ministero

Sono volontari, ma per finta. Perché lavorano alla biblioteca nazionale di Roma, sul serio: con turni, ferie, mansioni specifiche e il pagamento finale con assegno. Alle dipendenze di una cooperativa, gestita da un sindacalista, dipendente del ministero per Beni culturali, che con lo stesso Mibact da anni ha in piedi una convenzione.

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Vittorio Emiliani, Città abusata, e sanata

Bloccare le ruspe anche a Roma, sottilizzando fra i vari tipi di abusivismo, vuol dire soltanto riaccendere l’illegalità in una città già sfregiata nelle sue parti più preziose dai vandali, cioè dal racket: dalla Giustiniana (Parco di Veio), la strada più “abusata” di Roma, all’Appia Antica dove, dal 1975 al 2013, si sono accumulati 1,5 milioni di mc illegali (nel Lazio si parla di 10 milioni). Ora la direzione della Regina Viarum non ha più neppure i mezzi per individuare gli abusi. Figuriamoci per combatterli.

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Salvatore Settis, La democrazia in un murales

Con la crisi della rappresentanza dei partiti, i cittadini si mobilitano attorno a temi limitati come la scuola, il patrimonio culturale e l’ambiente. L’esempio del Tevere a Roma
Viviamo oggi in una democrazia fragile, minata dal dispotismo antipolitico dei mercati (cioè di una nuova classe di padroni), che si esercita al di fuori di ogni controllo pubblico. Anzi, determina le scelte politiche ingoiando governi, partiti, sindacati, che sempre più spesso rinunciano a difendere i diritti dei cittadini e gli orizzonti del bene comune, e diventano cinghie di trasmissione dei voleri “del mercato”.

In questa democrazia indebolita, che conserva ed esibisce le sue forme ma perde il cuore e la meta, le associazioni di cittadini si stanno moltiplicando in tutto il mondo. L’Italia, nonostante la

 

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Francesca Canino, Il patrimonio culturale italiano fatto a pezzi e svenduto agli stranieri: il caso della chiesetta di Cleto in Calabria

La svendita del patrimonio artistico italiano è ormai una realtà contro la quale si deve intraprendere una tenace battaglia, una ‘’crociata’’ vera e propria a difesa di secoli di storia, arte e tradizioni. Anche i piccoli centri non risultano immuni dal redditizio business dell’arte, complici gli scarsi controlli e una normativa che si vuole trasformare a vantaggio del mercato.

Salvatore Settis, solo poche settimane fa, così ha scritto: «La nuova norma trasforma l’Italia in un gigantesco magazzino di beni culturali di seconda mano, dove chiunque è invitato a entrare col carrello della spesa. Ecco arrivare al Consiglio dei ministri un Ddl sulla concorrenza, che

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Paolo Ortelli, Difesa del territorio, difesa della democrazia*

I vandali in casa” di Antonio Cederna e “Il grande saccheggio” di Piero Bevilaqua: due testi fondamentali per riscoprire l’attualità del pensiero di Cederna – padre nobile delle moderne leggi di tutela delle bellezze artistiche e paesaggistiche italiane – e comprendere la centralità del territorio come ambito in cui ricreare spazi pubblici sottratti alla distruttività del capitale.

– Antonio Cederna, I vandali in casa, a cura di Francesco Erbani, Laterza, Roma-Bari 2006 (ed. or. 1956)
– Piero Bevilacqua, Il grande saccheggio. L’età del capitalismo distruttivo, Laterza, Roma-Bari 2010.

Le parole dell’iniquo che è forte, penetrano e sfuggono. Può adirarsi che tu mostri sospetto di lui, e, nello stesso tempo, farti sentire che quello che tu sospetti è certo: può insultare e chiamarsi offeso, schernire e chieder ragione, atterrire e lagnarsi, essere sfacciato e irreprensibile.
Alessandro Manzoni, I promessi sposi[1]La forma di una città cambia più in fretta – ahimè – del cuore degli uomini.
Charles Baudelaire

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Andrea Bocchi, Pisa, Sapienza. Cinque anni di solitudine

La Biblioteca Universitaria di Pisa* è uno scandalo nazionale, ma nessuno ne parla.  La biblioteca, e lei sola a Pisa, sarebbe stata colpita il 29 maggio 2012 dal terremoto dell’Emilia, ed è stata chiusa, lei sola, con ordinanza del sindaco perché i Vigili del fuoco, dopo ispezione a vista, hanno dichiarato di non poter escludere un crollo. Dopo di allora, nulla per 3 anni.

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