Decentrare il turismo si ma come? Il 62% dei fondi di Caput Mondi per il Giubileo al centro storico

Sarah Gainsforth

Uno degli imperativi nella gestione del turismo a Roma è la decentralizzazione dei flussi turistici per decongestionare il centro storico. Il piano Caput Mundi per il Giubileo 2025 lo riporta come obiettivo, salvo destinare il 62% dei fondi per il turismo al Primo Municipio. Di più, non si capisce come questo dovrebbe avvenire: il caso dell’Appia Antica mostra che senza un piano complessivo puntare su nuovi attrattori e itinerari alternativi non è sufficiente.

Arrivare sull’Appia Antica

Il Parco dell’Appia Antica è un’area verde di 3.400 ettari, ampliata nel 2018 con ulteriori 1.200 ettari di terreno tutelato, che dalla campagna di insinua nel cuore della città. È un monumento storico e paesaggistico unico, sottratto nel tempo a interessi privati, restituito ai cittadini e ai turisti che lo visitano ogni anno, tra mille disagi. Per arrivare al primo tratto del Parco, quello che inizia subito dopo le Mura Aureliane, un autobus ci sarebbe, il 118. Il suo percorso è stato prolungato fino alla Villa dei Quintili, ma il suo passaggio è un evento raro e imprevedibile. Non altrettanto raro è vedere colonne di turisti percorrere in fila indiana via di Porta San Sebastiano, priva di marciapiede, e l’inizio dell’Appia mentre le automobili sfrecciano loro accanto a grande velocità. O, ancora, gruppi di turisti fermi in lunghe e soleggiate attese a una fermata dell’autobus.

Marco Messina accoglie i turisti quando arrivano, finalmente, al Parco dell’Appia Antica. Lavora per EcoBike, la società che ha vinto la gara per gestire i servizi turistici e il noleggio delle biciclette. Messina ricorda quando anni fa il Parco era servito da ArcheoBus, una delle linee di Trambus Open, la linea pubblica di bus turistici. “Le linee funzionavano egregiamente, con tariffe abbordabili, erano molto convenienti: i bus erano sempre pieni”. Grazie a una convenzione EcoBike offriva un’ora di noleggio bici gratuita per i clienti di ArcheoBus. “Era un servizio integrato molto utile”. Ma essendo Trambus Open partecipata al 40% da una società parigina, che ci aveva messo i bus a due piani che all’epoca il Comune non aveva, secondo la Commissione Europea il servizio doveva essere messo a bando. La società fu dunque liquidata. Oggi il servizio è gestito interamente da compagnie private come Green Line Tour e City Sightseeing “che hanno la licenza per fare lo stesso servizio che prima era pubblico”.

In ragione delle criticità e della congestione delle aree centrali e per “tutelare la salute dei cittadini e il patrimonio artistico e architettonico della città”, una delibera del 2018 vietava l’accesso agli ingombranti e inquinanti bus turistici al centro storico all’interno della ZTL dal 1 gennaio 2021. La Green Line Tour ha fatto ricorso e il TAR l’ha accolto: i bus turistici, anche quelli più inquinanti, possono circolare in centro fino al 31 marzo 2022. “A oggi la sostituzione di nuove vetture euro 5 o 6, come previsto da delibera capitolina, verrebbe all’incirca 350mila euro a veicolo. La Prefettura ha fissato la proroga della circolazione fino al 31 marzo 2022, che coincide però con l’inizio della stagione turistica. Per questo puntiamo a sospendere il divieto almeno fino a dicembre 2022” ha detto a Romtoday l’amministratore delegato della Green Line Tour, che ha da poco stretto un accordo con Eataly per un nuovo itinerario con il patrocinio dell’Ottavo Municipio. Di proroga in proroga, la transizione ecologica e la salute dei cittadini possono aspettare la ripresa del turismo. Ma con un piano di comunicazione adeguato e mezzi pubblici funzionanti, Roma potrebbe liberarsi una volta per tutte dei bus turistici in centro.

Decentrare i flussi turistici: si ma come?

Uno degli ambiziosi obiettivi del piano Caput Mundi finanziato nell’ambito del Pnrr, che prevede un elenco preliminare di 347 interventi per la cultura e il turismo a Roma, è quello di decentrare il turismo. Si parla di “ampliamento della destinazione all’ambito metropolitano” e di valorizzazione di “nuove attrattive, risorse e spazi urbani in modo da produrre un riequilibrio territoriale dei flussi e una riduzione della pressione turistica” nel centro storico. La strategia, delineata in quattro sintetici quanto vaghi punti nel documento pubblicato sul sito del ministero del Turismo, consisterebbe nel “creare e promuovere nuovi poli di attrazione turistica”, “coinvolgere i cittadini come attori dell’offerta turistica” – qualsiasi cosa questo voglia dire – “valorizzare le attività commerciali, ristorative ecc” e, infine, “ampliare le dimensioni geografiche e iconiche di Roma come destinazione turistica, potenziando i quartieri fuori dal centro”.

Peccato che, secondo uno studio di Filippo Celata e Barbara Brollo di Roma Ricerca Roma, dei 520 milioni previsti nel progetto il 62% finirà nel I Municipio. Solo il 25% andrà ad altri comuni nel Lazio. E tra tutti i quartieri di Roma “solo in circa un quinto di essi è previsto più di un intervento, o una spesa superiore al milione di euro”. Il secondo dei cinque ambiti in cui è organizzato il piano, quello dei percorsi giubilari, conferma la concentrazione di risorse nel primo municipio, che beneficerà del 70% dei fondi per questa linea. Il tutto in una logica dell’attrazione che vede la valorizzazione della cultura subordinata alla promozione turistica e che, scrivono i ricercatori, “considera solo marginalmente la sua fruizione e fruibilità da parte degli abitanti”. Inoltre, non si capisce perché quelli che di fatto sono interventi di ordinaria manutenzione di beni culturali dovrebbero da soli spingere i turisti nelle zone più periferiche di Roma alla ricerca del “senso vero della realtà cittadina”, senza mettere in campo interventi per migliorare la mobilità, la comunicazione e la valorizzazione delle intere urbane in una cornice generale, che nel primo tratto dell’Appia è difficile vedere.


Articolo pubblicato su Fanpage.it il 15 marzo 2022. Fotografia da Wikimedia Commons.

 

 

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